L’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma sottolinea l’importanza della formazione continua e, di ripartire dal territorio attraverso la creazione di commissioni di catechesi a livello di prefettura. In occasione del Giubileo dei Catechisti previsto dal 26 al 28 settembre, Interris.it ha incontrato il direttore don Manrico Accoto, da giugno di quest’anno alla guida dell’Ufficio, per il quale l’obiettivo è ascoltare e definire nuove strategie formative che si adattino alle diverse esigenze dei quartieri di Roma.
L’Intervista
Partiamo dalla figura del catechista. Quali sono gli elementi fondamentali che definiscono il suo ruolo oggi?
“Credo che la base sia un rapporto con Dio che si percepisce come fondamentale nella propria vita. Poi, il catechista deve essere un ascoltatore della vita altrui, cercando con vero interesse di farsi attrarre dalle storie, dalle fragilità e dalle difficoltà dell’altro. Infine, siamo chiamati a essere degli accompagnatori, persone che sanno camminare accanto. Siamo maestri perché accompagniamo, non perché abbiamo risposte a tutto.
In un percorso così importante, la formazione continua è cruciale. Qual è la sua riflessione su questo, e quali proposte ha messo in campo l’Ufficio Catechistico per quest’anno?
“La formazione è fondamentale. Ogni opportunità di approfondire la nostra conoscenza e il nostro rapporto con la Parola di Dio e i Sacramenti va sempre sfruttata. Per quanto riguarda le nostre proposte, questo è un anno di stimolo per ripartire dal territorio, seguendo anche le indicazioni del Santo Padre. Proporremo di formare commissioni di catechesi, in modo da fare un lavoro di ascolto per capire le nuove modalità di formazione necessarie. Roma è molto diversa al suo interno: ci vogliono cuori e occhi sul territorio che sappiano cogliere le strategie migliori”.
Quindi un desiderio comune è quello di servire il Signore e gli altri, formandosi continuamente. Quali saranno le modalità di formazione per l’anno in corso?
“il desiderio è servire e formarsi. Faremo i consueti corsi base online e prevediamo incontri a livello diocesano e di settore. Soprattutto, ci saranno incontri a livello di prefettura per una formazione più laboratoriale. A queste si aggiungono le proposte culturali e di pellegrinaggi in collaborazione con gli altri Uffici, tutte finalizzate ad accompagnare i nostri destinatari, con una particolare attenzione ai bambini e ai preadolescenti”.

A proposito di bambini e preadolescenti, quanto è importante per il catechista concentrarsi sull’instaurare legami profondi con loro?
“Credo che la parola ‘accompagnatore’ dia la cifra esatta del nostro desiderio: riuscire a stare accanto a ragazzi e giovani nei momenti decisivi della loro vita. L’infanzia e la preadolescenza, che viviamo attraverso il catechismo e le attività, devono servire a creare legami con una comunità adulta che ti accompagna. L’obiettivo è che, una volta adolescenti, abbiano persone che reputano sagge e di Chiesa con cui confrontarsi. Vogliamo che facciano scelte basate su ciò che lo Spirito suggerisce, e non seguendo altri criteri. Iniziare alla vita cristiana significa iniziare un percorso in cui la scelta deve essere fatta con la Chiesa, non da soli”.
Giubileo dedicato ai Catechisti. Qual è il messaggio che vorrebbe rimanesse nei loro cuori in occasione di questo evento?
“Vorrei che i catechisti di Roma vivessero l’incontro con i catechisti di tutto il mondo per rendersi conto della loro missione universale. Ci sono zone in cui i catechisti sono in realtà la principale autorità e la principale presenza cristiana. Vedere e sentire che ci sono persone che fanno scelte radicali e persino rinunciano a tanto per esserlo, ci aiuta a uscire un po’ dai nostri schemi romani. La Chiesa conta su di loro. Credo che questo incontro debba rinnovare la chiamata che Dio ci ha fatto”.

