La Giornata per la Vita e la sfida di una società che dimentica i più deboli

In occasione della Giornata Nazionale per la Vita un appello forte a rimettere al centro i bambini, i più fragili e il valore sacro di ogni esistenza

Foto © Vatican News

Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro“, così San Giovanni Paolo II in una celebre esortazione pronunciata ai giovani il 20 ottobre 1985 a Cagliari. Questo inno alla vita si rinnova oggi nella celebrazione della 48ª Giornata Nazionale per la Vita, promossa nel 1978 dalla CEI, sul valore inviolabile della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Il tema scelto questo anno dai Vescovi: “Prima i bambini!”, ci riporta alle parole evangeliche che Gesù dice «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite» (Mc 10,14), dimostrando l’amore particolare che il Signore riserva alla fanciullezza dando valore all’innocenza che rappresenta il lasciapassare per giungere nel Suo regno. Purtroppo dobbiamo constatare che l’attuale società non riserva la stessa accoglienza al mondo dei bambini, già fin da prima della procreazione attraverso la contraccezione, proseguendo poi con l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), negando così la bellezza della nascita e dell’adolescenza. “Una delle espressioni più belle dell’amore di Dio è l’amore che viene riversato dalle mamme, soprattutto sui loro figli e nipoti”. Così Papa Leone XIV sulla maternità.

I dati

Purtroppo secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno, al contrario, vengono eseguiti nel mondo circa 73,3 milioni di aborti volontari pari a 200.821 al giorno, 8.367 all’ora e 139 al minuto. Sono dati che fanno rabbrividire, ma che non vengono portati all’attenzione dei media perché riguardano persone innocenti che non hanno voce per difendersi, ma che non per questo devono essere “dimenticate”. A più di quaranta anni dall’entrata in vigore della legge 194 anche in Italia sono stati eseguiti ufficialmente circa sei milioni di aborti volontari. La Relazione del Ministero della Salute pubblicata nel 2025, pur riferendosi ai dati 2022, evidenzia purtroppo un incremento delle IVG (65.661), aumentando così del 3,2% il trend in diminuzione registrato fino al 2021, superando gli aborti farmacologici con la RU 486 e per la prima volta, quelli chirurgici. A questi, vanno poi aggiunte le IVG “nascoste”, vale a dire quelle che si verificano in un 15% dei casi di assunzione dei così detti contraccettivi d’emergenza: “pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo”. La distribuzione della contraccezione d’emergenza è aumentata, in particolare: del 27,7% per l’Ulipristal Acetato (pillola dei 5 giorni dopo) rispetto al 2021, e del 66,8% dal 2020, anno in cui è stato eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni; più contenuto l’aumento per il Levonorgestrel (pillola del giorno dopo) rispetto al 2021 (+6,7%).

Diminuzione inarrestabile delle nascite

Ovviamente questi dati influiscono notevolmente sulle cause di denatalità. Secondo i dati ISTAT, infatti, continua nel nostro Paese la diminuzione inarrestabile delle nascite che nel 2024 sono state 369.944, in calo del 2,6% rispetto all’anno precedente (una contrazione di quasi 10mila unità). Nel 2025, in base ai dati provvisori relativi a gennaio-luglio, le nascite sono state circa 13mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (- 6,3%). Il numero medio di figli per donna raggiunge così il minimo storico: nel 2024 si attesta a 1,18, in flessione sul 2023 (1,20). La stima provvisoria relativa ai primi 7 mesi del 2025 evidenzia addirittura una fecondità pari a 1,13.

Le mille violenze contro l’infanzia

L’infanzia violata prosegue nell’evoluzione fanciullesca attraverso le mille violenze, abusi, costrizioni, sfruttamento che avvengono a danno dei minori. Basti pensare all’accattonaggio, ai bambini soldato e alla morte di centinaia di migliaia di piccoli innocenti che avvengono nelle guerre in atto nel mondo, alla prostituzione minorile, alla pedopornografia, al commercio degli organi, agli stupri e alle violenze di ogni genere. In una Società quale quella attuale – dove i giovani girano armati di coltello, dove le scuole non rappresentano più spazi di insegnamento e aggregazione e, in alcuni casi, divengono luoghi dove addirittura si può anche perdere la vita, dove il branco vigliacco stupra le donne indifese e imperversano i femminicidi, dove la vita ha perso il suo significato perché si è persa la scala dei valori, dove non esiste più il concetto di famiglia, dove i genitori non sanno più chi sono e cosa fanno i propri figli, dove gli insegnanti hanno paura di educare e dove la parola no fa insorgere certe correnti di pensiero – i disvalori hanno preso il sopravvento sulle questioni etiche.

La persona sia al centro di ogni scelta

La Società contemporanea infatti accetta come fatto ineluttabile la caduta del rispetto della vita umana, non comprendendo o non volendo comprendere che determinati principi etici sono comuni all’uomo perché tale, prescindendo da qualsiasi pregiudizio confessionale, politico o etnico. E’ per queste ragioni che occorre impegnarsi perché al centro di ogni scelta e di ogni progetto ci siano sempre la persona ed il suo bene, riservando una prioritaria e specifica attenzione a chi è più debole: Il bambino, il malato, l’anziano, l’emarginato. E per fare tutto questo diventa sempre più necessario agire insieme giungendo alla condivisione di alcuni valori quali l’onestà, la giustizia, l’amore alla verità.

Riconoscere i valori a cui non possiamo rinunciare

Il riconoscimento di questi valori comuni irrinunciabili e quindi non negoziabili come il rispetto della vita dal concepimento al suo termine naturale, sono pertanto condizione necessaria e fondamentale di un’autentica società basata sull’etica; la morale infatti non è mai contro l’uomo ma sempre e solo per l’uomo e per il suo vero bene. Occorre pertanto ripensare in termini civili ad un’antica onestà intellettuale intesa come capacità di riconoscere ciò che è giusto e vero ovunque esso si manifesti, senza preclusioni di sorta. Educare alla vita è dunque cosa ben più difficile che assuefarsi alla morte, assaporarne il gusto, il culto e la dolcezza, passando sì anche attraverso la sofferenza, in un percorso che comunque ci erge a persone degne di quella parola meravigliosa e magica che si chiama vita.

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