“Apostoli senza paura”. Missione Gmg

L'incontro a Tor Vergata con Leone XIV, 25 anni dopo la Giornata mondiale della gioventù del 2000 con Giovanni Paolo II

Gmg: una settimana intensa, all’insegna dell’amicizia e della conoscenza, per le migliaia di giovani che stanno convergendo su Roma in vista dell’appuntamento più atteso del Giubileo della Speranza. L’incontro a Tor Vergata con Papa Leone XIV, 25 anni dopo la Gmg del 2000 con Giovanni Paolo II. In preparazione di questo evento, riferisce Adnkronos, sono tanti i momenti di preghiera e di incontro promossi dai Giovani per la Pace, il movimento legato alla Comunità di Sant’Egidio a fianco, ogni giorno, di minori in difficoltà, senza dimora, rifugiati, anziani soli e impegnato in progetti di solidarietà sostenibile, con gli Ecolab di Pace. A raccontare ai loro coetanei la bellezza di una vita spesa per il Vangelo, al servizio dei poveri e della pace, saranno centinaia di Giovani per la Pace, studenti delle scuole superiori e universitari romani, ma anche provenienti da diverse città italiane ed europee. Sono previste conferenze per approfondire diversi temi, a cominciare da quello dei “nuovi martiri”.

Foto: www.santegidio.org

Gmg 2025

Alla storia di Floribert Bwana Chui, il giovane della Comunità di Sant’Egidio di Goma, in Congo – martire nel 2007 perché si oppose ad un tentativo di corruzione ai danni della popolazione e recentemente beatificato – viene dedicata una conferenza a Trastevere. Altri appuntamenti si terranno dal 30 luglio al 1° agosto, all 17, nello stesso luogo, in ordine: ”Ero straniero e mi avete accolto”, ”Le periferie della vita – Bambini e Anziani” e ”Beati gli operatori di pace” mentre nella basilica di Santa Maria in Trastevere si pregherà per la pace dal 30 luglio al 1 agosto in due diversi momenti: alle 18 e alle 20. Previsti negli stessi giorni alcuni momenti di festa nella piazza davanti alla basilica. Durante il Giubileo dei giovani è atteso un grande afflusso di pellegrini al memoriale dei nuovi martiri a San Bartolomeo all’Isola, che conserva le reliquie e le memorie dei testimoni della fede del XX e XXI secolo. Sono già più di mille i giovani di tutto il mondo che si sono prenotati per visitare questo luogo, voluto da Giovanni Paolo II e affidato alla Comunità di Sant’Egidio all’indomani del Giubileo del 2000.

Gmg
@Ansa

Intuizione Gmg

Tutto ha avuto origine da un’intuizione di Giovanni Paolo II. Nel 1958 Karol Wojtyla è nominato vescovo ausiliare di Cracovia da Pio XII. Riceve l’ordinazione episcopale il 28 settembre nella cattedrale del Wawel, a Cracovia, dall’arcivescovo Eugeniusz Baziak. Accanto a lui, come sempre, c’è l’amica ed ex reduce dei lager Wanda Poltawska. All’uscita dalla chiesa, una signora gli chiede: “Eccellenza, questa donna è sua sorella?”. E lui, senza pensarci un attimo: “Sì, mia sorella”. Lo attendono venti lunghi e difficili anni dedicati alla sua città. Scriverà in “Alzatevi, andiamo!”: “Non mi è mai capitato di indossare con indifferenza la mia Croce pettorale di vescovo, è un gesto che accompagno sempre con la preghiera. La Croce poggia sul mio petto, accanto al mio cuore. Amare la Croce vuol dire amare il sacrificio”. Nel cartiglio che accompagna il suo stemma episcopale campeggia il motto “Totus Tuus” in onore di Maria. Fede e coraggio sono la sua ispirazione. Giovanni Paolo II citerà sempre la lezione del primate Wyszynski. Anche queste parole sono sue: “La più grande mancanza dell’apostolo è la paura”.

didascalia: GIOVANNI PAOLO II PAPA KAROL WOJTYLA

Testimonianza

“Mediante la paura costringere a tacere” è il primo obiettivo della strategia degli empi. Il terrore in uso presso ogni dittatura è calcolato sulla paura degli apostoli. Ma è impossibile per il credente voltare le spalle alla verità “Bisogna rendere testimonianza alla verità, anche a prezzo di persecuzioni, a costo persino del sangue, come ha fatto Cristo stesso”. Nel libro dedicato alla sua esperienza di vescovo di Cracovia Karol Wojtyla non può sorvolare sul confronto aspro che ingaggia con le autorità comuniste. Cita per esempio le “drammatiche lotte” per conservare la facoltà di teologia o per la difesa del seminario. Racconta Wanda Poltawska: “Con il cardinale Stefan Wyszynski si divisero in qualche modo i compiti. Il primate combatteva sul piano politico al punto da farsi imprigionare. Wojtyla si occupò della lotta ideologica e culturale, campo pericolosissimo per il comunismo”. Capì che occuparsi della salute morale di quel fondamentale nucleo sociale che è la famiglia era un metodo di opposizione formidabile. Anche l’istituto di Teologia della Famiglia diventa presto motivo di contrasto. 

Wojtyla
Foto: Vatican news

Radice polacca

Wanda Poltawska non dimentica le prime avventurose esperienze: “L’Istituto, che ho diretto per anni, era fuorilegge. Di fatto non esisteva. Wojtyla decise di tenere le riunioni con gli studenti nel proprio appartamento personale. Ogni volta si preparavano molti tè e caffè: se arrivava un controllo sostenevamo che si trattava di una festa di compleanno. Invece erano grandi lezioni di etica cristiana per i giovani. E i giovani sono il futuro”. Gli scontri con il regime sono tanti. Di fronte all’ateismo di Stato, già il semplice pellegrinaggio dell’immagine della Madonna Nera di Czestochowa è un modo per rivendicare la libertà di religione. Così, per evitare il sequestro dell’icona, viene portata in processione solo la cornice dell’immagine e, commenta il Papa, “l’eloquenza di quella cornice vuota fu in un certo senso maggiore”.

Varsavia
Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

Nowa Huta

Le omelie di Karol Wojtyla per una processione del Corpus Domini vengono denunciate come attività anticomuniste. E addirittura il governo interviene sul Natale, “abolendo” san Nicola per sostituirlo con le feste di Nonno Gelo. Negli anni Sessanta Wojtyla si fa promotore di una lotta pluriennale per costruire una chiesa nel quartiere operaio di Nowa Huta; il permesso dapprima viene concesso, poi negato. Seguono manifestazioni, scontri con la polizia, feriti e messe all’aperto. “Fu uno dei primi atti della lunga lotta per la libertà e la dignità di quella popolazione”,scriverà in seguito il Pontefice. Di tutto questo periodo Wanda Poltawska è una protagonista diretta e una testimone d’eccezione, che ricorda: “Sapevamo che i nostri telefoni erano controllati. Quando col vescovo Wojtyla parlavamo dei comunisti dicevamo ‘fratelli lontani da noi’. Erano lontani, in quanto comunisti. Ma restavano fratelli”.

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