Le nuove frontiere dell’europrogettazione

Le prospettive dell’europrogettazione spiegate a Interris.it dal professor Vanni Resta, docente di europrogettazione e responsabile del Master dedicato presso l’università La Sapienza di Roma

Europa
Foto di Sara Kurfeß su Unsplash

TL’europrogettazione rappresenta uno strumento strategico per plasmare il futuro dell’Europa, traducendo le politiche comunitarie in azioni concrete e finanziamenti efficaci. Attraverso progetti mirati, le istituzioni, le imprese e le organizzazioni possono contribuire allo sviluppo sostenibile, all’innovazione tecnologica e alla coesione sociale. In particolare, la capacità di comprendere e gestire i fondi europei non è solo competenza tecnica, ma leva per costruire resilienza, competitività e cittadinanza attiva in un contesto sempre più complesso e globale.  Interris.it, su questo tema e sugli scenari che si stanno profilando, ha intervistato il professor Vanni Resta, docente di europrogettazione e responsabile di un Master dedicato presso l’università La Sapienza di Roma.

Il professor Vanni Resta (© Vanni Resta)

L’intervista

Professor Resta, in questo periodo sono entrate in campo le prime proposte della Commissione Europea per il bilancio di lungo periodo 2028-2034. Quale potrà essere, secondo lei, l’impatto per l’europrogettazione?

“Facciamo una breve premessa di dominio pubblico: le proposte della Commissione europea sono già state due, il 15 luglio e il 7 settembre. La prima, quella di luglio, era più politica, mentre la seconda, di settembre, più tecnica. Già dalla prima emerge un elemento significativo: quando si parla di questo bilancio di lungo periodo da circa 2.000 miliardi, bisogna considerare anche che, a partire dal 2028, partirà il rimborso del Next Generation EU, quei 750 miliardi destinati a contrastare gli effetti della pandemia, oggi più di 800 miliardi attualizzati. Questo avrà effetti sul bilancio fino al 2058 e non sull’intero quadro finanziario 2028-2034, ma rappresenta comunque un elemento rilevante. Il contesto geopolitico è complesso: ci sono Paesi che chiedono di rafforzare la difesa, altri che vogliono avanzare su nuove priorità e alcuni che arrancano. Tuttavia, questi sono scenari più generali di geopolitica. Per l’europrogettazione, invece, ci saranno novità importanti. Ad esempio, è previsto il nuovo European Competitiveness Fund, un fondo parallelo alla ricerca per aumentare la competitività dell’Europa. Si tratta di un ritorno alla competitività europea, che era già al centro del settimo programma quadro con il Competitiveness Innovation Program (CIP)”.

Quali sono le priorità individuate? Che scenari si prefigurano?

“Le priorità rimangono il cambiamento climatico e la transizione digitale, che impatteranno sulla configurazione dei fondi. La commissaria all’innovazione, Zarieva, ha già annunciato modifiche tecniche su Horizon Europe: in particolare, vuole ridurre la distinzione tra RIA (Research and Innovation Action) e IA (Innovation Action), che oggi ha effetti concreti sul finanziamento: le RIA sono finanziate al 100%, le IA al 70% per le imprese private. Horizon Europe continuerà a basarsi sui tre pilastri – ricerca, innovazione e sfide sociali – ma si aggiungerà un quarto pilastro trasversale dedicato all’allargamento dello spazio di ricerca europeo. Inoltre, nascerà Agora EU, che sostituirà il programma CERV, raccogliendo iniziative sulla cittadinanza europea e sui diritti, settori finora meno sviluppati rispetto all’economia. Infine, per velocizzare i finanziamenti, Zarieva ha proposto un meccanismo che prevede, per alcuni progetti con punteggi alti, un’estrazione a sorte”.

Guardando al futuro, quali sono i suoi auspici in merito?

“Il mio auspicio è rendere tutto più semplice e accessibile. I prossimi sette anni vedranno anche un allargamento dell’Europa, con l’ingresso di almeno sette Paesi come Albania, Kosovo e Macedonia del Nord. Questo comporterà redditi medi pro capite più bassi, minori contribuzioni e maggiore competizione per i finanziamenti diretti di Bruxelles. Per questo, semplificare le procedure e agevolare il lavoro degli europrogettisti sarà essenziale, così da mantenere efficiente e efficace l’intero sistema di finanziamento europeo”.

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