Fede e Giustizia. Nordio: “La persona deve sforzarsi di applicare i principi del cristianesimo”

Giustizia tra fede e diritto. A Roma il convegno che ha riunito personalità autorevoli impegnate nel campo del diritto e nelle opere di giustizia con una lectio magistralis del ministro della Giustizia Carlo Nordio

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio (foto: Francesco Vitale)

Un prestigioso incontro a Roma, organizzato dal Consorzio Universitario Humanitas, ha messo in luce il complesso e vitale rapporto tra fede e giustizia, esplorando il concetto attraverso i millenni, dal diritto romano alla modernità. L’evento ha focalizzato l’attenzione sul pensiero di tre figure cardine: Sant’Agostino, il giurista e politico cattolico Giorgio La Pira, e l’illustre costituzionalista Piero Calamandrei. L’iniziativa ha voluto evidenziare la continuità del principio “sua cuique tribuere” (dare a ciascuno il suo), dalle radici giuridiche romane alla Patristica cristiana, fino alla visione laica odierna. La scelta di svolgere l’evento nel cuore della Chiesa Romana sottolinea la volontà degli organizzatori di raccogliere le riflessioni provenienti dalle radici comuni romane e cristiane. Il dibattito ha coinvolto figure di altissimo livello nell’amministrazione della giustizia e nella diffusione del sapere.

Fede e Giustizia

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio,  ha affrontato la difficoltà di applicare la giustizia in un mondo segnato dall’imperfezione umana: “L’uomo – ha detto nel corso di una intervista a Interris.it – ha un marchio iniziale che nella Bibbia è il peccato originale e nella morale laica è un’aggressività che ha prodotto la lotta per la vita. La persona deve sforzarsi di applicare i principi del cristianesimo sia alla legislazione positiva sia alla sua applicazione pratica, che non significa affatto un buonismo indifferenziato”. Nordio ha poi posto l’attenzione sul tema dell’indulto, citando l’insegnamento ecclesiastico sulla misericordia condizionata. “La stessa Chiesa ci insegna che per avere l’assoluzione devi transitare attraverso la confessione, quindi una liberazione lineare e senza condizioni da parte dello Stato sarebbe una manifestazione di debolezza più che una manifestazione di misericordia”. Come augurio ai giovani giuristi, Nordio ha suggerito la lettura dei saggi di Francesco Carnelutti, maestro nel coniugare fede, ragione e giustizia.

L’Umanità del Giudizio

Il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Andrea Pinelli ha sottolineato a Interris.it le sfide derivanti dal cambiamento d’epoca, in particolare l’avvento della tecnologia: “Le sfide sono connesse al cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Le trasformazioni di carattere demografico e l’avvento della tecnologia, l’intelligenza artificiale deve essere un sostegno, un aiuto, un ausilio che la modernità ci offre, ma senza che questo faccia perdere l’umanità del giudizio, cioè la centralità dell’uomo nel giudizio sull’altro uomo, mantenendo la centralità dell’uomo nella giurisdizione per salvaguardare la relazione e la manifestazione della comunità”.

Giustizia illuminata dalla fede

Sua Ecc.za Mons. Fabio Fabene, Segretario del Dicastero delle Cause dei Santi e Vicepresidente del medesimo Comitato Etico del Consorzio Universitario Humanitas, ha rimarcato il rapporto intrinseco tra le due virtù: “L’incontro ha messo in luce due virtù, la virtù della fede (teologale) e la virtù della giustizia (cardinale). Queste due virtù si illuminano vicendevolmente e portano a compimento quel dare a ciascuno il suo che è proprio della giustizia, perché il giurista possa ricercare sempre la verità nella sua professione. Per un cristiano questo è fondamentale perché non può esserci una fede vissuta senza la giustizia”. Mons. Fabene ha inoltre ricordato come il Magistero della Chiesa, da Leone XIII in poi, abbia coniugato la giustizia con la misericordia, che per il diritto si traduce nell’equità. “La misericordia porta a compimento la stretta giustizia che per un giurista… si traduce in quella equità che è l’anima stessa dell’applicazione del diritto in quanto è attenta alle circostanze e alla persona che ha agito”.

Uno sguardo ai giovani giuristi

Con la presidenza di Gennaro Colangelo del Dipartimento Beni Culturali del Consorzio Universitario Humanitas, il convegno ha vistro la presenza di personalità autorevoli impegnate nel campo del diritto e nelle opere di giustizia. Alcuni brani tratti dalle opere di Sant’Agostino, Giorgio La Pira e Piero Calamandrei sono stati recitati da Emmanuel Casaburi e Maria Teresa della Cortiglia e commentati, rispettivamente, da Jaroslaw Merecki della Pontificia Università Lateranense, Raffaele Coppola dell’Università di Bari Aldo Moro già Promotore di Giustizia presso la Corte d’Appello dello Stato Città del Vaticano, Romano Vaccarella della Sapienza Università di Roma già giudice della Corte Costituzionale. Lo stesso presidente Colangelo ha invitato in particolare i tanti giovani giuristi, futuri avvocati, magistrati o professionisti del foro, a entrare in contatto e in dialogo con i loro colleghi più anziani, esortandoli letteralmente a “prendere con loro un caffé”, per sottolineare l’importanza di non perdere mai l’aspetto relazionale e il contatto con l’esperienza, vero motore e aiuto prezioso nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

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