“La mistica della tonaca lisa”: il cammino di crescita umana e spirituale di don Oreste Benzi

L'intervista di Interris.it a Elisabetta Casadei, autrice del libro "La mistica della tonaca lisa. Il cammino spirituale di don Oreste Benzi" e postulatrice della causa di beatificazione del sacerdote romagnolo

Foto gentilmente concesse

La mistica della tonaca lisa. Il cammino spirituale di don Oreste Benzi” (Sempre editore) è il nuovo libro di Elisabetta Casadei, teologa, postulatrice della Causa di beatificazione di don Benzi, è docente di Filosofia all’ISSR “A. Marvelli” (Rimini). Un libro attraverso il quale, grazie al prezioso lavoro fatto dall’autrice, attingendo a numerosi scritti a volte anche inediti, possiamo ripercorre il cammino di crescita umana e spirituale di don Oreste Benzi. Un percorso di conversione che proponeva agli altri, ma che aveva sperimentato in prima persona. Interris.it ha intervistato Elisabetta Casadei.

L’intervista

Elisabetta, come mai hai scelto questo titolo così particolare per il tuo ultimo libro?

“Nel 1991 Valerio Lessi scrisse ‘Con questa tonaca lisa’, un’intervista-biografia su don Oreste Benzi che lo ha fatto conoscere a livello nazionale. ‘La mistica della tonaca lisa’, potremmo dire che è l’altra faccia della medaglia, un percorso che ci guida alla scoperta della sua vita interiore e il suo rapporto con Dio”.

Qual era il rapporto di don Benzi con Dio?

“Un rapporto in crescendo, che lui stesso divide in tre tappe: vivere per Gesù, vivere con Gesù e vivere in Gesù. Nella prima si rapporta al Signore come il facchino al suo padrone e a don Oreste piaceva molto fare il prete, lavorare nell’azienda di Dio, come chiamava lui la Chiesa. Poi, il suo amore per Gesù è cresciuto fino a fargli vivere un rapporto di amicizia con Dio. Possiamo anche identificare un’ultima tappa della sua vita spirituale”.

Quale? 

“Verso i 70 anni, quando era più maturo, l’amore per Cristo si è intensificato ancora di più: da amicizia è diventato un ‘innamoramento’. Don Oreste viveva in Gesù, partecipandone pensieri, sentimenti, intenzioni, scelte”.

Nei testi che hai selezionato, don Oreste parlava mai di se stesso?

“Anche per l’educazione che aveva ricevuto, lui non metteva mai se stesso al centro dell’attenzione. Però, durante le messe con la Comunità Papa Giovanni del sabato pomeriggio o quando incontrava i membri di comunità, predicava e insegnava anche partendo dal suo vissuto personale. Erano momenti in cui si sentiva libero di esprimersi e di raccontare la sua esperienza personale e spirituale. Dobbiamo ringraziare quei fratelli che, durante gli incontri, hanno avuto la prontezza di registrare i discorsi di don Oreste”.

In questi scritti che hai selezionato, è possibile individuare un’evoluzione del suo pensiero e della sua spiritualità?

“Sì certamente. Possiamo dire che la parola che più contraddistingue la vita spirituale e carismatica di don Oreste è ‘continuità’. Nel suo percorso non è possibile individuare conversioni folgoranti, salti o spartiacque tra un prima e un dopo, come ad esempio possiamo farlo leggendo la storia della conversione di San Paolo. Il suo apostolato, il carisma, la fede e il pensiero, li ha compresi nel corso del tempo. Potremmo dire, come un bambino che viene accompagnato dal suo papà a diventare grande. E’ la pedagogia divina: Dio istruisce la sua Chiesa e il suo popolo, passo passo. Con fortezza da una parte e in maniera soave dall’altra, facendo in modo che ogni persona compia il passo secondo la propria gamba. In don Oreste c’è un’evoluzione, la sua vita è come una spirale che cresce andando verso l’alto”.

Ogni volta che don Oreste rientrava a casa, dopo essere stato fuori per tutto il giorno per portare avanti la sua missione, non mancava di passare in cappellina per una preghiera o per celebrare l’Eucarestia. Cosa testimonia questo del suo amore verso Cristo? 

“La sua vita, senza Dio, non sarebbe comprensibile; lo paragoneremmo a un ‘matto’ che trotterella dalla mattina alla sera per farsi dire ‘guarda che bravo’. Ma questo non è assolutamente don Oreste. Lui era un grande, non perché faceva tante cose, ma perché faceva sentire amata ogni persona che incontrava e offriva ad ognuno di fare l’esperienza di quell’amore che trova la sua sorgente in Dio”.

Quali temi affrontava nei suoi discorsi?

“Gli scritti che abbiamo trattano principalmente temi legati all’Apg23, quindi il carisma, la condivisione diretta, la preghiera, cosa vuol dire ‘fare una vita da poveri’… Alcuni testi parlano di tematiche sociali, dell’educazione dei giovani, dell’accompagnamento spirituale, ma anche di prostituzione, la tossicodipendenza, fino alla meditazione e la contemplazione”.

Don Oreste era un contemplativo?

“Non solo, lui era un mistico, ossia una persona che entra nel mistero di Cristo. La sua santità è una continua penetrazione nella persona di Cristo e nell’amore di Dio. Don Oreste è passato dal vivere per Gesù, al vivere con Gesù, fino ad arrivare a vivere in Gesù. Cristo era il centro di tutto. Ogni volta che incontrava una persona, si metteva in dialogo con il Signore e gli chiedeva di sentire, pensare, volere, decidere come sentiva, pensava, voleva Gesù risorto”.

Quale messaggio vuoi trasmettere con questo libro?

“Dio fa i suoi santi in maniera molto originale. Don Oreste aveva i suoi pregi e difetti, ma si è lasciato ‘lavorare’ da Dio. Ho voluto raccontare l’avventura di questo prete romagnolo che ha affidato completamente la sua vita a Gesù. Aveva un segreto: era un innamorato di Dio. E ha amato le persone che ha incontrato allo stesso modo. Senza comprendere questo, è difficile capire fino in fondo don Oreste”.

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