Giornata della Sindrome di Down, Locatelli: “Superare barriere e valorizzare ogni talento”

In occasione della Giornata mondiale della Sindrome di Down, il Ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli, riflette sull'importanza di questo appuntamento e manda un messaggio a tutti i giovani

A sinistra, il ministro Alessandra Locatelli, foto Imagoeconomica. A destra: Foto di LMX5 Fotografie da Pixabay

In occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, che nel 2026 ha scelto come tema “Insieme contro la solitudine”, il Ministro Alessandra Locatelli riflette sull’importanza di costruire una società più inclusiva e attenta ai bisogni delle persone con disabilità. Il tema richiama una realtà spesso invisibile ma profondamente diffusa: la solitudine che può nascere dall’esclusione sociale, dalle barriere culturali e dalla mancanza di opportunità di partecipazione. Non si tratta solo di una condizione individuale, ma di una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, comunità e cittadini.

Contrastare la solitudine

Contrastare la solitudine significa creare legami, promuovere relazioni autentiche e garantire a ogni persona la possibilità di sentirsi parte attiva della società. Vuol dire investire in percorsi di autonomia, ma anche favorire contesti accoglienti nella scuola, nel lavoro, nello sport e nella vita quotidiana. Dall’autonomia ai progetti per favorire una vita indipendente, fino al ruolo fondamentale di scuola, media e aziende, emerge una visione che mette al centro la persona, i suoi diritti e le sue capacità. Infine, il Ministro Locatelli lascia un messaggio rivolto a tutta la comunità, e in particolare ai giovani, chiamati a promuovere ogni giorno una cultura del rispetto, dell’ascolto e della partecipazione.

L’intervista

Ministro, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, qual è il suo messaggio alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie?

“Prima di tutto questa è una giornata che offre l’occasione a tutti di riflettere su alcuni aspetti importanti della vita quotidiana. La disabilità, così come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità, non è un marchio o un’etichetta che qualcuno ha stampati addosso, ma deriva dalle interazioni negative con l’ambiente che ogni giorno ci si trova ad affrontare. I limiti e le barriere culturali sono la peggior interazione negativa che una Persona si possa trovare davanti nella vita quotidiana. Da qui derivano pregiudizi, stereotipi, credenze infondate. Tutti hanno il diritto di essere valutati per le proprie capacità e per i propri talenti e non di essere giudicati per supposti limiti. Oggi, nella giornata mondiale delle Persone con Sindrome di Down, in particolare è giusto sottolineare il diritto di ogni persona di poter scegliere, di poter decidere della propria vita, il diritto di essere rispettati e di potersi esprimere liberamente. L’impegno più grande che dobbiamo portare avanti insieme è quello di garantire a tutti la possibilità di essere pienamente cittadini, dal punto di vista civile, politico, sociale, culturale, sportivo, relazionale”.

Quanto è importante il tema dell’autonomia e quali progetti stanno nascendo per permettere alle persone con sindrome di Down di vivere in modo sempre più indipendente?

“Il tema dell’autonomia è fondamentale e sono tanti i progetti nati nel nostro Paese che ho avuto l’occasione di apprezzare e conoscere da vicino. Lo stesso bando ‘Vita & Opportunità – Un futuro migliore e di valore per tutti’, che ho voluto e che si rivolge agli enti del Terzo settore per il finanziamento di progetti che promuovano il diritto delle persone con disabilità a una vita sociale, lavorativa e ricreativa piena e partecipata e il più possibile autonoma e indipendente, nasce con l’obiettivo di aumentare opportunità e occasioni di crescita e innovazione in questa direzione”.

Che ruolo possono avere scuola, media e aziende nel cambiare la percezione della disabilità?

“Sono convinta da sempre che la collaborazione a tutti i livelli possa generare opportunità e contribuire a costruire percorsi concreti e realmente rispondenti ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Ognuno può e deve fare la sua parte. La scuola, in quanto primo luogo in cui si formano i valori delle nuove generazioni, può promuovere una cultura dell’inclusione fin dall’infanzia educando al rispetto delle differenze, alla collaborazione e alla valorizzazione delle capacità di ogni persona. I media, raccontando la disabilità in modo corretto e rispettoso, possono contribuire a superare stereotipi e pregiudizi, mostrando le persone con disabilità attraverso i loro talenti, i loro progetti e il loro contributo alla comunità. Le aziende promuovendo ambienti di lavoro inclusivi e valorizzando le competenze delle persone con disabilità”.

Che messaggio vuole dare ai giovani per promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto delle differenze?

“Il rispetto delle differenze nasce dall’incontro con l’altro, dall’ascolto e dalla capacità di vedere in ogni persona una ricchezza. Ognuno può fare la differenza nei gesti quotidiani: a scuola, nello sport, nelle amicizie e nel modo in cui scegliamo di guardare il mondo. Penso all’esempio straordinario di queste settimane che ci hanno consegnato le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. I nostri atleti ci hanno dimostrato e dimostrano ogni giorno che determinazione, talento e passione non hanno barriere. Le loro storie ci insegnano che lo sport può essere uno strumento straordinario per cambiare lo sguardo e promuovere valori come il rispetto, la collaborazione e il superamento dei propri limiti. Il mio messaggio ai giovani è di lasciarsi ispirare da questi esempi e di essere protagonisti di una cultura che metta davvero al centro la persona, con le sue capacità e i suoi sogni. Solo così possiamo costruire un Paese più attento, consapevole, inclusivo, dove nessuno deve restare indietro”.

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