In occasione della Giornata del Made in Italy, che si celebra il 15 aprile, abbiamo intervistato Dominga Cotarella, presidente di Campagna Amica, la Fondazione promossa da Coldiretti per valorizzare l’agricoltura italiana. Campagna Amica è impegnata nella promozione della filiera corta, nella tutela dell’autentico Made in Italy e nella diffusione di un consumo alimentare consapevole, favorendo un rapporto diretto e trasparente tra produttori e consumatori. In questo contesto, Dominga Cotarella offre una riflessione sul valore dell’agroalimentare italiano, sulle sfide legate all’origine dei prodotti e sul ruolo sempre più centrale dei consumatori.
L’intervista
In questi giorni siete impegnati a Vinitaly, il salone internazionale del vino che si svolge a Verona. Quanto è importante questa manifestazione per l’Italia e per i produttori italiani?
“È una manifestazione centrale: è forse il momento internazionale più importante per il vino italiano. Lo è sempre stato, parliamo infatti della 58esima edizione, ma mai come oggi questa definizione credo sia così vera. E soprattutto, oltre al vino, che rappresenta il pilastro, quest’anno si è parlato molto anche di cucina. È quindi un’esperienza importante, forse una delle più rilevanti degli ultimi dieci anni”.
Le produzioni italiane, il Made in Italy in generale: quanto sono importanti per il nostro Paese e come vengono viste all’estero?
“L’agroalimentare è un modello di eccellenza e rappresenta un elemento centrale dell’identità italiana ed è fondamentale non solo in Italia ma soprattutto all’estero, dove è sinonimo di qualità e affidabilità. L’Italia è leader nella sicurezza e nella qualità alimentare, con il più alto numero di prodotti a denominazione riconosciuta: oltre 520 per il vino e più di 330 per il cibo. Questo garantisce origine e valore. Una criticità importante riguarda però il tema dell’origine: oggi è possibile definire ‘italiano’ un prodotto anche se non nasce in Italia, ma viene solo trasformato nel nostro Paese. Noi riteniamo invece che un prodotto debba essere considerato italiano solo se nasce e viene coltivato o allevato in Italia”.
Può spiegarci meglio?
“Sì, esiste una norma contenuta nel Codice doganale europeo che, attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consente di attribuire l’origine italiana a prodotti che in realtà non lo sono. Un esempio semplice: un prosciutto allevato e macellato all’estero, ma semplicemente salato o lavorato in Italia, può diventare ‘magicamente’ italiano. È un meccanismo che crea una distorsione evidente, perché il consumatore non è messo nelle condizioni di sapere davvero cosa mangia e, soprattutto, perché negli altri Paesi non sempre valgono le stesse regole, generando una concorrenza sleale a danno delle nostre imprese. A questo si aggiunge il fenomeno dell’Italian Sounding all’estero, che sfrutta nomi, immagini e richiami all’Italia senza alcun legame reale con il nostro sistema produttivo”.
Come si potrebbe intervenire su questi due fronti?
“Rafforzando trasparenza e reciprocità, si potrebbe aumentare in modo significativo il valore dell’agricoltura italiana, sostenendo le imprese, gli investimenti e il ricambio generazionale, oltre a garantire maggiore tutela ai consumatori. In questo senso svolgono un ruolo importante i mercati contadini. In Italia la rete di Campagna Amica conta circa 1.200 mercati, di cui oltre 70 coperti, luoghi in cui non si conosce solo l’origine del prodotto, ma anche il produttore, ricostruendo un rapporto diretto e fiduciario.”.
Che ruolo hanno i consumatori nel sostenere il vero Made in Italy?
“I consumatori hanno un ruolo decisivo nel sostenere il vero Made in Italy. Devono prima di tutto informarsi, leggere attentamente le etichette e scegliere consapevolmente ciò che portano in tavola, premiando l’origine italiana e la qualità. Possono diventare i primi ambasciatori delle nostre eccellenze, valorizzandole ogni giorno anche nelle scelte quotidiane. Significa anche scegliere l’Italia come meta di vacanza, visitare territori, aziende e mercati, entrando in contatto diretto con un patrimonio agroalimentare unico al mondo. In questo è fondamentale il rapporto tra cittadino consumatore e produttore, quel legame diretto sancito dal patto con cui Coldiretti che ha dato vita a Campagna Amica, un modello che restituisce trasparenza, fiducia e valore al cibo, sostenendo concretamente le imprese agricole italiane.”.
Qual è la sua visione per il futuro dell’agroalimentare italiano?
“Sono nata nel mondo del vino e oggi vivo un’esperienza importante nella filiera corta, nel chilometro zero, nella stagionalità e nell’agricoltura multifunzionale. Rappresentiamo migliaia di agricoltori che, oltre a produrre, svolgono un ruolo fondamentale nella coesione sociale, nel presidio del territorio e nella valorizzazione delle aree rurali. Guardo al futuro con entusiasmo, pur rimanendo realista: la crisi attuale è evidente, soprattutto per l’aumento dei costi di produzione. Dobbiamo imparare a ridurre i costi più che aumentare le marginalità. Dobbiamo trasformare le difficoltà in sfide, affrontandole insieme. Oggi più che mai serve collaborazione. Serve coraggio, dinamismo e la capacità di anticipare il cambiamento, non di subirlo. Se sapremo adottare un approccio audace e innovativo, sono convinta che il futuro dell’agroalimentare italiano continuerà a regalarci grandi soddisfazioni”.

