Trent’anni di lotta contro l’orrore e il silenzio trovano oggi una nuova sintesi nella celebrazione della 30ª edizione della Giornata Bambini Vittime, un appuntamento che l’Associazione Meter ha trasformato da iniziativa parrocchiale di periferia a evento civile ed ecclesiale di portata internazionale. Il cuore pulsante di questa storica ricorrenza è racchiuso nel messaggio di speranza “Mai più soli, rinascere è possibile“, che accompagna l’impegno costante nel dare voce a chi non ne ha. L’analisi proposta da don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter, delinea uno scenario complesso in cui le minacce all’infanzia si evolvono di pari passo con la tecnologia, evidenziando in particolare i rischi legati all’intelligenza artificiale e alla creazione di contenuti pedocriminali come deepfake e deepnude. Oltre alla fondamentale attività di denuncia, l’intervista mette in luce il lavoro instancabile di Meter, capace di accompagnare oltre 3.000 persone attraverso percorsi legali e psicoterapeutici mirati alla cura delle ferite più profonde, comprese quelle derivanti da abusi avvenuti nel passato. In questo contesto, don Fortunato ribadisce a Interris una linea di fermezza assoluta e di tolleranza zero verso ogni forma di violenza, assicurando che la ricerca della verità e della giustizia avvenga con lo stesso rigore per ogni caso trattato, inclusi quelli che coinvolgono esponenti del clero, affinché la bellezza della vita dei più piccoli possa essere sempre protetta e rispettata.
L’Intervista
Don Fortunato, guardando indietro a questi tre decenni, qual è il significato profondo di questo traguardo della Giornata Bambini Vittime per l’Associazione Meter?
“La Giornata Bambini Vittime nacque trent’anni fa spontaneamente in una parrocchia di periferia, la Madonna del Carmine di Avola (Siracusa), in maniera molto semplice. Fu una risposta alle tragedie che quel quartiere viveva, come il suicidio di un ragazzino, e alle prime storie che i bambini raccontavano su ciò che i “grandi” facevano loro. Iniziammo quando di pedofilia e pedopornografia non parlava nessuno, né nella Chiesa né nella società. Da quel profondo sud è nato un impegno pionieristico che ha favorito leggi e consapevolezza. Oggi, dopo trent’anni e oltre 3000 persone ascoltate dal nostro centro, possiamo dire di aver trasformato Internet in una terra di missione — una web mission — per dare risposte a un problema che è diventato una vera emergenza pedocriminale”.
Il report 2025 evidenzia un focus drammatico su pedofilia e pedopornografia. In che modo l’evoluzione del digitale, nell’ultimo anno, ha cambiato la natura di queste violazioni?
“Non è cambiato l’uomo, ma è cambiata la natura delle violazioni. Le violenze digitali non sono “virtuali”: influiscono profondamente sulla vita personale, creando isolamento e sofferenza. Oggi, ad esempio, l’intelligenza artificiale sta creando problemi enormi con i deepnude e i deepfake: immagini di persone vestite che vengono “spogliate” e inserite nei circuiti pedocriminali. La tecnologia deve essere rispettosa della dignità umana; l’IA deve avere un’etica. Il report 2025 ha fatto emergere orrori indicibili: violenze su neonati, su bambini disabili e persino l’uso di animali indotti a compiere sevizie sui piccoli. Esiste un mercato oscuro che arriva a vendere persino le ecografie dei nascituri. Di fronte a questa disumanità, non possiamo rimanere in silenzio”.

Meter non si limita alla denuncia, ma “segue i casi”. Cosa significa oggi accompagnare un bambino nel suo percorso di recupero e come possono le famiglie rendere la prevenzione concreta?
“Per noi ascoltare non è semplicemente udire, ma compartecipare alla sofferenza. Chi si rivolge a Meter trova professionisti — psicologi, psicoterapeuti, legali — capaci di intercettare l’indicibile. Stanno aumentando le segnalazioni di abusi avvenuti nel passato, segno di quanto quelle ferite condizionino l’intera vita. Voglio ribadire con forza un punto: per noi l’abuso è abuso, la violenza è violenza, indipendentemente da chi la compie. Se ci vengono segnalati casi di abusi, noi applichiamo i protocolli con la stessa durezza e rigore necessari per trovare verità e giustizia per le vittime. La prevenzione diventa concreta quando si attivano percorsi di ascolto, cura e accompagnamento che non lasciano sola la vittima”.
Chiudiamo con un messaggio di speranza. Quale augurio lanciamo affinché ogni bambino possa sentirsi finalmente custodito?
“Il motto di questa trentesima giornata è: “Mai più soli, rinascere è possibile”. La speranza è che chi si rivolge a Meter sappia che sarà protetto e che, insieme, possiamo lavorare per rendere la società e la Chiesa luoghi di bellezza. Come diceva Papa Francesco, da soli non ci si salva: dobbiamo costruire una cultura in cui la vita sia amata e rispettata fin dal principio”.

