Il fenomeno dello “scalzismo”: cos’è e quali effetti produce

L'intervista di In Terris a Valerio Roccione, presidente del “Club dei nati scalzi”, sull’arte di camminare a piedi nudi per le attività quotidiane

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Lo scalzismo (o gimnopodismo) è l’arte di camminare a piedi nudi per le attività quotidiane, al fine di valorizzare il beneficio di una pratica naturale. In alcune culture, camminare scalzi è previsto e caldeggiato; in quelle occidentali è malvisto e considerato una costrizione dovuta esclusivamente alla povertà e non a una scelta di benessere psicofisico.

Lo scalzista non punta all’eliminazione della scarpa: ne riconosce un valore (seppure per modelli minimali), in determinate occasioni, ma ne sconsiglia l’uso. La terminologia inglese, come al solito, ha impreziosito il fenomeno, sfruttando una nuova accattivante proposta: il termine barefooting, da bare (nudo) e foot (piede).

La storia dell’uomo inizia con i piedi nudi e, in tal modo, prosegue anche nell’antichità, fatta eccezione per i Romani che attribuivano importanza e status in base alle calzature possedute: un elemento che è rimasto costante nella concezione italiana nel corso dei secoli.

Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via” (Luca 10,4). Molti religiosi, di vari ordini, hanno seguito la regola del camminare a piedi nudi. I libri dedicati all’argomento sono molteplici. Folco Terzani, scrittore, figlio del noto Tiziano, nel suo volume A piedi nudi sulla terra (Mondadori, 2013), scrive:“I piedi sono le radici dell’uomo. Le scarpe sono come un isolante che interrompe la corrente elettrica tra te e la terra”. Fra i volumi, anche quello dal titolo Piedi sani corpo sano (Il punto d’incontro, 2016), in cui il sociologo Carsten Stark descrive l’importanza della salute dei nostri arti inferiori e celebra l’importanza del camminare scalzi.

L’intervista

Esistono anche delle associazioni di cultori e praticanti. Valerio Roccione, presidente del “Club dei nati scalzi” (nati-scalzi.org, autentico riferimento per tutti gli appassionati), è in grado di fornire molte informazioni riguardo al gimnopodismo. È opportuno porgli delle domande per approfondire l’argomento.

Nella presentazione del Club, si legge: “Non siamo persone che pretendono di fare proseliti, NON vogliamo convincere nessuno ad andare a piedi nudi se non lo desidera, NON possiamo essere intolleranti con i ‘calzati’”. In un’epoca contrassegnata e consegnata alla dicotomia e alla “divisione”, in schieramenti pro e contro, il vostro atteggiamento e i vostri principi, ancor prima delle ragioni proprie dello scalzismo, appaiono rivoluzionari e inclusivi. Quali sono i valori fondamentali ai quali vi ispirate? Il principio dell’adesione spontanea è vincente?

“La frase è del 1999 e compariva nella prima versione del sito. Non abbiamo mai avuto bisogno di modificarla perché la pratica del barefooting è, e deve essere, una scelta che si fa in assoluta libertà”.

Com’è arrivato al barefooting? Come si comincia, in genere?

“Tutti noi abbiamo avuto questa ‘passione segreta’ fin da bambini e il sito ci ha dato la possibilità di conoscere tanti altri con la stessa passione. Si comincia andando scalzi e vergognandosi, poi si scopre che è bello e si impara ad ignorare (per quanto possibile) occhiate e commenti. Io in particolare ho iniziato da ragazzo, di nascosto, poi da adulto di sera con il favore delle tenebre poi, pian piano mi sono liberato da questi pregiudizi”.

Quali sono gli aspetti benefici che si traggono, a livello fisico e mentale? Ci sono anche dei rischi?

“Le popolazioni che non conoscono le scarpe non hanno difetti posturali, molti di noi sono migliorati sotto questo aspetto dimenticando i mal di schiena. Il sistema immunitario inoltre ne viene rinforzato. Ci sono ovviamente dei rischi sia camminando sulle strade cittadine ma anche, e forse soprattutto, sull’erba e sulla sabbia, quest’ultimo, luogo nel quale tutti camminano scalzi dove invece si possono celare le maggiori insidie in quanto assolutamente invisibili sotto pochi centimetri di sabbia. Al contrario, anche se parrebbe un controsenso, il luogo più facile sul quale camminare, dal punto di vista della sicurezza, sono i marciapiedi perché, con occhio allenato, si può scorgere in anticipo qualunque insidia”.

Come si svolge l’attività del Club, quali sono gli eventi?

“Il Club ha organizzato negli anni uscite fra amici, Incontri Annuali Ufficiali e anche oggi vengono organizzate Uscite fra diversi amici. Tutto viene pubblicato nel sito e/o nel Forum Libero. https://natiscalzi.forumattivo.com/  Ogni anno viene, o meglio veniva organizzato un incontro nazionale in due città italiane, nel mese di maggio, una delle quali è sempre Milano, purtroppo la pandemia ci ha costretto a sospendere sia l’incontro del 2020 sia quello del 2021”.

Quante persone in Italia praticano il barefooting? È un fenomeno in crescita?

“Difficile dirlo, probabilmente gli scalzisti integrali saranno un centinaio, ma noi abbiamo nel nostro Forum Libero oltre 420 persone registrate”.

Come si colloca la pratica dello scalzismo in Italia rispetto agli altri Paesi, in termini di qualità e di quantità?

“Qualità e quantità sono pressappoco uguali in tutto il mondo, noi abbiamo preso coscienza del fenomeno fra i primissimi, già nel 1999”.

La definizione di “moda” che qualcuno ha attribuito, è corretta? L’adesione di alcuni VIP (a esempio le attrici Jennifer Aniston e Julia Roberts) quali aspetti può avere?

“La moda non ci interessa. Se poi qualcuno lo fa ‘per moda’, fatti suoi, per noi va bene lo stesso. I nostri Soci Ordinari però, sono veri e propri barefooter, li conosciamo di persona e vanno scalzi davvero. Naturalmente, tutte le volte che si può e dovunque si può; ma il range è inaspettatamente molto ampio”.

Quali sono le barriere che ritiene abbattute dallo scalzismo e quali sono, invece, quelle più dure e difficili da vincere?

“La questione più difficile è quella di trovarsi a proprio agio con gli altri, le difficoltà ‘fisiche’ sono superabili con l’allenamento. La timidezza e il fatto che camminare scalzi sia ritenuto inopportuno dalla stragrande maggioranza delle persone è sicuramente una barriera difficile da superare”.

Esistono dei limiti normativi in Italia per tale pratica?

“No, salvo in determinate condizioni previste dalle Leggi o da Regolamenti che un Ente sia legittimato a imporre. Purtroppo, sempre più frequentemente molti gestori di negozi, centri commerciali e comuni assortiti si sono inventati di sana pianta regolamenti inesistenti pur di impedire lo scalzismo. Molti nostri soci, con ammirevole determinazione, hanno interpellato le Forze dell’Ordine che hanno dato loro ragione consentendo l’accesso seppur sprovvisti di calzature”.

Nelle passeggiate cittadine, quale atteggiamento riscontra nelle persone che osservano? Di sorpresa, di condanna, di ammirazione?

“Se si è da soli, di tutto; se si è in gruppo come capita agli incontri, sorpresa e curiosità che noi soddisfiamo ‘su due piedi’”.

Qual è l’approccio dei bambini a tale pratica? Ha un effetto immediato e convinto?

“I bambini ne sono in genere entusiasti e peraltro non gli fa che bene, al contrario, nel 99% dei casi, dell’adulto accompagnatore che emenda con critiche più o meno valide il nostro comportamento in modo che il bambino tragga insegnamento per continuare ad indossare scarpe in qualsiasi occasione. Molto raramente mi è capitato di sentire apprezzamenti da accompagnatori adulti mentre erano insieme a bambini. Al contrario, invece, di quanto mi sia capitato, non solo a me ma anche a molti altri nostri amici, di ottenere consenso all’estero, in particolar modo nella Svizzera di lingua tedesca”.

Da parte dei giovani si assiste a una buona risposta?

“Fra i nostri amici la parte ‘giovane’ sta crescendo”.

Nella vita di un barefooter, quali sono le fasi critiche, quelle che possono indurre a un ripensamento?

“Le fasi iniziali soprattutto se vissute in un ambiente ‘ostile’ non sono facili da superare; se ciò avviene significa che le motivazioni non erano forti come si credeva”.

Si è scalzisti ogni giorno o in determinate occasioni?

“Si è scalzisti anche se si cammina scalzi solo per casa, ma il barefooter dovrebbe essere una persona che va scalzo dovunque, appena può”.

Come valuta l’informazione e l’attenzione mediatica al riguardo?

“Veniamo sempre visti come persone che fanno qualcosa di curioso che è piuttosto difficile da comprendere e comunque sempre persone ‘originali’ nel migliore dei casi”.

Per gli ultimi del mondo è, spesso, una scelta obbligata, può esser considerata, invece, come una risorsa?

“Se tutti andassimo scalzi, staremmo tutti meglio, sia dal punto di vista della salute, sia perché la tolleranza verso gli altri sarebbe maggiore; il che, di questi tempi, non guasterebbe davvero”.

Si tratta, in conclusione, di un fenomeno sociale attualmente poco conosciuto ed esercitato che potrebbe, tuttavia, sull’esempio dei praticanti così entusiasti (più che sulle tendenze dei VIP), conoscere un grande consenso. Il tutto, come spontanea adesione senza alcuna forzatura, moda o proselitismo.

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