La richiesta audace di Matteo al Papa: “Possiamo abbracciarla?”: la carezza dei giovani di Roma a Leone XIV

Il giovane della Pastorale Giovanile di Roma racconta l'incontro in Aula Paolo VI: un dialogo sincero per abbattere il muro dell'isolamento e riscoprire la bellezza di non essere soli.

L'abbraccio di Matteo con Papa Leone XIV (foto: Diocesi di Roma)

A pochi minuti dalla fine dell’incontro dei giovani della Diocesi di Roma con il Santo Padre, Matteo Maio della Pastorale Giovanile di Roma racconta a Interris.it l’emozione dell’abbraccio con Papa Leone XIV e il coraggio di avergli parlato della solitudine che affligge molti coetanei. «Dire “ti voglio bene” può salvare una vita», spiega Matteo, sottolineando come l’incontro abbia segnato l’inizio di un nuovo capitolo di speranza. Un messaggio potente rivolto a tutti i giovani: la fede passa per le relazioni autentiche e, soprattutto, nessuno deve più sentirsi solo.

L’Intervista

Matteo, tu fai parte della Pastorale Giovanile di Roma. Cosa ha rappresentato per voi questo incontro e cosa ha significato per te, personalmente, parlare a nome di tanti ragazzi davanti al Papa?

“Credo che per la nostra Pastorale sia stato il passo giusto al momento giusto. Dopo il Giubileo, inizia ora il capitolo della speranza vera. A livello personale, l’emozione è stata immensa: abbracciare il Papa è stato come abbracciare tutta Roma. Il mio desiderio è vedere i giovani uniti ovunque — nelle chiese, nei parchetti — senza divisioni tra parrocchie o diocesi. Oggi abbiamo dimostrato che stare insieme non è un sogno irrealizzabile, ma una realtà possibile”.

Nel tuo intervento hai toccato un tema molto profondo e doloroso: quello della solitudine, che a volte toglie persino la voglia di vivere. Perché hai scelto proprio queste parole?

“Perché la solitudine è una “brutta bestia” per noi ragazzi. Avevo la necessità, da anni, di dirlo al Papa: volevo che sapesse che spesso ci sentiamo soli e abbiamo bisogno di lui. Ma la cosa più bella è stata potergli dire che neanche lui è solo su questa terra. Le parole “ti voglio bene” e “non sei solo” sono importanti: se dette al momento giusto, possono salvare una vita. Mettere Gesù al centro delle amicizie e delle relazioni cambia tutto”.

I giovani della Diocesi di Roma, parlano con Papa Leone XIV (foto: Diocesi di Roma)

Il Santo Padre è apparso molto colpito dal tuo messaggio. Cosa hai provato in quell’abbraccio e c’è un momento particolare che porterai sempre nel cuore?

“C’era una grande tensione emotiva, ma anche una profonda sintonia. Il momento che mi ha colpito di più è stato quando, durante l’abbraccio, lui mi ha sussurrato: “Grazie, Matteo”. In quel grazie ho sentito la chiamata di Gesù, che ti chiama per nome e ti ringrazia per quello che fai. È stato un incontro con il Vicario di Pietro che mi ha fatto sentire più vicino a Dio”.

Alcuni giovani della Pastorale Giovanile della Diocesi di Roma dopo l’incontro con il Papa (foto: Francesco Vitale)

In questo inizio di 2026, quale messaggio vorresti lanciare ai giovanissimi della Diocesi e a chi ha seguito l’incontro con speranza?

“Lo slogan che portiamo avanti, “Se credo in Dio è grazie a te”, non è solo un modo di dire, ma un modo di vivere. La fede si trasmette attraverso un abbraccio, attraverso una Chiesa che non ha paura di accogliere e salutare. Ai miei coetanei dico la cosa più importante che abbiamo imparato oggi: veramente, non siamo soli”.

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