Immaginare la nostra vita come lo spartito di un’orchestra: note e pause che si intrecciano per formare la musica. Una musica che prende senso proprio grazie a quel silenzio dato dalle pause, altrimenti ci sarebbe solo un gran frastuono. E’ proprio il suono del silenzio che dobbiamo imparare ad ascoltare, per dare un senso alla musica racchiusa in ognuno di noi, un linguaggio universale capace di connettere l’uomo a Dio, musica che nel silenzio affonda le sue radici. A fare questa lettura è fra Emiliano Antenucci, autore del libro “Il suono del silenzio. Dove il silenzio diventa musica e la musica diventa preghiera” (Tau Editrice), ci invita a riscoprire il valore terapeutico di musica e silenzio. “Senza silenzio, la musica perderebbe la sua essenza e diventerebbe caos. Grazie al silenzio, invece, la musica può diventare preghiera perché è arte che consola, emoziona, unisce”.
Il suono del silenzio
“Il nostro cervello, come dimostrato dalle neuroscienze, è in grado di ‘ascoltare’ il suono del silenzio. Dal silenzio nascono le vere parole, la musica, la creatività la poesia. Insomma, il silenzio è l’origine delle arti e della parola autentica”. Spiega fra Emiliano, intervistato da Interris.it. “Per scrivere questo libro ho approfondito i grandi Maestri, per approfondire il rapporto fra musica e silenzio – aggiunge -. La musica dovrebbe essere vista come una parte della ‘terapia della bellezza’, così come leggere una poesia, nutrirsi delle belle amicizie, di nautra di arte. Noi viviamo come pensiamo”.
La “terapia” della bellezza e i giovani
Forse, un tipo non convenzionale di terapia, ma che sarebbe necessario proporre alle nuove generazioni che, oggi più che mai, sembrano essere spesso attratte da film dell’orrore, serie tv macabre… “Nella parte finale del libro, faccio due proposte molto concrete. La prima è rivolta ai giovani: per contrastare la ‘cultura di morte’ che li circonda li invito a fare la ‘bellezza-terapia’ e la ‘ Cristo-terapia’ perché salvano la vita – aggiunge il rettore del Santuario dedicato alla Madonna del Silenzio -. Se leggiamo il libro della Genesi ci rendiamo conto che Dio ha creato l’uomo per la bellezza: è questo ciò che salverà il mondo”.
L’architettura di bellezza
L’autore del libro, inoltre, lancia un appello agli architetti e agli artisti. La sfida è quella di rendere più belli, colorati e misura di uomo ospedali e carceri. “Ospedali e carceri sono troppo cupi e grigi, dovrebbero essere trasformati da luoghi di sofferenza a luoghi di rinascita – aggiunge -. Speriamo che qualche architetto o artista, legga questo articolo e accolga questo mio appello di progettare scuole, ospedali e carceri diversamente, in modo più bello e colorato”.
Le pause: della musica e della vita
Fra Emiliano ha ricordato anche una frase di Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte. Il canto, infatti, è una delle massime espressioni musicali con il quale possiamo esprimere le emozioni – spiega -. Cantare fa bene, è pedagogico e terapeutico“. Un altro capitolo del libro, invece, è dedicato alla pausa. Sembrerebbe una cosa di poco conto, invece l’autore del libro ne ha voluto sottolineare l’importanza. “La pausa ti consente di passare dalla strofa al ritornello della canzone, è in quel momento che il cantante ha modo di riprendere fiato per continuare a cantare – aggiunge -. Lo stesso accade nella vita: le pause sono fondamentali per pensare, pregare e fare delle scelte. Viviamo in un mondo dove tutto viaggia ‘alla velocità della luce’, il mondo di oggi è uno spartito musicale senza pause, senza silenzio”.
La musica ci avvicina a Dio
“La vera musica, invece, ha bisogno di pause e silenzi, è luogo di incontro con Dio – spiega fra Emiliano -. Potremmo dire che la musica è l’ottavo sacramento. Ci ispira, è un liguaggio universale che ci apre al sacro. La musica è una pregustazione del paradiso dove, tra canti e balli, vivremo in eterno con la gioia nel cuore con Dio e con gli altri”.

