La solennità dell’Epifania come luce di speranza. Oggi nella basilica di San Pietro a presiedere il rito della chiusura della Porta Santa sarà Leone XIV. Alle 9.30 il Papa celebrerà la messa al termine della quale presiederà il rito della chiusura della Porta Santa che segnerà la conclusione ufficiale del Giubileo ordinario 2025 dedicato alla speranza. “Sarà un momento prezioso e di gioia per il quale vi invito a incoraggiare la partecipazione dei ragazzi delle vostre parrocchie, esortandoli a viverlo come un’occasione importante per ascoltare le parole del nostro Vescovo”. E’ l’appello del cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, in vista del 10 gennaio quando i giovani romani incontreranno il Papa in Vaticano. Un appuntamento , all’indomani della fine del Giubileo che si concluderà ufficialmente nel giorno dell’Epifania con la chiusura da parte del Papa della Porta Santa della basilica di San Pietro, durante il quale i giovani romani, accompagnati dal porporato, potranno ascoltare le parole del Pontefice. “Saranno tantissime le realtà giovanili presenti: dai ragazzi che frequentano il catechismo a quelli che si riuniscono nei gruppi parrocchiali, dai membri di movimenti e associazioni a quelli iscritti a società sportive cattoliche, fino ad arrivare agli studenti, agli universitari e ai fuori sede che abitano nei collegi del territorio diocesano“, spiegano al Vicariato.

Epifania di speranza
Quello che va da Natale all’Epifania è per definizione un tempo di relazione, cura e responsabilità verso l’altro. Ma è anche il tempo dei legami che chiedono di essere custoditi anche quando sembrano sospesi. È in questo solco che si inseriscono le attività di “S.Av.E.L.ove CuriAmo la relazione”, il progetto selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, promosso dalla Fondazione Comunità Salernitana insieme all’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e a una rete di 19 partner del territorio. Dal 18 dicembre sono iniziate diverse attività per il Natale che rappresentano un momento simbolico legato alle festività e l’avvio di un percorso di continuità che proseguirà nei mesi successivi, con l’obiettivo di rafforzare i legami familiari e sostenere la responsabilità genitoriale anche durante la detenzione. Presso la Casa circondariale di Eboli c’è stata la celebrazione della Messa, animata dal Rinnovamento nello Spirito, presieduta da monsignor Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno, Campagna, Acerno. A seguire, un pranzo comunitario, come segno concreto di prossimità e condivisione.

Momenti condivisi
Presso la Casa circondariale di Lauro si è svolta la festa dedicata ai bambini. Un operatore della Casa sulla Roccia ha consegnato i doni ai più piccoli, mentre alle mamme saranno donati gli oggetti di ceramica realizzati nel carcere di Fuorni. La Casa circondariale di Fuorni, infatti, ha ospitato il laboratorio di confezionamento delle calze dell’Epifania. Un’attività che ha coinvolto i detenuti in un gesto simbolico di dono e responsabilità verso i propri figli. Alla Casa circondariale di Lauro la consegna delle calze dell’Epifania. Le mamme hanno trovato in dono gli oggetti di ceramica realizzati con i laboratori di Fuorni. Accanto alle attività educative e relazionali, il progetto ha previsto l’allestimento di spazi dedicati ai minori all’interno degli istituti penitenziari, pensati per favorire l’incontro, il gioco e la relazione genitoriale. A Fuorni lo spazio è stato dotato di un mobile a sei vani a giorno in materiale ligneo con bordi arrotondati, un tavolo quadrato in multistrato di betulla con bordo naturale e quattro sedie Piuriuso in faggio tornito, con altezze differenziate per le diverse fasce d’età. A Lauro è stato allestito un angolo morbido multilivello Big in poliuretano ignifugo, rivestito in finta pelle colorata, affiancato da un mobile a sei vani a giorno e da una lavagna a muro Medium, strumenti semplici ma fondamentali per attività educative, creative e condivise.

Contrasto alla povertà educativa
A Eboli lo spazio esterno è stato arricchito dall’installazione della Torre del paggio in alluminio. Con pista di scivolamento in vetroresina e area di sicurezza certificata. Così da restituire ai bambini il diritto al gioco e al movimento anche in un contesto complesso. “Questi sono spazi che parlano ai bambini, sono luoghi che accolgono la relazione. Gli interventi che abbiamo portato avanti puntano a ricostruire e rafforzare legami che la detenzione ha alterato. Ma anche a far sentire alle persone detenute l’attenzione che c’è nei loro confronti. Lì dove la solitudine e la lontananza pesano di più”, spiega Antonia Autuori, presidente della Fondazione della Comunità Salernitana In un tempo in cui la genitorialità rischia di restare sospesa, “S.Av.E.L.ove CuriAmo la relazione” si propone di dimostrare che “contrastare la povertà educativa significa, prima di tutto, non lasciare soli i legami”, commenta Patrizia Stasi, coordinatrice del progetto.

