Il piano segreto per impossessarsi della Sindone

Sacro Lino: una vicenda poco conosciuta che intreccia fede e storia

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Foto Vatican News
La Sindone è il telo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce. A raccontare una pagina inedita della sua storia secolare è il libro di Salvatore Giannella e Gaetano Gramaglia. L’opera si intitola “Salvate la Sindone. Una missione tra fede, guerra e spie” (Rubbettino): è la storia di un viaggio dal Piemonte alla Campania della reliquia più famosa della religione cattolica. Nel 1939 la reliquia più celebre della cristianità fu nascosta a Montevergine per sottrarla all’ossessione di Adolf Hitler. Una vicenda avvincente di misteri, intrighi e fede. Gaetano Gramaglia, laureato in scienze dell’investigazione, da sempre appassionato di storia è stato peacekeeper in aree di crisi. Salvatore Giannella è giornalista e saggista. È stato direttore dell’Europeo e di Airone.
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Foto di Fabio Fistarol su Unsplash

Focus Sindone

Dunque non smette di far parlare di sé il lenzuolo più famoso della storia. Dopo le recenti scoperte che hanno riacceso il dibattito sulla sua datazione medievale, un nuovo libro di Salvatore Giannella e Gaetano Gramaglia, edito da Rubbettino, porta alla luce alcuni dettagli poco noti sulla storia recente della reliquia più celebre della cristianità. Nel volume gli autori raccontano una vicenda avvincente in cui la Storia si intreccia con il Mistero. Al centro del racconto c’è l’ossessione di Adolf Hitler per la reliquia torinese, che il Führer considerava non solo un simbolo di potere spirituale, ma anche un talismano legato a componenti esoteriche e alla sua visione di un nuovo ordine religioso-politico. Già nel 1938, durante la sua visita in Italia, Hitler mostrò un interesse morboso per il Sacro Lino, alimentando il timore di un furto o di una confisca da parte nazista. Per metterla al sicuro, nel 1939 Vittorio Emanuele III, con l’appoggio di Pio XII e di Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI), fece trasferire in segreto la reliquia nell’abbazia di Montevergine, in Irpinia.
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Foto di Aaron Burden su Unsplash

Fede e inclusione

Questo santuario, sorto attorno alla devozione per la Madonna nera di Mamma Schiavona, non è solo un luogo di fede millenaria, ma anche un simbolo di accoglienza. Da secoli rappresenta un rifugio spirituale per i femminielli napoletani, che vi compiono ogni anno il tradizionale pellegrinaggio, riconoscendo in esso un legame profondo con la figura materna e misericordiosa della Vergine. Protetta per oltre sette anni dai monaci benedettini, la Sindone riuscì così a sfuggire alle mire di Hitler e alla furia della guerra. Il libro racconta quella missione corale di fede, spionaggio e coraggio civile che salvò la più preziosa delle reliquie cristiane, custodita in un santuario che è al tempo stesso simbolo universale di inclusione e speranza.
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Papa Paolo VI. Immagine: Vatican News

Sacro Lino

Il cuore pulsante del libro è appunto  l’interesse inquietante di Adolf Hitler per la Sindone. Non solo come reliquia cristiana, ma come possibile artefatto esoterico, strumento di potere mistico per una nuova religione pagano-totalitaria. Una visione da romanzo distopico? Niente affatto. Nel 1938, durante la sua visita in Italia, il Führer fece trapelare – con gesti e richieste – un’attenzione quasi morbosa verso il Sacro Lino, tanto da far temere un’azione di forza nazista per impadronirsene.  La risposta italiana, ricostruisce l’Adnkronos, non si fece attendere. Nel 1939, poco prima dell’inizio della guerra, Vittorio Emanuele III, in accordo con Papa Pio XII e con Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), ordinò il trasferimento segreto della Sindone nel cuore dell’Irpinia, all’interno dell’abbazia di Montevergine. Il santuario, incastonato tra le montagne campane, è noto per la devozione alla Madonna nera di Mamma Schiavona, figura di accoglienza e misericordia. Montevergine non è solo un presidio di fede: è anche un luogo simbolico di inclusione, caro alla comunità dei femminielli napoletani, che da secoli vi si recano in pellegrinaggio. Ed è proprio lì, in quel santuario sospeso tra cielo e terra, che la Sindone trovò il suo nascondiglio. Protetta da una comunità di monaci benedettini, che per oltre sette anni vegliarono su di lei come sentinelle silenziose della storia.
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Vaticano (@ Arnold Straub su Unsplash)

Simbolo identitario

Il libro di Giannella e Gramaglia racconta questa incredibile “staffetta” tra spie, ecclesiastici, ufficiali e semplici cittadini, uniti nel comune intento di proteggere non solo un oggetto sacro, ma un simbolo identitario per milioni di credenti. “Salvate la Sindone”, osserva Paolo Martini,  non è soltanto un saggio storico. E’ un viaggio tra le pieghe della coscienza collettiva, dove fede e ragion di Stato si incontrano, e a volte si scontrano, nel nome della memoria e della speranza. Con una prosa asciutta ma intensa, e con un’attenzione scrupolosa alle fonti, il volume scava negli archivi, nelle lettere segrete, nei silenzi strategici di una guerra che non fu solo fatta di bombe e trincee, ma anche di simboli, di propaganda, di verità da celare e da custodire. Che la Sindone sia autentica o no, poco importa per comprendere il valore di questa storia. Perché ciò che emerge dalle pagine del libro è la forza di un simbolo che, nelle ore più buie del Novecento, riuscì a sopravvivere grazie alla determinazione di chi credeva – con fede o con convinzione laica – che certi oggetti non appartengano solo a una religione, ma al patrimonio culturale e spirituale dell’umanità intera. In un’epoca in cui la verità sembra spesso velata quanto il volto impresso sul lino, “Salvate la Sindone” ricorda che alcune storie, per essere raccontate, hanno bisogno di tempo, coraggio e – soprattutto – memoria
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