Giornata contro la tratta: in aumento le vittime minorenni, l’allarme di Save the Children

Per la Giornata mondiale contro la tratta, i dati di Save the Children mostrano l'aumento dei casi tra i giovanissimi, la trappola del web e la nuova emergenza dello sfruttamento lavorativo

Foto di Hermes Rivera su Unsplash

Un dramma globale che affonda le sue radici nelle disuguaglianze e nelle guerre, ma che oggi viaggia sempre più veloce attraverso la rete e l’intelligenza artificiale. È il quadro impietoso dipinto da Save the Children in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani del 30 luglio, che fa luce su una piaga in costante e preoccupante evoluzione: lo sfruttamento e la tratta dei minori. Nel 2024, i Paesi dell’Unione Europea hanno identificato circa 9.500 vittime complessive di tratta, concentrate in massima parte tra Francia, Italia, Paesi Bassi e Germania. Di queste, ben 1.555 erano bambine, bambini e adolescenti sotto i 18 anni, pari al 16% del totale. Un dato in netta crescita rispetto all’anno precedente, quando la percentuale si fermava al 12,8%. Tra i più piccoli, la stragrande maggioranza (il 77%, vale a dire 1.194 casi) riguarda giovanissime di sesso femminile, con la Francia a guidare la classifica delle identificazioni.

Tra invisibilità e nuove dinamiche

Nel nostro Paese, le vittime minorenni individuate nel 2024 sono state 65 (il 3,4% del totale nazionale). Tuttavia, come denuncia la stessa organizzazione, la tratta in Italia rimane un fenomeno per lo più sommerso, a cavallo tra flussi migratori internazionali e sacche di profondo degrado sociale interno. A tracciare l’evoluzione più recente sono i dati del Sistema Nazionale Antitratta

Il trend nel 2025

Le segnalazioni hanno riguardato 3.444 persone (in aumento di 600 unità rispetto al 2024). Tra queste, 174 erano minorenni (5,1%). A differenza della media europea, il 69% delle vittime valutate in Italia era di sesso maschile: per lo più diciassettenni provenienti da Bangladesh ed Egitto, intercettati principalmente in Sicilia ed Emilia-Romagna. Le ragazze, 54 in totale, provenivano per la maggior parte dalla Nigeria.

I primi sei mesi del 2026

Il trend a prevalenza maschile si fa ancora più netto. Su 95 minori segnalati nella prima metà dell’anno, 80 sono ragazzi (l’84%), con il Bangladesh che si conferma primo Paese d’origine (46 casi). “Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto una dimensione sempre più complessa, alimentata da crisi globali, emergenze ambientali e migrazioni forzate,” spiega Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children. “Le tecnologie digitali e l’AI stanno modificando radicalmente le modalità di reclutamento, adescamento e controllo, rendendo lo sfruttamento ancora più invisibile e pervasivo.”

Le nuove trappole per i giovani

Accanto allo sfruttamento sessuale, si fa strada con forza l’asservimento lavorativo e il coinvolgimento forzato dei giovanissimi in attività illegali. Si tratta di un’area grigia che colpisce in prevalenza i minori stranieri non accompagnati e che rischia di essere drammaticamente normalizzata come “strategia di sopravvivenza”. Di fronte a questa emergenza, un passo avanti determinante è arrivato con le recenti norme di attuazione della nuova Direttiva Antitratta dell’UE, emanate nel giugno 2026. La nuova normativa rafforza i meccanismi di identificazione precoce, vieta il collocamento dei minori non accompagnati nei centri per adulti e garantisce loro percorsi dedicati. Save the Children sollecita ora l’istituzione di strutture di accoglienza a indirizzo segreto per proteggere i minori a rischio ritorsioni, un’azione coordinata tra le forze di polizia europee e investimenti mirati nella prevenzione online e sul campo.

I progetti sul campo

L’impegno dell’organizzazione continua attraverso numerose iniziative di tutela attiva: dal progetto Vie d’Uscita, che nei primi sei mesi del 2026 ha raggiunto 277 minori, a Nuovi Percorsi, dedicato al reinserimento sociale delle giovani mamme sopravvissute allo sfruttamento. Senza dimenticare gli interventi territoriali mirati, come i progetti di contrasto al caporalato agricolo nella Fascia Trasformata di Ragusa, i presidi nelle zone di confine a Ventimiglia e il programma S.O.L.e.I.L. per l’inclusione socio-lavorativa e la prevenzione del lavoro nero.

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