Kaladich (FIDAE): “L’importanza di un nuovo contratto sociale per l’educazione”

L'intervista alla presidente nazionale di FIDAE in merito al nuovo patto educativo e futuro che attende la scuola

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Gli ultimi due anni, fortemente segnati dalla pandemia da Covid – 19, hanno lasciato un segno indelebile sul sistema scolastico che, attraverso diverse difficoltà e sfide, ha dovuto adattarsi, seppur con difficoltà, alle problematiche quotidiane dovute alla recrudescenza dei contagi attraverso l’utilizzo della didattica a distanza o degli ingressi scaglionati negli istituiti scolastici. Tutto ciò ha avuto svariate conseguenze sul processo di apprendimento degli alunni nonché sull’inclusione digitale che devono essere utili per formulare nuove proposte educative in grado di rendere ancora più resiliente il mondo della scuola nel prossimo futuro.

Il convegno nazionale di FIDAE

In quest’ottica, nel corso del convegno nazionale tenutosi nei giorni scorsi, la presidente nazionale della FIDAE, ossia la federazione delle Scuole Cattoliche primarie e secondarie, dipendenti o riconosciute dalla Autorità ecclesiastica, promossa dalla “Congregazione per l’Educazione Cattolica, la scuola e l’università” del Vaticano e riconosciuta dalla “Commissione Episcopale Italiana” Virginia Kaladich, ha sottolineato la necessità di mettere gli studenti al centro di un nuovo contratto sociale per l’educazione. Interris.it, l’ha intervistata in merito a questo tema e ai nuovi orizzonti che attendono la scuola italiana.

L’intervista

La scuola, con la pandemia e la conseguente crisi sociale, sta passando un momento difficile, come si dovrebbe immaginarne il futuro?

“Vorrei che guardassimo al futuro con ottimismo perché gli ultimi due anni sono stati davvero molto complicati ma gli ultimi mesi dell’anno scolastico che si è chiuso a giugno ci ha ridato la speranza e anche la spinta per cominciare a progettare il nuovo corso. Per questo motivo, nel documento finale del Consiglio Nazionale FIDAE, che si è concluso qualche giorno fa a Castellamare di Stabia, abbiamo voluto rilanciare la nostra azione con uno slogan che è un impegno preciso: ri-immaginare il nostro futuro insieme. Significa che vogliamo crescere lungo tre direttrici e cioè i nuovi Patti territoriali, i Percorsi di Educazione alla Pace e infine i Percorsi di educazione alla cura del creato, al rispetto della vita e alla sostenibilità”.

In che cosa consiste il contratto sociale per l’educazione proposto da Fidae?

“Abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale per l’educazione, che sia sottoscritto idealmente da tutti, partendo dalle famiglie dei nostri ragazzi, passando per i docenti e per tutti coloro che lavorano nell’ambito scolastico e poi naturalmente arrivando al mondo delle istituzioni, quelle territoriali e quelle centrali. Siamo nelle ultime settimane di campagna elettorale e io vorrei chiedere a tutti gli schieramenti politici qual è il posto che riservano agli alunni della scuola italiana, al futuro del nostro paese. La FIDAE si impegnerà in ogni territorio a rilanciare questo patto che significherà ascoltare le giovani generazioni, insieme a tutti coloro che svolgono un ruolo educativo, ascoltare le loro domande e i loro bisogni e proporre il nostro universo valoriale che si riassume in un’attenzione unica per ogni persona, che va accompagnata in un percorso di crescita, alla scoperta delle sue potenzialità e dei suoi carismi.  Nel nuovo Patto di Alleanza stretto nel sacrificio pasquale il cuore dell’uomo viene cambiato, reso nuovo. Siamo perciò convinti che lo Spirito saprà rendere coraggiosi i cuori degli uomini e delle donne che stringono patti per essere educatori che trasformano il mondo. Pensiamo a chi liberamente ancora oggi stringe un patto d’amore nel matrimonio, nella professione religiosa, nel servizio presbiterale. Siamo riconoscenti alle migliaia di docenti delle nostre scuole che, con professionalità, ogni giorno rinnovano il loro patto di alleanza con le nostre progettualità educative nonostante le difficoltà del tempo presente. Sono questi i semi che ci invitano a credere e sperare che sia lecito e possibile immaginare un mondo giusto e fraterno”.

In che modo deve agire la scuola per ridurre le diseguaglianze e includere gli alunni con fragilità?

sfida

“Nelle nostre scuole è viva la coscienza che la fragilità della disabilità, di una storia ferita, non priva l’essere umano della sua caratteristica di persona. Alla persona umana noi rivolgiamo tutte le nostre fatiche e le nostre energie: lo facciamo come discepoli di Gesù di Nazareth che ha fissato con amore ogni essere umano, anche chi – come il giovane ricco – non è stato capace di sostenere il suo sguardo. Guardiamo all’esempio di donne e uomini santi che hanno affrontato problemi economici ben più gravi di quello presente, pur di poter sognare insieme ai giovani “futuro”. Per questo, in un tempo provato dall’assenza di pace, dalla terra che – con i suoi cambiamenti climatici – espone tutte le sue ferite, vogliamo lascarci rivestire dalla Speranza del Vangelo di Gesù, la virtù che ci rende educatori credibili e amabili. Solo chi è capace di lasciarsi rivestire di speranza è capace di far emozionare il cuore di chi fatica a dare un senso al proprio presente. La speranza offerta dal Vangelo ci assicura che un’umanità nuova, santa e immacolata nell’amore, è realmente possibile!”

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