Un’edilizia a misura d’uomo nel rispetto dell’ambiente

L’intervista di In Terris sul tema dell’edilizia sostenibile a Fabrizio Capaccioli, vicepresidente di Green Building Council Italia, associazione che fa parte di World Green Building Council

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Pensare luoghi ecologicamente sostenibili che mettono al centro chi li vive, l’uomo, nel rispetto dell’ambiente. Nell’Appello congiunto rivolto ai partecipanti a Cop26, la prossima Conferenza sul clima che si terrà a Glasgow, in Scozia, sotto la presidenza del Regno Unito, papa Francesco ha invitato a “lavorare per realizzare impegnativi progetti per raggiungere una piena sostenibilità nei nostri edifici, terreni, veicoli e altre proprietà, prendendo parte allo sforzo mondiale per salvare il nostro pianeta”.

La visione dell’edilizia sostenibile

In questo lungo periodo segnato dalla pandemia di Coronavirus ci si è trovati ad abitare in maniera differente i propri spazi quotidiani, tra lockdown, restrizioni, lavoro da casa e lezioni a distanza, periodi di quarantena per chi ha contratto l’infezione, abitudini modificate dalle esigenze del momento. Ciò può indurre a vedere con un nuovo sguardo i nostri luoghi, privati e pubblici, per pensarli più adatti a un benessere più a misura d’uomo e di natura, grazie ad esempio a un ripensamento degli spazi, alla diminuzione dei consumi, al risparmio energetico, all’utilizzo di fonti rinnovabili come quella solare, e al riutilizzo dei materiali.

Questa visione è quella fatta propria dall’edilizia sostenibile, il cui obiettivo è la progettazione e la realizzazione di edifici che migliorano la vivibilità e non recano danno all’ambiente, riducendone l’impatto, sono più salubri, utilizzano energia pulita, abbattono gli sprechi e le emissioni, e si reggono sui principi dell’economia circolare, che incentivano il riciclo e il riutilizzo.

Ciò è reso sempre più necessario sia dagli obiettivi di neutralità carbonica al 2050 sia dal “peso” che gli edifici costruiti nel Vecchio Continente hanno nel consumo di energia e nelle emissioni di gas a effetto serra. L’edilizia europea – case, uffici, scuole, ospedali – è infatti responsabile del 40% del primo e del 36% delle seconde, mentre all’orizzonte si staglia l’azzeramento delle emissioni di carbonio entro i prossimi tre decenni. Anzi, ventinove anni.

In Italia, un recente esempio di questo tipo di edilizia è una scuola. Nelle Marche, a Pesaro, l’istituto “Antonio Brancati” ha ricevuto il riconoscimento di edificio “sostenibile”, tra i primi in Europa ad averlo conseguito: la certificazione Leed v4 BD+C School di Livello Platino. In particolare, l’edificio è stato rivestito da un involucro che evita le dispersioni e impedisce il surriscaldamento degli ambienti, grazie a una parete ventilata e alle schermature solari, particolari pellicole per la protezione dai raggi del sole che non riducono l’illuminazione. Inoltre si è prestata attenzione alla salubrità degli ambienti tramite il monitoraggio di temperatura, umidità e CO2, e un corretto ricambio di aria.

L’intervista

In Terris ha affrontato il tema dell’edilizia sostenibile con Fabrizio Capaccioli, vicepresidente di Green Building Council Italia, associazione che fa parte di World Green Building Council, e amministratore delegato di Asacert, società che si occupa di servizi di ispezione, certificazione e valutazione per aziende.

Fabrizio Capaccioli

Il Pontefice ha di recente invitato i partecipanti alla prossima Conferenza a realizzare progetti per una piena sostenibilità dei nostri edifici, nello sforzo comune di salvare il pianeta, la nostra “casa comune”. Quali sono le strategie per un’edilizia sostenibile?

“Dice bene papa Francesco, occorre un sistema che sia realmente circolare e creare una cultura comune. Immaginarsi un mondo in cui a partire dalla progettazione alla fornitura dei prodotti e alla realizzazione ci siano conoscenza e cooperazione, perché costruire sostenibile significa progettare in modo sostenibile. Il che vuol dire utilizzare prodotti che rispettino determinati standard, trasferire informazioni, formare e avere un sistema olistico che includa tutta la filieria”.

Quanto ad oggi, è green, l’edilizia italiana?

“Arriviamo a un 10%. Edilizia green significa mettere al centro del costruito l’uomo che abita una casa, vive un quartiere, una città, ma è un concetto che fa ancora fatica a decollare. Prima di tutto pensare al benessere di chi vive le abitazioni, se pensiamo a quanto è successo con il Covid, uno dei temi è avere sistema filtrazione dell’aria, mentre ad esempio il Superbonus affronta questa tematica in maniera limitata. Ma significa anche avere nella zona in cui si abita i servizi indispensabili per le famiglie. A Milano si sta un nuovo quartiere, Uptown, progettato per essere autosufficiente sotto i punti di vista”.

Come si certifica il grado di sostenibilità di un edificio?

“Attraverso l’utilizzo di protocolli, come quelli realizzati dalla Green Building Council, che diventano degli standard di riferimento a cui i professionisti che operano nel settore si uniformano in fase di progettazione e realizzazione. Al termine viene espresso un valore che certifica l’aderenza dell’edificio al protocollo impiegato. I criteri prevedono, tra l’altro, il riutilizzo dei materiali, l’impiego di fonti di energia rinnovabili e di materiali isolanti che rispettino i requisiti ambientali prevista delle normative nazionali, la gestione sostenibile del cantiere”.

Quali sono i materiali da costruzione utilizzati nell’edilizia sostenibile?

“Tutto ciò che viene impiegato potrebbe essere riutilizzato, il tema centrale non è tanto quali materiali utilizzare bensì quali sono le prestazioni del materiale dopo il suo riutilizzo. Il legno e i suoi derivati è un materiale quasi sempre reimpiegabile per isolamenti acustici e termici. In Italia abbiamo un esempio significativo di un’azienda ha deciso di riutilizzare tappi di sughero delle bottiglie di vino per realizzare pannelli isolanti”.

Che rilievo assume l’economia circolare in questo processo?

“La circolarità è uno degli elementi fondamentali che ci porterà a essere realmente sostenibili. Uno dei protocolli che sta assumendo un ruolo importante in ambito internazionale è il “cradle to cradle”, dalla culla alla culla. Ogni materiale impiegato deve avere una previsione di riutilizzo nel momento in cui ci sarà una decostruzione di quell’edificio”.

Secondo lei i vari incentivi, come il cosiddetto Superbonus del 110%, sono funzionali ai fini dell’efficientamento energetico delle abitazioni?

“E’ un forte incentivo al contenimento energetico ma non è un unico tema. Ci vorrebbero però correttivi finalizzati a una visione del sistema edificio complessiva e non solo su temi specifici, come il costo della bolletta”.

L’istituto “Antonio Brancati” di Pesaro

Quanto “costa” l’edilizia sostenibile?

“Oggi si può fare edilizia sostenibile ai prezzi dell’edilizia tradizionale, gli strumenti ci sono. Ne è esempio scuola “A. Brancati” di Pesaro, realizzata esattamente con gli stessi costi”.

Come può l’edilizia green a evitare un ulteriore consumo di suolo? Penso ad esempio alla ristrutturazione dell’esistente.

“Certi edifici vanno abbattuti e ricostruiti. Se continuiamo a pensare che il nuovo debba essere costruito su nuovo suolo, non andiamo lontano. Ciò che è storico va salvaguardato e tutelato, il nuovo sostenibile va bene così, c’è però una fascia intermedia di edifici su cui si può intervenire anche attraverso l’adeguamento degli strumenti regolatori locali”.

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