Federico Pelizzari: “Così lo sport mi ha dato una seconda vita”

Dall'infortunio a Bormio al podio di Milano-Cortina: la storia del campione azzurro che ha trasformato la disabilità in forza, oggi celebrata nell'incontro con Papa Leone XIV

a sinistra, Federico Pelizzari. Foto Francesco Vitale. A destra l'udienza degli atleti con Papa Leone XIV. Foto Vatican Media

C’è un filo rosso che lega la neve delle vette olimpiche al silenzio solenne delle stanze vaticane: è la resilienza. Per Federico Pelizzari, campione dello scialpino paralimpico, il recente incontro con Papa Leone XIV non è stata solo un’udienza formale, ma il riconoscimento di un percorso fatto di cadute, risalite e traguardi storici. Grazie ai successi di Milano-Cortina, l’atleta azzurro riflette sul valore del sacrificio e sulla normalità di una quotidianità che sfida il limite ogni giorno. A Interris.it, Pelizzari racconta l’emozione di trovarsi di fronte al Pontefice e lancia un messaggio potente alle nuove generazioni: lo sport non è solo competizione, ma lo strumento straordinario capace di regalare una “seconda vita” a chi ha saputo trasformare la difficoltà in un punto di forza.

Dalle vette di Bormio alle Paraolimpiadi

Il destino di Federico Pelizzari sembrava già tracciato sulle nevi di casa, a Bormio, dove ha indossato i primi sci a soli tre anni. Tuttavia, la vita ha rimescolato le carte quando ne aveva dodici: lo scoppio di un petardo e la perdita di parte della mano destra avrebbero potuto fermare chiunque, ma non lui. Grazie a una protesi progettata per impugnare il bastoncino e a una determinazione incrollabile, Federico non solo è tornato in pista, ma ha trasformato quell’incidente nel trampolino di lancio verso una carriera straordinaria. Dopo un anno di studi in California e l’incontro decisivo con il mondo paralimpico nel 2021, Pelizzari è diventato rapidamente uno dei volti nuovi dello sci azzurro, distinguendosi già ai Giochi di Pechino 2022 come uno dei più giovani della spedizione. Ispirato dallo stile di Ted Ligety e sostenuto dai sacrifici della sua famiglia, oggi Federico si racconta come un atleta che vive di sport h24, tra ski tour e natura selvaggia. In questa intervista, emerge il ritratto di un ragazzo che ha scelto l’ottimismo come bussola, imparando a non dare peso agli aspetti negativi e a guardare sempre con fiducia al prossimo traguardo.

L’Intervista

Federico, partiamo dall’emozione del recente incontro con Papa Leone XIV. Cosa ha significato per te trovarti al cospetto del Santo Padre tra le mura del Vaticano?

“È stata un’esperienza unica e profondamente emozionante. Non capita tutti i giorni di trovarsi in queste magnifiche stanze; non ero mai stato all’interno del Vaticano ed è stata un’occasione preziosa da cogliere con tutto il cuore”.

C’è un passaggio particolare del discorso del Papa che ti ha colpito o che hai sentito particolarmente tuo?

“Le parole che ho interiorizzato di più, e che mi hanno fatto davvero piacere, sono quelle che il Santo Padre ha dedicato a noi atleti paralimpici. Ha citato la nostra resilienza, i nostri sacrifici e la nostra capacità di affrontare le difficoltà. Sentire questo riconoscimento da parte sua mi ha riempito di gioia”.

Parlando di sfide, l’esperienza di Milano-Cortina ha segnato un momento fondamentale per te. Cosa porti a casa da questa edizione e quanto senti che i tuoi sacrifici siano stati ripagati?

“Questa Paralimpiade è stata il vero punto di svolta della mia carriera. Con la medaglia sono ufficialmente entrato nell’Olimpo dello sport paralimpico e ne vado molto fiero. I sacrifici sono stati enormi e finalmente sono stati ripagati. Per noi atleti paralimpici, il sacrificio non è solo nello sport, ma fa parte della routine quotidiana anche fuori dalle piste”.

Spesso si parla degli atleti paralimpici come di persone “speciali”, ma tu hai un’idea molto chiara su questo. Come vivi il rapporto tra disabilità e sport nella vita di tutti i giorni?

“Noi cerchiamo di superare le nostre difficoltà allenandoci costantemente. È vero, abbiamo ostacoli in più, ma siamo tutti ragazzi forti e ormai questa gestione fa parte della nostra quotidianità. Ci riteniamo degli atleti normalissimi, proprio come tutti gli altri”.

Quale messaggio vorresti lanciare ai giovani che stanno affrontando delle difficoltà o che vorrebbero avvicinarsi al mondo dello sport paralimpico?

“Il messaggio che voglio dare è semplice: fate sport. Vorrei che tutti sapessero che esiste il mondo paralimpico, che è un universo bellissimo. Lo sport può sempre aiutare a superare le difficoltà; noi ne siamo l’esempio lampante perché lo sport, a tutti gli effetti, ci ha dato un’altra vita”.

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