La nostra Carta costituzionale prescrive la tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma per fare sì che non resti lettera morta di fronte alle minacce che la mettono a rischio, i sempre più rilevanti effetti del cambiamento climatico, il modello energetico basato sul fossile e il crescente consumo di suolo, serve cambiare paradigma. Il responsabile paesaggio di Legambiente Fausto Ferruzza spiega a Interris.it, in occasione della Giornata nazionale del paesaggio, come declinare la sostenibilità nella convivenza tra tutela e transizione ecologica.
L’intervista
L’Italia ha in Costituzione la tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni. Quanto è stato importante inserirla?
“L’articolo 9 è importantissimo, il nostro Paese è uno dei pochi al mondo ad avere questo principio fondamentale. La legge costituzionale 1/2022, che ha modificato il dettato costituzionale, ha integrato la tutela sia del paesaggio che dell’ambiente per proteggere parte percettiva, quello che vediamo, e quella sostanziale, la salute dei nostri ecosistemi. Spesso vengono erroneamente messi in contrapposizione, invece devono dialogare per far progredire il bene comune. E in questa fase storica dobbiamo evidenziare quelle criticità che trasformano i nostri paesaggi rurali e agricoli in piattaforme di cemento, perché i paesaggi del futuro devono essere rinnovabili, devono evolvere insieme a noi – mentre noi cambiano il nostro modello energetico”.
Parlava del consumo di suolo, che l’Ispra certifica essere in crescita. Quali sono le minacce per il paesaggio e l’ambiente?
“La cementificazione, la dipendenza da fonti fossili e la crisi climatica. La diffusione del commercio digitale e l’esplosione dell’intelligenza artificiale hanno portato alla costruzione di enormi poli della logistica e di capannoni per ospitare i data center. La terra così impermeabilizzata risponde nel modo peggiore ai crescenti episodi di eventi estremi quali esondazioni, allagamenti, frane – ne abbiamo contati 376 nel solo 2025. E la ‘febbre del pianeta’, misurata dall’osservatorio europeo Copernicus, già la possiamo vedere con la desertificazione nell’entroterra di Sardegna, Sicilia e Basilicata”.
Cosa bisogna fare per proteggere l’ambiente e provare a invertire la tendenza?
“Occorrono una pianificazione pubblica che vieti in consumo di suolo agricolo, un nuovo modello energetico e meno sprechi di risorse. Noi ricordiamo l’esistenza di linee guida che indicano alle aziende di concentrarsi sulla riqualificazione delle aree dismesse o già cementificate, anche se spesso queste ultime pensano di risparmiare costruendo da zero al posto di bonificare e reinventare gli spazi. Sul tema dell’energia, non è più accettabile dipendere dalle fonti fossili che hanno causato la crisi climatica, è fondamentale un cambiamento per le politiche di decarbonizzazione”.
Come far convivere la tutela del paesaggio con l’impatto della transizione ecologica?
“La convivenza con i bisogni energetici accompagna l’uomo in tutta la sua storia, a partire dalla scoperta del fuoco fino a noi, passando per il vapore, il petrolio e il gas. Le fonti primarie di energia rinnovabile, il sole e il vento, sono gratuite e dobbiamo lavorare affinché questo processo sia accolto nel miglior dei modi. Per questo servono una pianificazione e una progettazione di qualità, e un discorso culturale ‘alto’ che coinvolga le miglior intelligenze del Paese”.
In conclusione, ci vuole fare qualche esempio di paesaggio italiano?
“I nostri occhi si nutrono di pittura e arte, così ognuno immagina il paesaggio con la propria cultura. Il Chianti, in Toscana, è stato modellato dai mezzadri con il sudore e la grazia perché ispirati dalle opere del Beato Angelico, di Botticelli, di Michelangelo. Un altro esempio di mirabile equilibrio tra cultura e natura è la costa della Sardegna. Ci mostra quanto l’uomo può tutelare senza costruire né antropizzare, ma preservando il suolo”.

