Allarme Terra.”Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli”, avverte papa Francesco. Oggi, come ogni 22 aprile, si celebra in tutto il mondo la Giornata della Terra (Earth day). L’obiettivo sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione centrale che unisce tutta l’umanità: proteggere la nostra casa. L’agricoltura biologica favorisce la biodiversità, migliora la fertilità del suolo e contribuisce a ridurre il rischio di danni ambientali legati all’uso di pesticidi e all’eccesso di azoto. I terreni bio, infatti, contengono il 16% in più di humus pubblico, con un’attività degli organismi del suolo superiore fino all’83%. Due fattori che incidono positivamente, favorendo la capacità di trattenere l’acqua e riducendo la perdita di suolo dovuta all’erosione. A documentarlo sono i dati dello studio comparativo Trial Dok dell’Istituto Fibl in oltre 45 anni di sperimentazione. Il tema dell’edizione 2025 della Giornata Mondiale della Terra è “Il nostro potere, il nostro Pianeta”. Così da richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sull’urgenza di fermare il degrado ambientale. Tra le misure decisive per invertire la tendenza, la transizione agroecologica, di cui il biologico e biodinamico. Secondo un altro studio, sempre dell’istituto Fibl in collaborazione con numerosi altri enti di ricerca e università che ha analizzato 528 pubblicazioni scientifiche, l’agricoltura bio favorisce l’aumento delle specie di flora, uccelli da campo e insetti impollinatori, rispettivamente del 95%, del 35% e del 23%. Contribuisce, inoltre, alla protezione dei terreni, delle acque e alla riduzione delle emissioni di azoto in media del 28%.

Terra da tutelare
“Tutelare la Terra è una necessità impellente – sottolinea la presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini – con l’aggravarsi della crisi climatica e l’esaurirsi delle risorse naturali, il nostro rapporto con l’ambiente deve evolvere”. All’inizio di maggio si raggiungerà l’Earth Overshoot Day, data simbolica che segna il momento in cui l’umanità avrà esaurito tutte le risorse naturali che la Terra può rigenerare in un anno, “è dunque fondamentale agire, rivedendo i modelli di produzione e di consumo, puntando sui sistemi sostenibili”. Lo spreco di un chilogrammo di carne equivale al consumo di 630 ricariche di uno smartphone. Questa infatti è l’energia necessaria per produrla. Buttare invece nella spazzatura 1 kg di ortaggi freschi equivale a tenere per 22 ore di seguito la luce Led da 10 watt accesa. Arrivano i dati Waste Watcher International sugli sprechi energetici, focus dell’edizione 2025 della Giornata mondiale della Terra. Il punto è che ogni volta che si butta via cibo, si sta buttando anche elettricità, insieme all’acqua e alle risorse naturali utilizzate per produrlo. Secondo uno studio Enea-Università di Bologna, il 3% dello spreco energetico nazionale è legato a quello alimentare, un costo ‘invisibile’ che vale da solo 4 miliardi di euro ogni anno. Ma se quegli stessi ortaggi coltivati in campo, per cui servono 187 kcal pari a 25 ricariche di cellulare, venissero coltivati in serra, il consumo energetico sale a 5.245 kcal. Abbastanza per tenere accesa la stessa lampadina per oltre 25 giorni consecutivi.

Campagna SprecoZero
“Il cibo è molto più che nutrimento, è energia trasformata ed è nelle nostre mani decidere come utilizzarla”, spiega Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, che quest’anno ha monitorato a casa uno spreco medio pro capite di 617,9 grammi di cibo a settimana, vale a dire quasi 2 milioni di tonnellate l’anno. “Dietro a questa montagna di rifiuti si nasconde un’enorme quantità di energia consumata inutilmente – precisa Segrè – scegliere alimenti freschi, vegetali, locali e di stagione significa ridurre l’impronta energetica e al tempo stesso gli sprechi nascosti per la loro produzione. Ridurre i prodotti altamente processati o surgelati è un gesto semplice, ma potente”. Intanto le aziende italiane guardano alla sostenibilità e gli investimenti in innovazione sono oggi più che mai considerati strategici. Le scelte aziendali e i processi evoluti possono infatti ridurre anche l’impatto ambientale, economico e sociale del lavoro. Ne è un esempio Oropan, azienda pugliese leader nella produzione di prodotti da forno e ambasciatrice, con il suo pane, del Made in Italy nel mondo, che ha saputo coniugare tradizione e innovazione sostenibile per affermarsi nel mercato globale raggiungendo 25 Paesi in tutto il mondo. Oggi è la prima azienda al mondo a produrre un pane da filiera sostenibile certificata Iscc Plus con semola rimacinata di grano duro 100% pugliese. Garantendo un modello di sviluppo responsabile ed etico.

Sostenibilità
Con un fatturato in crescita di circa 47mln di euro e 178 dipendenti, Oropan ha avviato da tempo un percorso di sostenibilità volto a ridurre progressivamente i consumi energetici. A valorizzare l’autoproduzione e l’utilizzo di energia pulita da fonti rinnovabili. E a ridurre rifiuti ed emissioni di gas serra. Con l’obiettivo di raggiungere la Carbon Neutrality entro il 2029. Un impegno testimoniato dalla recente acquisizione di tre certificazioni chiave in ambito ambientale e dall’importante traguardo raggiunto come prima azienda alimentare italiana ad aver ottenuto la certificazione Easi, modello innovativo di governance sostenibile, che attesta come l’azienda abbia integrato nelle sue strategie e in tutti i processi aziendali le tematiche Esg (Environmental, Social e Governance). Inoltre l’onda blu dei volontari Plastic Free entra in azione per celebrare la 55esima edizione dell’Earth Day indetto dalle Nazioni Unite per sensibilizzare la popolazione mondiale sulle condizioni in cui versa il nostro pianeta e su cosa poter fare per salvaguardarlo. Al centro dell’edizione 2025, appunto il tema “Il nostro potere, il nostro Pianeta”, ovvero una riflessione sulla crisi climatica, sullo sfruttamento delle risorse naturali e sulle energie alternative. I volontari della Onlus impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento legato all’abuso di plastica saranno impegnati nel weekend del 26-27 aprile con pulizie ambientali e sensibilizzazioni in 200 località in tutta Italia e negli oltre 30 Stati esteri dove l’associazione è presente.

Terra plastic free
Lo scopo è ripulire l’ambiente, rimuovendo 100mila chili di rifiuti. “Come ogni anno, coinvolgeremo attivamente oltre 10mila volontari in una due giorni di pura energia, condivisione e azioni concrete per lasciare un’impronta positiva sul Pianeta – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus – Lo faremo grazie ai nostri 1.200 referenti presenti in Italia e nel mondo. Chiunque potrà iscriversi gratuitamente scegliendo l’appuntamento più vicino nella pagina Eventi del nostro sito www.plasticfreeonlus.it. Nella scorsa edizione – aggiunge – abbiamo effettuato ben 288 appuntamenti di pulizia ambientale sul territorio nazionale, a cui si sono aggiunte sei iniziative all’estero, rimuovendo complessivamente oltre 120mila chili di plastica e rifiuti”. Le iniziative di Plastic Free per celebrare l’Earth Day si svolgeranno con il supporto del sustainability partner Treedom, BCorp italiana che da oltre 15 anni pianta alberi in tutto il mondo in progetti di sostenibilità ambientale e sociale. Quest’anno la collaborazione vedrà anche la possibilità di piantare alberi su treedom.net sostenendo al contempo le attività di Plastic Free sia per la raccolta dei rifiuti plastici che per la salvaguardia delle tartarughe marine.

