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Al fianco degli “invisibili” in inverno. Il calore umano che ripara dal freddo chi vive in strada

Calde coperte per le persone senza dimora, come fece san Martino quando, secondo la tradizione, alla vista di un mendicante che pativa il freddo, divise con lui il suo mantello per aiutarlo a coprirsi. Un gesto di solidarietà che infonde un doppio calore, quello che del tessuto e quello che deriva da un atto di generosità e di condivisione con l’altro, specie se più debole, più fragile. Le persone senza dimora sono spesso invisibili ai nostri occhi, mentre camminiamo per la città, come se le loro presenze fossero per noi assenti, ma c’è chi posa su di loro uno sguardo e gli porge la mano con un dono, che si tratti di un pasto caldo, di un plaid o di una medicina. Come fanno ogni sera i volontari di Croce Rossa Italiana di Roma, tra cui medici e infermieri delle unità di strada che si occupano dell’assistenza di chi vive veramente, fisicamente, ai margini della società. Un aiuto che non è solo materiale, come spiega a Interris.it la presidente di Cri di Roma Debora Diodati nell’intervista che segue, ma che prova a colmare il senso di solitudine, a far ritrovare la dignità, a far capire che “non sono invisibili per tutti”.

Alcuni numeri

Ha trovato un po’ di spazio fra le notizie, alcuni giorni fa, il decesso di un clochard sotto il colonnato del Bernini in piazza San Pietro a Roma. L’abbassamento delle temperature nelle notti di novembre e le forti piogge hanno aggravato le fragili condizioni di salute dell’uomo, un sessantunenne tedesco, Burkhard Scheffler, assistito, come tanti altri, dal Dicastero per la Carità. Nonostante gli fosse stato offerto un posto dove poter dormire al caldo, aveva scelto di rimanere in strada. Scheffler non è stato purtroppo né il primo né l’ultimo dei senzatetto che hanno perso la vita quest’anno. Al 28 novembre sono 341 le persone senza dimora decedute da gennaio, secondo quanto riporta il conteggio tenuto da Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (fio.PSD), in aumento rispetto ai 251 i decessi registrati nel 2021. Nonostante si parli delle persone senza dimora prevalentemente quando arriva l’inverno, non è il freddo la causa principale della loro morte, spesso dovuta a incidenti, motivi di salute o violenze. Secondo l’Istat, in Italia le persone senza dimora sono 50.724, l’85,7% uomini, più della metà di loro è di nazionalità straniera e sempre più oltre il 50% vive nel nord Italia. A Roma, il Dipartimento politiche sociali dell’amministrazione capitolina dispone di sette centri di pronta accoglienza per gli adulti senza dimora che si trovano in situazioni di emergenza. Qui trovano un un posto letto, la mensa, il cambio abiti e la lavanderia. Ci sono inoltre 1.136 posti nei 41 centri, cinque diurni e 36 notturni, questi ultimi coordinati dalla Sala operativa sociale (Sos) di Roma Capitale, presenti nella Capitale, divisi in servizi a bassa soglia con doccia o ristoro, servizi diurni e notturni, servizi aperti tutto il giorno e centri per le mamme con bambini. Dall’1 gennaio 2022 all’1 novembre i servizi hanno preso in carico 17.594 persone.

L’intervista

Dopo la campagna di raccolta delle coperte per le persone senza dimora, Interris.it ha intervistato la presidente di Croce Rossa Italia di Roma Diodati per farsi illustrare meglio le attività loro attività di strada e in generale che tipo di assistenza portano a questi “invisibili”.

Quante coperte siete riusciti a raccogliere?

“Circa un migliaio, anche da persone che venivano dall’altra parte di Roma. Un aiuto concreto che potremmo portare a chi vive in strada – comunque le nostre sedi sono aperte quindi è possibile donare in qualsiasi momento. A Roma ci sono circa 9mila persone senza dimora e con il calo delle temperature avranno maggiori problemi, noi cerchiamo di non far spegnere mai la luce su di loro, con l’operato dei nostri volontari e delle nostre squadre, che sono in strada 365 giorni all’anno, e con i nostri comitati diffusi ovunque, anche nelle zone più difficili della città”.

Cosa fanno le vostre unità di strada?

“Gli portano una coperta, un pasto e una bevanda calda in inverno, così come in estate portano l’acqua. La cosa importante è essere in mezzo a loro, costruire un rapporto di fiducia, intercettare le persone che presentano patologie gravi per poterle poi accompagnare in un percorso sanitario. Abbiamo inoltre delle unità attrezzate con un camper sanitario specializzate nel primo soccorso, nella medicazione, nell’assistenza sanitaria itinerante, e altre con del personale veterinario. Molte persone senza dimora sono assai legate ai propri amici cani, tanto che spesso rifiutano di andare nei ricoveri dove gli animali non sono ammessi. In aggiunta, portiamo altri servizi ancora diversi come il podologo o il barbiere. Molte persone si propongono per venire a fare i barbieri, incontriamo tanta solidarietà”.

Quali altri tipi di servizi avete per i senzatetto?

“Facciamo accoglienza a bassa soglia presso la nostra sede a Monteverde con il punto Better Shelter, delle casette per ospitare tra le 100 e le 150 persone. Lo facciamo in convenzione con il Comune di Roma e molto probabilmente anche quest’anno replicheremo per tre-quattro mesi. Ci rendiamo conto che per queste persone poi la vita di strada riprende, per cui è importante fargli ritrovare la dignità, colmare il senso di solitudine, fargli capire che non per tutti sono invisibili”.

Come avete operato nei mesi più duri della pandemia?

“In quel periodo tante piccole associazioni si sono fermate perché non avevamo modo di essere operativi in sicurezza per strada, noi non abbiamo smesso di essere in prima linea e questo ci ha fatto sentire particolarmente responsabilizzati. Pure in quelle condizioni, abbiamo riattivato le nostre cucine per evitare che queste persone morissero di fame”.

Nella vostra attività avrete sentito le storie di tante persone. C’è stato qualche incontro che vi ha particolarmente colpito?

“Essendo sempre presenti in strada riusciamo a creare un rapporto di fiducia con le persone che incontriamo. Prima stabiliamo un contatto con loro, si aprono e si fanno aiutare con i nostri generi di prima necessità, coperte, panini, bevande calde, acqua. Una vicenda a cui siamo particolarmente legati è quella di un uomo italiano che abbiamo accolto tre anni fa nella nostra struttura, gli abbiamo dato una secondo possibilità aiutandolo nel percorso di integrazione e a cercare casa. Oggi ha un lavoro e quando può torna a trovarci”.

Lorenzo Cipolla

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