Forest therapy: la natura che cura e guarisce

Non si tratta di una moda anticonformista, ma un bene prezioso offerto che parte dal godimento salutare della natura

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La “forest bathing”, il “bagno nella foresta”, è una pratica di intenso rapporto con la natura, che si sta sviluppando, ora, nel nostro Paese, sulla scia di altri esempi nel mondo, per ricavarne benessere, fisico e mentale. Nel rispetto dell’ambiente, la correlata “forest therapy” (terapia della foresta) prevede il godimento salutare della natura, considerata e, soprattutto compresa, nei suoi molteplici aspetti e approcci disciplinari.

Per la precisione, forest bathing è il primo, semplice e diretto contatto con la natura; la forest therapy prevede dei protocolli, predisposti da medici e psicologi, che i soggetti con specifici disturbi devono seguire con attenzione. Entrambe non rispondono a filosofie new age o a mode anticonformistiche naif e green né si rileva un beneficio da effetto placebo o da autosuggestione. Si tratta di rivalutare il bene prezioso offerto dal Creatore e avvicinarsi sempre più, riscoprendone gli effetti positivi che gli avi dei secoli scorsi avevano ben interiorizzato.

La terapia della foresta ha degli effetti benefici, fisici e mentali, in quanto poliedrica e coinvolgente diversi aspetti umani, dalla sociologia, alla psicologia, alla medicina. Può avere particolare efficacia nei confronti di bambini e persone con difficoltà cognitive o motorie (consentendo di sviluppare al meglio tutti e cinque i sensi), ripristinando l’equilibrio corretto, soprattutto diretto e tattile, con la natura, stimolando la fantasia e la manualità. Abbassa i livelli di cortisolo e, quindi, riduce lo stress; inoltre consente di sviluppare una maggiore capacità di concentrazione (raccomandata per i giovani che accusano disturbi da deficit di attenzione).

Le argomentazioni poggiano su elementi scientifici: i giapponesi, cultori del fenomeno (da loro chiamato shinrin-yoku), avevano compreso come alcuni alberi, in particolare, rilasciassero delle sostanze, i monoterpeni, con benefici enormi, se inalate, sull’organismo umano e sul suo apparato cardiorespiratorio. Gli alberi più indicati, in fatto di produzione di monoterpeni, sono il faggio, il larice, l’abete, il pino silvestre e la betulla.

Attraverso la collaborazione con le istituzioni, la terapia della foresta rappresenta un’opportunità unica per sviluppare il benessere psicofisico della persona. È un fenomeno in crescita in Italia, in seguito anche alle recenti restrizioni dovute alla pandemia e alla conseguente voglia di riprendersi gli spazi. Disponendo di boschi lungo quasi tutta la sua superficie, il nostro Paese offre mete specifiche in tutte le Regioni. www.forestbathingcsen.it/ è il portale dedicato all’argomento, con dati, informazioni, corsi ed eventi. I corsi che offre, si concludono con dei diplomi specifici di “Forest Bathing” CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) e permettono di sviluppare sinergie, anche lavorative, con altri contesti e istituzioni. In particolare “in proprio; con i docenti delle scuole (protocollo formativo CSEN/MIUR); con gli atleti degli sport (in particolare quelli di tiro e concentrazione); con le aziende, per i loro dipendenti (welfare); con gli uffici turistici comunali (IAT) e le aziende di promozione turistica (APT); con le scuole di formazione nel settore benessere; con le associazioni per disabili e anziani; con i proprietari di strutture alberghiere; con i gestori dei Parchi forestali; con le Università e gli Enti di ricerca; con gli operatori del wellness (centri termali, agriturismi, fattorie didattiche, associazioni naturalistiche)”.

I corsi impartiti sono sostanzialmente di 3 tipi: quello di istruttore, di esperto e di avanzato DBN (approfondimento delle Discipline Bio Naturali). Le possibilità di accedere alla formazione sono sempre più estese, in quasi tutto il territorio nazionale. Il rilascio del diploma di Guida Certificata di Forest Bathing significa aver formato dei professionisti esperti, in grado di condurre al meglio le persone che si avvicinano a tale pratica, permettendogli di vivere l’esperienza a 360°.

È fondamentale, in tal senso, la collaborazione con le autorità locali, affinché i progetti siano avallati, finanziati, incoraggiati, pubblicizzati, in grado di interessare parecchi “turisti” e contribuendo, così, anche all’economia del posto. Questa “nuova” forma di turismo deve costituire anche la base per creare numerose opportunità lavorative: la richiesta dei turisti è in aumento e il settore richiede figure professionali nonché strutture ricettive adeguate. Va ricordato come tale turismo non sia elitario né preveda costi onerosi; è inclusivo e accessibile, offrendo la possibilità di goderne anche a chi ha poche risorse economiche disponibili.

In una sua poesia, San Giovanni Paolo II, scriveva Tu sei il più stupendo, onnipotente Intagliatore di santi/la mia strada è fitta di betulle, fitta di querce/Ecco, io sono la terra dei campi, sono un maggese assolato/ecco, io sono un giovane crinale roccioso dei Tatra/Benedico la Tua semina a levante e a ponente/Signore, semina generosamente la Tua terra che diventi un campo di segale, un folto di abeti”.

Fra i diversi libri dedicati all’argomento, vi è quello dal titolo “Forest Bathing” (sottotitolo “I benefici dello shinrin-yoku, l’arte giapponese di trarre benessere da alberi e piante”), scritto dall’esperto esploratore Éric Brisbare e pubblicato da “Il Castello Editore” nell’ottobre 2018. In tale volume, l’autore approfondisce il notevole benessere mentale (contro stress e ansia) e fisico (tra cui malattie respiratorie e allergie) procurato proprio dal contatto diretto e totale con la foresta e i suoi alberi.

Il patrimonio verde, boschivo e forestale, pur notevole, è, purtroppo, sempre più circoscritto. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), infatti, nel suo ultimo rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco sistemici”, pubblicato il 14 luglio 2021 (il prossimo è atteso per il 26 luglio 2022), al link https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2021/07/IT_Sintesi_Rapporto_consumo_di_suolo_2021.pdf, rende disponibili molti dati, fra cui “Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi continuano a un ritmo non sostenibile […] Il fenomeno, quindi, non rallenta neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, con più di 50 chilometri quadrati persi, anche a causa dell’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale. Le conseguenze sono anche economiche, e i ‘costi nascosti’, dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 8 anni, sono stimati in oltre 3 miliardi di Euro l’anno. […] Il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno. Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato, e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole. Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti. Una crescita delle superfici artificiali solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari quest’anno a 5 km quadrati”.

Il nostro “verde”, quindi, è ancora vasto nonostante l’urbanizzazione e la cementificazione avanzanti. In tutto questo, il forest bathing potrebbe costituire un’ulteriore risorsa: non solo sensibilizzare il Paese al rispetto per l’ambiente ma preservarlo, anche, da un’erosione continua, da una cementificazione che “mangia” la terra a poco a poco. Si tratta di un fenomeno sottaciuto ma estremamente pericoloso. A breve sarà inevitabile una scelta, quella fra l’inalazione delle sostanze rilasciate dagli alberi o quelle del catrame.

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