Guerra in Sudan: la catastrofe umanitaria più grave del pianeta

La grave situazione umanitaria in Sudan e i rischi per la popolazione civile dopo oltre tre anni di conflitto spiegati a Interris.it da Fabrizio Cavalletti, responsabile del servizio Africa di Caritas italiana

Sud Sudan
Foto di Yusuf Yassir su Unsplash

Il conflitto in Sudan, da oltre tre anni, prosegue senza tregua. Il Paese ormai spaccato in due e la città di El Fasher è sotto assedio, la popolazione civile affronta una delle peggiori emergenze umanitarie al mondo. Crimini di guerra, fame usata come arma e milioni di sfollati delineano uno scenario drammatico per milioni di persone. Interris.it, in merito all’attuale situazione nel Paese, ha intervistato il dott. Fabrizio Cavalletti, responsabile del servizio Africa di Caritas italiana.

Sudan (@ Ismail El Youssefi su Unsplash)

L’intervista

Cavalletti, come si configura l’attuale situazione in Sudan? Che scenario si sta delineando a El Fasher?

“Purtroppo, il quadro è sempre più critico. I tentativi di cessate il fuoco sono falliti e il conflitto si è intensificato. Il Paese è di fatto diviso tra le aree controllate dall’esercito regolare sudanese (SAF), guidato dal generale Al-Burhan, e quelle in mano alle Forze di Supporto Rapido (RSF), milizie paramilitari comandate da Hemeti. I due generali, un tempo alleati nel golpe del 2021, sono in guerra tra di loro dal 2023. El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, è sotto assedio da mesi. È l’ultima grande città del Darfur non ancora controllata dalle RSF, che la stanno attaccando con ferocia. La città è isolata: mancano cibo, medicinali e acqua. È in atto un vero e proprio uso della fame come arma di guerra. La carestia è stata dichiarata non solo a El Fasher ma in almeno altre undici aree, con migliaia di civili già deceduti. La violenza si accompagna a una forte componente etnica: le RSF, ma anche le SAF secondo l’Onu, si sono rese responsabili di crimini di guerra e atti genocidari contro gruppi non arabi. Il tribalismo e le vendette etniche aggravano ulteriormente la situazione. Basti pensare che, in un campo per sfollati vicino a El Fasher, un massacro ha causato almeno 1.500 morti in 72 ore”.

Quali sono le principali emergenze umanitarie? Come sta intervenendo Caritas?

“Il Sudan sta vivendo la peggiore crisi umanitaria al mondo per estensione e numeri: 30 milioni di persone hanno bisogno di aiuti, di cui almeno 7-8 milioni in condizioni gravissime e 600mila in stato di carestia estrema. La mancanza di accesso umanitario è uno dei problemi più gravi. Si registrano anche gravi epidemie, come il colera, con circa 100mila casi e 2.700 morti, probabilmente sottostimati. Le recenti piogge torrenziali hanno peggiorato la situazione, provocando anche una frana che, nella regione del Darfur, ha causato mille vittime. Caritas opera in Sudan e nei Paesi confinanti come Chad, Egitto e Sud Sudan, dove sono presenti milioni di profughi. In Sudan, nonostante le difficoltà logistiche e di sicurezza, ha fornito nel 2025 aiuti in denaro a circa tremila famiglie e assistenza idrica a 50mila persone. Si lavora per garantire accesso all’acqua potabile, installare serbatoi e ridurre i rischi di violenze, soprattutto per donne e ragazze che, purtroppo, sono usate come arma di guerra”.

Che scenari futuri si delineano? Quali sono gli auspici di Caritas in merito?

“Lo scenario più temuto è una nuova frammentazione del Sudan, già diviso nel 2011 con la nascita del Sud Sudan. La RSF controlla ampie zone dell’Est e del Sud del Paese, sostenute da potenze esterne. Il rischio è un’ulteriore disintegrazione. Esiste però una società civile viva, erede delle proteste che nel 2019 portarono alla caduta del regime di Bashir. Gruppi e movimenti civili continuano ad agire per un Sudan democratico. Caritas, unita alla Chiesa e agli appelli della Santa Sede, chiede la pace, un cessate il fuoco immediato, un sostegno concreto alla società civile e maggiori fondi per l’assistenza umanitaria. La guerra in Sudan, purtroppo, è dimenticata dai grandi media, ma sta uccidendo milioni di innocenti”.

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