Etica e intelligenza artificiale: partire dall’“umano”

Monsignor Vincenzo Paglia, autore del libro “L’algoritmo della vita”, spiega che gli scopi dello sviluppo tecnologico deve essere le persone e la loro dignità

A sinistra: il libro di mons. Paglia "L'algoritmo della vita". Foto © Alessandro Amoruso da Imagoeconomica. A destra: monsignor Vincenzo Paglia. Foto © Alessandro Amoruso da Imagoeconomica.

“Siamo un piccolo villaggio che dispone di tecnologie potentissime. Dobbiamo avere la sapienza di metterle al servizio dell’intera umanità, e non della disgregazione”. La prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, esorta a custodire l’uomo e la sua dignità di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale, e monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita e presidente della Fondazione Età grande, riflette con Interris.it sull’importanza di concordare la definizione comune di “umano”, come punto di partenza per pensare e costruire uno sviluppo tecnologico che sia al servizio delle persone.

Presentazione del libro “L’algoritmo della vita” di monsignor Vincenzo Paglia alla sede di Roma della Società Dante Alighieri. Foto di Lorenzo Cipolla

Il libro

“L’algoritmo della vita” è il titolo del libro di mons. Paglia, presentato presso la Società Dante Alighieri. “La rivoluzione digitale cambia in profondità società rapporti internazionali”, ha detto il presidente SDA Andrea Riccardi. “Serve l’etica. I rischi più gravi riguardano le prossime generazioni”, ha sottolineato il presidente emerito della Camera Luciano Violante. “Le diseguaglianze rischiano di essere ampliate, servono politica e senso critico”, è l’avvertimento della Direttrice dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Tiziana Catarci.

Monsignor Paglia, prendendo spunto dal titolo, perché focalizzare l’attenzione sugli algoritmi?

“L’algoritmo è una tecnologia prodotta dall’uomo per determinati scopi e siccome è uno strumento pervasivo, richiedono grande attenzione come lo si usa e secondo quale prospettiva. L’etica riguarda sia le modalità di costruzione di questo strumento sia, ancora di più, per quale obiettivo: per esempio, portare miglioramento all’umanità è auspicabile. Allora è indispensabile che la politica faccia il suo compito perché l’algoritmo sia al servizio di tutti e finalizzato al bene comune, non di una parte”.

“Non basta invocare genericamente l’etica: occorre indicare puntuali criteri di discernimento”, scrive Leone nella “Magnifica Humanitas”. Quali possono essere i principi dell’algoretica?

“Queste nuove tecnologie emergenti e convergenti, tra cui anche l’intelligenza artificiale, non sono neutre – perché hanno al loro interno ciò che l’uomo immette per farle funzionare. Allora devono tenere presente che il cuore dello sviluppo sono l’essere umano e la sua dignità. Va preservata la dimensione relazionale, fatta di fraternità, solidarietà e coinvolgimento di tutti, per realizzare una società armoniosa e solidale. Questo deve essere ben chiaro e presiedere alla progettazione e all’azione stessa degli algoritmi”.

Parlava di coinvolgere tutti. Come convincere la politica e chi detiene e costruisce gli algoritmi a sedersi allo stesso tavolo?

“Per far sì che queste tecnologie siano al servizio dell’umanità, dobbiamo chiederci cos’è l’‘umano comune’? E chi è che lo decide? Se lasciamo fare alla tecnica, questa produrrebbe dei ‘superuomini’, mentre credo che tutte le scienze che concorrono a definire l’umano – dall’arte alla matematica, dalla letteratura alla politica – debbano convergere sulle risposte. Dobbiamo riprendere quel grande orizzonte che presiedette il Rinascimento italiano, che aveva tra i suoi esponenti persone che erano insieme grandi pittori e grandi matematici – pensiamo a Leonardo. L’uomo non è definito da un aspetto, ma dal complesso”.

Lei auspica un accordo su queste tecnologie come avvenne a Parigi per il clima nel 2015…

“Credo che per la prima volta nella storia, l’uomo ha il potere assoluto su di sé e sul Creato – corriamo il rischio di distruggerci. Di fronte al pericolo nucleare abbiamo trovato un accordo, per la lotta agli effetti del cambiamento climatico abbiamo fatto lo stesso, per cui dobbiamo ripercorrere la stessa logica. Serviranno modalità diverse, ma ritengo ineludibile che i grandi player e le grandi industrie – che già oggi si scontrano sul piano giudiziario – trovino regole comuni, altrimenti il conflitto può diventare molto grave”.

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