Il contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile non è un percorso lineare, ma un impegno costante puntellato di alti e bassi. Dall’inizio degli anni Duemila fino alla pandemia di Coronavirus si è riscontrata una diminuzione dei minori caduti vittima di questa forma di schiavitù moderna, scesi da 245 a 152 milioni tra il 2000 e il 2016. Salvo poi assistere a una recrudescenza del fenomeno dovuta alle difficoltà economiche generate dall’emergenza sanitaria. Il rapporto sullo sfruttamento del lavoro minorile 2021 di UNICEF e Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), ne stimava infatti 160 milioni, di cui la metà impiegati in mansioni pericolose. Ad oggi sono tornati a scendere, tanto che se ne contano 138 milioni. La piaga dello sfruttamento del lavoro minorile non è stata ancora stata debellata, ma se tanti bambini e adolescenti ne sono stati affrancati è stato possibile anche grazie all’impegno profuso dal piccolo Iqbal Masih, giovanissimo attivista pakistano che dopo essere entrato in una fabbrica di mattoni ad appena 4 anni, a 10 già lottava per il diritto all’infanzia dei più piccoli, che a quell’età devono conoscere il gioco e non gli strumenti di lavoro. Masih è stato ucciso a 12 anni il 16 aprile 1995, 31 anni dopo il presidente di UNICEF Italia Nicola Graziano lo ricorda con Interris.it.
L’intervista
Chi è stato Iqbal Masih e cosa ha significato per la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile?
“Sin da piccolo ha iniziato a lavorare, per più di dodici ore al giorno, in una fabbrica di tappeti in Pakistan. Nel 1995 è stato ucciso per aver denunciato i suoi sfruttatori e lottato per il rispetto dei diritti dei minori. La sua è la storia di tanti bambini e adolescenti che ancora oggi, nel mondo, vedono la propria infanzia rubata”.

Unicef Italia ha collaborato alla realizzazione del film d’animazione “Iqbal bambini senza paura”. Far conoscere la sua vicenda e il tema del lavoro minorile ai piccoli è importante?
“‘Iqbal bambini senza paura’” è un film d’animazione realizzato dai registi Michel Fuzellier e Babak Payami nel 2015 a cui teniamo molto perché con grande delicatezza e semplicità ha reso una storia così potente a misura di bambino”.
Quali diritti dell’infanzia e dell’adolescenza viola lo sfruttamento del lavoro minorile?
“Compromette numerosi diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, come l’art.32 che afferma il diritto dei minorenni a essere protetti dallo sfruttamento economico e dai lavori pericolosi o che ostacolino l’istruzione. Altri diritti compromessi sono quelli all’istruzione, alla salute, a uno sviluppo fisico e psicologico equilibrato, al diritto al gioco, al riposo e al tempo libero.

Nel 2024 c’erano 138 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile, secondo il Rapporto UNICEF/OIL, 20 milioni di piccoli lavoratori in meno rispetto alle stime precedenti. In quali ambiti sono impiegati?
“Un recente rapporto UNICEF/OIL individua l’agricoltura come il settore che include il maggior numero di bambini lavoratori con il 61% del totale dei casi, seguito da quello dei servizi (27%), come il lavoro domestico e la vendita di beni nei mercati, e dal settore industriale (13%) che comprende l’industria mineraria e manifatturiera. In Africa subsahariana vivono quasi due terzi di tutti i bambini impiegati nel lavoro minorile – circa 87 milioni”.
E’ un problema che riguarda anche il nostro Paese?
“Come UNICEF Italia, nel 2022, abbiamo realizzato l’Osservatorio UNICEF per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile nel nostro paese in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno, in particolare con il Laboratorio di sanità pubblica per l’analisi dei bisogni di salute delle comunità che ogni anno fornisce un’analisi statistica sul tema. Secondo l’ultimo rapporto, in Italia nel 2024 si è registrato il record di lavoratori minorenni (15-17 anni): oltre 80mila. Le posizioni con maggiori incrementi sono i dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici), gli operai agricoli e i collaboratori e professionisti della gestione separata, quei Minorenni lavoratori dipendenti ed indipendenti 15-17 anni, in base all’INPS”.
Quali sono le proposte di Unicef per contrastare ulteriormente lo sfruttamento del lavoro minorile?
“Per accelerare i progressi, nell’eliminazione ed il contrasto dello sfruttamento del lavoro minorile l’UNICEF chiede ai governi di investire nella protezione sociale per le famiglie vulnerabili, rafforzando i sistemi di protezione dell’infanzia per prevenire e identificare i bambini e gli adolescenti a rischio ed intervenire preventivamente, di assicurare l’accesso universale all’istruzione di qualità e di garantire un lavoro dignitoso per adulti e giovani”.

