Francesco docet: la Chiesa non è un partito

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Credo che almeno una volta nella vita, magari in buona fede, sia capitato a tutti di sentirci importanti – se non proprio indispensabili – nel cammino della Chiesa. Come se dipendesse da noi il futuro della Sposa di Cristo. E ci siamo dati da fare. Non poche volte, poi, nel toccare con mano le nostre pochezze, i nostri fallimenti, gli scarsi risultati del nostro operare, abbiamo perso la pace e la speranza. Non poche volte i rumori del mondo, il rincorrersi degli eventi alla velocità del lampo, ci hanno trasmesso una sorta di intima sofferenza. Come fare per rimanere all’altezza della situazione? Dove trovare i mezzi, le collaborazioni, le idee per fronteggiare le sfide che ci vengono quotidianamente? Ben vengano gli studi di psicologia, di pastorale, di sociologia, di economia, per capire che vento tira, che tipo di uomo oggi è davanti a noi. Tutto è benedetto, tutto serve, tutto è utile, di tutto occorre tenere conto. Però, ancora una volta, ci vuole la parola del Papa per non smarrire la retta via.

“La Chiesa – ha detto – non è un partito”, quindi non è di parte. È la fontana del villaggio alla quale tutti hanno diritto di bere. Lei, la Chiesa, ha il dovere di vegliare perché l’acqua che sparge a piene mani venga attinta alla “Sorgente” del Vangelo e non altrove. A questa fonte c’è chi attinge con le botti, chi con le bottiglie, chi si accontenta di riempire solo un piccolo bicchiere. Mistero della fede. Nessuno ha il diritto si spegnare il “lucignolo fuimigante”, al contrario, deve fare di tutto perché riacquisti vita. Francesco ha indicato quattro coordinate per coloro che vogliono costruire la loro casa sulla roccia.

Quattro coordinate “antiche” che ben conosce chi vive nella Chiesa ma che hanno bisogno di essere riproposte, e non da un prete qualsiasi, ma dalla voce autorevole del Papa: “L’ascolto della Parola di Dio, la vita comunitaria, la preghiera, l’Eucarestia”. Il Papa, che ha voluto chiamarsi come il Poverello di Assisi; che tanta attenzione quotidianamente ha per i poveri, gli immigrati, i diseredati, i senzatetto – e che per questo motivo, non di rado, viene incompreso anche da qualcuno che si dice cristiano e cattolico – riconsegna ai figli della Chiesa le “linee guida” per non smarrire se stessi. Ho bisogno di pregare – e tanto – per mettere a tacere il mio egoismo, il mio orgoglio, la mia vanità.

Ho bisogno di stare con i miei fratelli, ascoltarli, confrontarmi con essi, sentirmi famiglia per assicurarmi la presenza di Gesù. Ho bisogno di nutrirmi del Corpo di Cristo se non voglio rischiare di morire sfinito dalle fatiche e dallo sconforto. Ho bisogno di fare silenzio dentro di me e intorno a me per meglio ascoltare il Signore che mi parla. “La Chiesa – ha detto il Papa – non è un mercato, non è un gruppo di imprenditori che vanno avanti con questa impresa nuova. La Chiesa è opera dello Spirito Santo”.

E lo Spirito Santo soffia come vuole e su chi vuole. Lo Spirito Santo amalgama la farina che ognuno di noi porta con sé per farne un solo pane; smussa gli spigoli dei singoli perché non abbiamo a fare male agli altri. Lo Spirito Santo ci permette di sentire gli stessi dolori, le stesse ansie, le stesse paure, gli stessi smarrimenti, le stesse speranze che albergano nel cuore dei fratelli. Quanta pace in questa verità. Lo Spirito Santo, con la sua fantasia, apre strade nuove, inesplorate, sconosciute verso la santità. Che cosa hanno in comune due bambini come Francesco e Giacinta Marto con un gigante come san Giovanni Paolo II? Che cosa unisce il beato Carlo Acutis a una santa Giovanna D’Arco? Lo Spirito Santo che soffia, dona gioia, consola e ci fa Chiesa. Solo lo Spirito Santo può riunire in una sola famiglia cristiani ricchi, colti dei Paesi più evoluti e benestanti e cristiani poveri e malfamati dei Paesi in via di sviluppo.

Inginocchiati davanti all’Eucarestia, tutti, ci sentiamo piccoli, peccatori, bisognosi di perdono e di conforto. Nutrendoci dello stesso Pane ci accorgiamo di essere figli dello stesso Padre, che ci ama indistintamente di un amore folle. E se un debole ha per qualcuno, non può averlo che per i più piccoli, i più fragili, i più bisognosi. Grazie, Santo Padre.

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