Francesco sul grande schermo: il santo di Assisi affascina il cinema

I film più noti e apprezzati su san Francesco sono di registi italiani, ma il rapporto tra il Poverello di Assisi e la settima arte è lungo oltre un secolo. Arnaldo Casali l’analizza in “Francesco al cinema”

A sinistra: il libro "Francesco al cinema". Foto gentilmente concessa. A destra: Arnaldo Casali. Foto © Luca Mannaioli.

Il più cinematografico dei santi e il più santo degli eroi del cinema”. Con una definizione Arnaldo Casali, autore del libro “Francesco al cinema”, giornalista e direttore generale del Terni Film Festival, cattura il legame tra il poverello di Assisi e la settima arte. Decine di pellicole, fin dall’epoca del cinema muto, hanno raccontato e rappresentato san Francesco in modi diversi. Dal più convenzionale a quello che ha voluto mostrare la radicalità della sua scelta, anche declinandola in base al periodo storico di uscita, rileggendola come uno specchio del proprio tempo.

Arnaldo Casali consegna “La Stella di Greccio” a Papa Leone. Foto © Vatican Media.

Sul grande schermo

In oltre un secolo di film, si possono tratteggiare tre filoni tematico-stilistici: uno tradizionale, uno più epico e meno fedele alle fonti storiche, infine uno che ne rivoluziona l’immagine. La stagione del muto – san Francesco “debutta” al cinema nel 1911 con il cortometraggio diretto da Enrico Guazzoni – ricorre all’iconografia classica, “una narrazione che procede come un ciclo di quadri giotteschi”, spiega Casali. In seguito, arrivato il sonoro, si sceglie di spettacolarizzarne la vicenda. In “San Francisco de Asís” (1944), il regista messicano Alberto Gout dedica gran parte della trama alla sua vita prima della conversione “per sottolineare gli aspetti cavallereschi”. Il coraggio di scardinare gli stereotipi sul Santo ce l’ha Roberto Rossellini. In “Francesco il giullare di Dio” lo interpreta in chiave neorealista, aprendo la via alle successive letture politiche e sociali di Liliana Cavani, che tra il 1966 e il 2014 girerà tre pellicole sul Santo, e Franco Zeffirelli. Il clima degli anni Sessanta farà sì che gli “allievi”, pur con visioni differenti, mostrino un Francesco giovane, “politico” e ribelle, che rompe schemi. La lezione di Cavani e Zeffirelli farà scuola sia sul grande che sul piccolo schermo. Seguiranno esperimenti e operazioni più intellettuali, come la riflessione sul rapporto tra religione e politica in “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini, “Il giorno, la notte. Poi l’alba” di Paolo Bianchini, fino alla visione più contemporanea di Susanna Nicchiarelli in “Chiara”.

Il libro

L’indagine sulla cinematografia francescana redatta da Casali riempie un vuoto critico e divulgativo rimasto tale per oltre quattro decenni, dopo la pubblicazione di “San Francesco d’Assisi nel cinema dal muto al sonoro”, di Domenico Meccoli, nel 1982. Ma la stessa operazione ha richiesto un tempo lungo per essere portata a termine, con tre stesure nel giro di sette anni. “Doveva essere un libriccino, ma ogni volta scoprivo cose nuove e mi rimettevo a studiare”. Un lavoro frutto anche della sua attività con il festival cinematografico ternano, che gli ha permesso di conoscere registi e attori come Cavani e Fabio Bussotti, l’interprete di fra Leone nel film del 1989 della regista emiliana.

Il fascino di Francesco

Alla luce di tanto scavo e studio della figura del santo umbro sul grande schermo, viene da chiedere perché san Francesco affascini il cinema. “E il santo più ‘cinematografico’. Lui stesso è stato un regista e un attore”, risponde Casali. “Inoltre, non è un santo identitario. E’ stato un laico che ha deciso di vivere secondo il Vangelo”. Studioso ed esperto di Francesco, l’autore del volume riflette sull’importanza di attingere alla documentazione su di lui per conoscerlo, capirlo e rappresentarlo in maniera autentica. “È popolare e sconosciuto, perché vive di stereotipi, e anche il cinema francescano se n’è nutrito. Ma se andiamo alle fonti possiamo vedere come fosse un personaggio di grande fascino e di grande anticonformismo”.

Scena del film “La stella di Greccio”. Foto © Luca Mannaioli

La dimensione umoristica

Il binomio tra il santo di Assisi e la settima arte è talmente saldo e radicato in Casali che lui stesso è diventato regista. L’imprinting è arrivato proprio dalla visione di “Francesco” (1989) con Mickey Rourke, e la passione vera e propria sia per la sua figura che per il cinema è scoppiata all’inizio degli anni Novanta, sfociando in questa avventura artistica imprevista. Il primo progetto, “La stella di Greccio”, è nato per le celebrazioni degli ottocento anni del primo presepe vivente. “Ha avuto un successo inaspettato, lo abbiamo portato in tanti festival internazionali e abbiamo avuto la soddisfazione di presentarlo sia a Papa Francesco che a Papa Leone”, racconta. Il secondo, “La leggenda dei tre compagni”, ispirato all’opera dei frati Leone, Rufino e Angelo, prodotto da Francesco Salvi che vi recita nel ruolo del santo, è in fase di post-produzione. “Lo sguardo comico e umoristico di Francesco è stato completamente trascurato. Voglio restituirgli la sua dimensione di ‘giullare di Dio’”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: