Guerra, fame e violenza sulle donne: la crisi umanitaria del Sudan

Medici senza frontiere denuncia che in Darfur, regione occidentale del Sudan, la violenza sessuale è usata come arma di guerra e strumento di controllo. L’health promoter di Msf Oussama Omrane ne ha parlato con Interris.it

A sinistra: una sopravvissuta a violenza sessuale a Tawila, dove opera Msf. Foto © Cindy Lopez/Msf. A destra: Oussama Omrane di Msf. Foto gentilmente concessa

Il sentimento che circola tra i sudanesi è la disperazione. Il Paese è inghiottito dalla più grave crisi umanitaria al mondo, scatenata dalla guerra civile scoppiata il 15 aprile 2023 tra l’esercito regolare e i paramilitari delle Forze di supporto rapido. Le vittime dei combattimenti sono oltre 150mila, mentre le persone costrette ad abbandonare le proprie case sono 14 milioni. L’insicurezza alimentare colpisce più di 28 milioni sudanesi e in alcune zone del Sudan è arrivata la carestia, documenta il Rapporto globale sulle crisi alimentari 2026. Una tragedia umana e materiale pressoché invisibile a gran parte dell’opinione pubblica globale, dove l’uso della violenza sessuale come arma di conflitto e strumento di controllo e terrore nelle zone lontano dagli scontri imprime un segno ulteriore, profondo e drammatico.

Il campo Daba Naira a Tawila, nel Nord Darfur, in Sudan occidentale. Foto © Cindy Lopez/Msf

Il rapporto

E’ il modo più potente per distruggere emotivamente il nemico quando si attacca un villaggio, per colpire un altro gruppo etnico, per spaventare le persone e costringerle ad andare via, distruggendo il tessuto sociale della comunità”, spiega a Interris.it Oussama Omrane di Medici senza frontiere (Msf), health promoter in Darfur, nel Sudan occidentale. L’organizzazione umanitaria lo denuncia nel report “C’è qualcosa che voglio dirti…”, basato su dati medici e testimonianze raccolti nella città di Tawila, riparo di tanti profughi cacciati dal campo di Zamzam e da El-Fasher, nel Darfur settentrionale, presa dalle Rsf lo scorso autunno dopo un assedio di 500 giorni, così come di chi veniva da sud. In poco meno di un anno, tra gennaio 2024 e novembre 2025, le strutture di Msf hanno assistito 3.396 persone sopravvissute ad abusi, il 97% donne e bambine. Se ne sono aggiunte altre 732 tra dicembre 2025 e il gennaio di quest’anno, che hanno parlato di aggressioni durante gli spostamenti e nei campi profughi.

Donne sopravvissute a Tawila, nord Darfur. Foto © Cindy Lopez/Msf

La disperazione

Omrane, che ha formato lo staff dell’ospedale di Mornai e tenuto incontri di sensibilizzazione per la comunità, racconta cosa ha visto e percepito. “C’è un gran sentimento di disperazione. In tanti si sono rassegnati, pensano che questo sia il loro destino”: la guerra, la sofferenza e lo sfollamento. Nel suo lavoro, nel “un panorama lunare” del Sudan, come lo descrive, dove tra un’abitazione e l’altra c’è il nulla per lunghe distanze, ha incontrato le più varie necessità, dai casi di malnutrizione acuta e ai problemi di salute mentale, oltre alle violenze sessuali.

Vittime due volte

L’abuso ferisce il corpo e la mente e ha spesso ripercussioni sociali sulla persona sopravvissuta, vittima del senso di colpa e dello stigma della comunità. “Le conseguenze possono essere fisiche e psicologiche. In più si rischia l’esclusione perché è un tema tabù che si fa fatica a comprendere, anche all’interno delle stesse famiglie”. Ad aggravare le cose, se in molti casi le violenze sui civili sembrano mirati contro determinati gruppi etnici, prevalentemente non arabi, gli abusi avvengono anche lontano dai teatri di guerra, nel corso delle attività quotidiane, e a volte il responsabile è una persona della propria gente. “Si è doppiamente vittime”, spiega Omrane, “di chi lo ha perpetrato ma anche del proprio gruppo”. La violenza sessuale è diventata pervasiva, afferma infatti il rapporto Msf.

Non tacere

L’organizzazione umanitaria fornisce assistenza per la salute fisica e mentale delle sopravvissute agli abusi sia nelle sue strutture a Tawila che nel Darfur meridionale, negli ospedali di Kas e Nyala. Non meno importante è rendere le persone consapevoli di cosa sia una violenza sessuale per superare il tabù. Mantenendo il rispetto della privacy. “Siamo andati nei villaggi per spiegare, soprattutto ai più giovani, cosa bisogna fare in casi del genere. Non limitarsi al silenzio”, conclude l’operatore Msf.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: