GO! Franciscan Youth Meeting, fra Luca: “I giovani riscoprono l’essenziale”

Oltre 2.500 giovani ad Assisi per il GO! Franciscan Youth Meeting. Fra Luca racconta un'esperienza di fraternità, pace e riscoperta dell'essenziale

A sinistra, fra Luca di Pasquale, responsabile del meeting. Foto per gentile concessione. A destra i giovani nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Foto per gentile concessione

Un’esperienza di fraternità universale che abbatte i confini, nata per far riscoprire l’essenziale e la bellezza delle relazioni autentiche attraverso la figura sempre viva di San Francesco. Ad Assisi si conclude oggi il GO! Franciscan Youth Meeting, il raduno internazionale promosso nell’ambito dell’Ottavo Centenario del Transito del Poverello (1226-2026), che ha riunito oltre 2.500 giovani giunti da ogni parte d’Europa e del mondo. La serata inaugurale, lo scorso 3 agosto, nella Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco ha trasformato il cuore della città umbra in un grande laboratorio di pace, aperto dai saluti del Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, e del presidente del Comitato Nazionale, Davide Rondoni. Tra i momenti cardine, il forte richiamo del Vescovo di Assisi, Mons. Felice Accrocca — che, rievocando lo storico “Capitolo delle Stuoie” del 1221, ha esortato i ragazzi a superare la cultura della provvisorietà per compiere scelte di vita coraggiose —, le testimonianze dello scrittore Marco Erba sulla bellezza che resiste al male, e l’intenso silenzio guidato dal Ministro Generale OFM, fra Massimo Fusarelli. Il percorso, articolato in nove workshop tematici su pace, ecologia e vocazione, si conclude questa mattina con la Santa Messa presieduta da Papa Leone XIV e la consegna della Carta Missionaria. A Interris.it fra Luca di Pasquale, tra i responsabili dell’organizzazione del meeting, racconta l’entusiasmo, l’essenzialità e la straordinaria risposta dei giovani a questo appuntamento.

L’intervista

Fra Luca, qual è l’obiettivo di questo incontro e come avete deciso di strutturare un’esperienza che si rivolge a un pubblico così vasto e variegato?

“Noi avevamo pensato a un incontro aperto sia ai giovani credenti sia ai non credenti. Volevamo lanciare una vera e propria sfida, sapendo che gli inviti sarebbero arrivati in tutta Europa: volevamo che fosse Francesco stesso a parlare. Negli anni passati con i centenari francescani abbiamo già sperimentato come la sua figura attragga davvero persone di ogni rango, cultura e fede, compresi gli atei. Abbiamo osato sfidare i giovani d’Europa per vedere se avrebbero risposto a questo invito ed è stato proprio così: sono arrivati oltre duemila ragazzi da ogni parte d’Europa e non solo”.

Qual è il clima che si è respirato in questi giorni tra i partecipanti, specialmente tra chi proviene da Paesi geograficamente o politicamente distanti?

“È straordinario vedere come sin da subito si sia creata una forte fraternità tra tutti, persino tra ragazzi nati in Paesi che oggi sono purtroppo in conflitto tra loro. Attorno al nome di Francesco si ritrova la voglia di festeggiare, condividere esperienze e mettersi in ascolto attraverso i workshop, che rappresentano il cuore di questo meeting. L’intento era far vivere loro l’esperienza dei tremila frati che nel 1221 giunsero da tutta Europa alla Porziuncola per incontrare Francesco. A quei tempi non c’erano le telecomunicazioni, non si sapeva cosa accadesse altrove, eppure si è riusciti a condividere le fatiche e le gioie del Vangelo”.

I giovani ad Assisi per il “Go! Franciscan Youth Meeting”. Foto per gentile concessione

Anche la dimensione logistica riprende uno stile di grande essenzialità.

“Esattamente. I ragazzi stanno vivendo la stessa essenzialità di allora: dormono a terra, si adattano alle piccole difficoltà della convivenza, come qualcuno che russa la notte, o alle porzioni dei pasti preparati nei sacchetti con le risorse che siamo riusciti a recuperare. È bello vedere come, senza tutti gli agi della vita quotidiana, si vada dritti al cuore di ciò che è essenziale: costruire relazioni autentiche tra noi e, per chi desidera fare un passo oltre, anche con Dio”.

Tra la tradizionale Marcia francescana, la Festa del Perdono e l’attesa per le parole di Papa Leone XIV nel contesto dell’ottavo centenario, cosa la colpisce di più dell’atteggiamento dei giovani in questi momenti di preghiera, animazione e confronto?

“Mi colpisce anzitutto vedere la grande energia di chi ha fatto la marcia: hanno camminato per una settimana sotto un sole cocente eppure sono carichi di entusiasmo. Ma la cosa più bella è il linguaggio comune che si è creato tra ragazzi di Paesi e lingue diverse: un linguaggio fatto di amore, carità e piccoli gesti. In piazza un ragazzo ha preso un pezzo di cartone con scritto “Free hugs” — abbracci gratis — e in tantissimi gli andavano incontro. Un’altra ragazza, venuta ad Assisi da sola senza conoscere nessuno, ha superato ogni dubbio ed è felicissima di essere qui”.

Una testimonianza viva e vera

“Ciascuno porta con sé speranze e aspettative alte. La bellezza che i giovani ci testimoniano ogni giorno è che le preoccupazioni si possono lasciare a casa quando al centro c’è qualcosa di più profondo. È questo il cuore dell’esperienza che stanno vivendo”.

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