L’infanzia violata dalla crudeltà di una pratica disumana. Sos Africa

I rischi e l'oltraggio che comportano le mutilazioni genitali femminili (mgf). In pericolo nel mondo 68 milioni di bambine e ragazze entro il 2030

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Un delitto contro l’infanzia. Un crimine ai danni dell’umanità. L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile praticata da alcuni popoli africani e asiatici. Allo scopo di impedire alle ragazze rapporti sessuali. Consiste nella rimozione parziale o totale dei genitali esterni. Dopo la quale i due lati della vulva vengono cuciti con una sutura o con spine in modo che vi sia una restrizione del diametro dell’ostio vulvare. Viene lasciato solo un piccolo orifizio che permette la fuoriuscita del flusso dell’urina e del sangue mestruale. Al momento del matrimonio, la sutura viene riaperta chirurgicamente. La pratica dell’infibulazione si è diffusa anche nel mondo occidentale a seguito dei movimenti di migrazione. Per combatterla l’Organizzazione mondiale della sanità ha promosso numerose campagne. Dieci anni fa l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili. In Italia la mutilazione dei genitali femminili è reato. E sono previsti da 4 a 12 anni di reclusione per chi la pratica.

Infanzia violata

Allarme dell’Unicef nella Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (mgf). Boom tra le bambine e le ragazze soprattutto in Nigeria. A fare il punto sulla questione è stata la conferenza internazionale organizzata all’Irccs San Gallicano di Roma. Dell’istituto è direttore scientifico il professor Aldo Morrone, dermatologo infettivologo. “Abbiamo sempre attivamente lavorato per porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili (mgf). Anche attraverso la formazione di personale sociosanitario e scolastico in vari Paesi a basso reddito. In particolare in Etiopia e in Africa Sub-sahariana. Dove l’impegno politico ha portato, in molti casi, all’approvazione di leggi che proibiscono la pratica delle mutilazioni genitali femminili- evidenzia il professor Morrone-. Inoltre noi sappiamo che le persone cambiano il loro comportamento quando comprendono quali sono i rischi e l’oltraggio che alcune pratiche tradizionali comportano. E quando capiscono che è possibile abbandonare tali pratiche. Senza rinunciare agli aspetti qualificanti e significativi della propria cultura“.infanzia

68 milioni a rischio

Nel mondo sono a rischio di mutilazioni genitali femminili 68 milioni di ragazze. Col Covid-19 che continua a far chiudere le scuole e interrompere i programmi che aiutano a proteggere le ragazze da questa pratica dannosa e crudele, ulteriori 2 milioni di casi potrebbero verificarsi in questo decennio. L’Unicef denuncia un drammatico balzo indietro nella tutela dell’infanzia a causa dell’emergenza Covid. “Tutto ciò, in termini di salute, è profondamente pericoloso per ragazze e donne, sia fisicamente che psicologicamente. È una piaga che non può esistere nella società di oggi e dobbiamo porle fine. Visto che in Africa molte comunità si sono già impegnate a farlo“, avverte l’Unicef. E invece una drastica battuta d’arresto, rispetto ai significativi risultati ottenuti nel pre-Covid a livello globale per contrastare le mutilazioni genitali femminili (mgf), è stata causata dalla pandemia.infanzia

Effetto pandemia

Nel 2020 e nel 2021, il confinamento a casa, come misura di contrasto alla diffusione del Covid-19, ha portato ad aumentare di almeno un milione il numero delle bambine, nel mondo, vittime della pratica. Un fenomeno “da contrastare con ulteriore impegno, con finanziamenti, sensibilizzazione, consapevolezza dell’esistenza della pratica e la necessità di parlarne, operando soprattutto con le comunità per trovare anche soluzioni pratiche”. Occorre rafforzare i sistemi sociosanitari di tutela della salute delle donne. Anche con il coinvolgimento delle operatrici delle mutilazioni genitali femminili (mgf). Facendo abbandonare loro questa attività, per certi versi, il loro lavoro. E riorientando la loro “professionalità” a favore della dignità e della salute di bambine e ragazze. E’ quanto emerso nel corso della Conferenza internazionale dedicata al contrasto delle mgf nel contesto mondiale della pandemia da Sars-CoV-2 (“Per una tutela integrale della salute della donna tra Nord e Sud del mondo”). Promossa dall’Istituto Irccs San Gallicano (responsabile scientifico il professor Aldo Morrone). In occasione della Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili.infanzia

Infanzia in pericolo

“La pandemia da Covid-19 ha squarciato il velo delle ipocrisie sulle disuguaglianze e le iniquità in tema di salute. Solo attraverso un approccio transculturale e multidisciplinare potremo valicare le tradizioni e non scavalcarle. Eradicando realmente le mutilazioni genitali femminili. Riconsegnando così la dignità al corpo delle donne e alle loro identità. Nel pieno rispetto dell’appartenenza alle comunità di origine e alla storia. I migranti ci sfidano. Sfidano la nostra capacità di organizzare e garantire servizi sociali e sanitari efficienti. Per un sistema sanità che sia universale, solidale, pubblico e gratuito, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione”, sottolinea il professor Morrone. Al webinar hanno partecipato diversi medici dell’istituto, parlamentari, avvocati, esperti e operatori internazionali. Tra i quali Emanuela Del Re (rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel). Annamaria Parente (presidente della Commissione del Senato Igiene e Sanità). Cinzia Leone (vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere). Alessandra Sannella (professoressa di Sociologia presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale). Omar Abdulcadir (Ospedale Careggi di Firenze). Anna Novara e Francesco Di Pietro (avvocati esperti in politiche migratorie). Ginevra Letizia (Italian Agency for Development Cooperation – Maputo). Paolo Magni (Amref Health Africa).

Ricadute

“Le ricadute delle mutilzazioni genitali feminili (mgf) sulla salute psichica, sessuale e fisica delle donne mutilate sono molteplici, a cominciare da frequenti infezioni genitali da Chlamydia, gonorrea, e Papillomavirus umano (HPV). Senza contare che le mgf causano una prevalenza di infezione da HPV fino a quattro volte più elevata rispetto alle donne non mutilate – puntualizza il professor Aldo Morrone, dermatologo infettivologo- . Inoltre, il ruolo causale dell’HPV nello sviluppo del carcinoma della cervice uterina rende le donne sottoposte a mutilazioni genitali femminili a maggior rischio di tumore del collo dell’utero. Sebbene limitati, i dati indicano almeno un 30% di rischio in più rispetto alle donne che non hanno subito mgf”. E “non possiamo ignorare il grido di dolore, spesso soffocato, di queste donne- Perché la salute della donna straniera deve rappresentare una priorità di assistenza per i servizi sanitari“.infanzia

Pratica crudele

Da oltre 30 anni l’Istituto Dermatologico San Gallicano, prosegue il direttore scientifico, promuove e organizza campagne per il contrasto alla pratica in Italia e in numerosi Paesi dell’Africa Subsahariana. Il San Gallicano ha accolto e visitato oltre 3 mila donne, che avevano subito una delle forme di mutilazione genitale. Inserendole in percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali. Per le necessarie cure immediate e per la prevenzione delle patologie infettive, infiammatorie e neoplastiche più frequenti. Ha istituito un servizio, formato da mediatrici culturali, ginecologi, dermatologi, internisti, infettivologi, infermieri, psicologi, antropologi, sociologi. Ciò consentito di offrire un approccio olistico alle donne e alle bambine che si rivolgono all’istituto di Roma.

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