Secondo Francesco “in tutta la vita sacramentale la misericordia ci viene donata in abbondanza. Non è affatto senza significato che la Chiesa abbia voluto fare esplicitamente il richiamo alla misericordia nella formula dei due sacramenti chiamati ‘di guarigione’, cioè la Riconciliazione e l’Unzione dei malati“. Al funerale di Francesco c’erano anche due senzatetto, vicino al maxischermo e appoggiati alle transenne: non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione, ma hanno detto di aver pregato. In quei gesti, semplici e potenti, è rivissuto il messaggio che Francesco ha affidato al mondo nel corso dei suoi dodici anni di pontificato: “Costruire ponti, non muri“. Rifletteva Jorge Mario Bergoglio: “Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici“.

Necessità teologica
La rappresentazione più efficace di quanto la misericordia attui e completi il Concilio, il Papa l’ha offerta al mondo aprendo il primo Giubileo tematico della storia nel 50° anniversario della conclusione del Vaticano II. In occasione dell’apertura della Porta Santa, l’8 dicembre 2015, lo storico della Chiesa Alberto Melloni dichiara di aver trovato di una forza e un’audacia straordinaria il ricordo del cinquantesimo anno della conclusione del Concilio Vaticano II, sottolineando, proprio nel giorno in cui apriva la Porta Santa, come esso sia stato l’aprirsi della Chiesa verso il mondo. Secondo Melloni, forte ed audace è stata anche la diagnosi del cattolicesimo preconciliare. Il Papa ha parlato di secche. E se la Chiesa è una barca, parlando delle secche ha mostrato tutta la necessità teologica del Concilio perché la Chiesa potesse essere ciò che doveva essere. La data di inizio del Giubileo per la Chiesa Universale è stata volutamente quella del 50° anniversario del Concilio. Il mandato è quello di riprendere con la stessa forza ed entusiasmo la spinta missionaria del Concilio, che 50 anni fa, prima di produrre documenti, è stato un incontro, un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini di oggi, ai quali il Papa si è rivolto nella messa a piazza San Pietro che ha preceduto l’apertura della Porta Santa.

Francesco e la misericordia
A Roma e in tutte le diocesi della terra, varcare la Porta Santa ha anche il significato di ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo. Infatti questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini della società contemporanea. Un incontro, a giudizio di Francesco, segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro. Dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Per Francesco, una spinta missionaria che dopo decenni viene ripresa dalla Chiesa con la stessa forza e lo stesso entusiasmo.

Gaudium et Spes
Il 7 dicembre 1965 era stata approvata la Gaudium et Spes, costituzione sul rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo, e il giorno dopo si tenne la cerimonia conclusiva: cinquanta anni fa in questi giorni si chiudeva il Concilio Vaticano II, inaugurato da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 con il memorabile “discorso alla luna”. “Non c’è nessun tempo – affermava in quel discorso papa Roncalli – in cui la Chiesa non si sia opposta agli errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore. Pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando”. Cambio d’epoca al di là dei documenti. Significativamente, Francesco ha voluto che il 50° anniversario del Concilio coincidesse con l’inaugurazione di un giubileo straordinario che ha dedicato alla misericordia. Sicché, tra storia e attualità, la Chiesa cerca di rapportarsi con il mondo con lo stesso sguardo misericordioso del suo Dio. Oltre alla Gaudium et Spes, il Concilio aveva approvato altre tre costituzioni: la Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, la Lumen Gentium sulla Chiesa e la Dei Verbum sulla Sacra Scrittura. Aveva inoltre prodotto nove decreti: sull’ecumenismo, sulle Chiese orientali, sulle comunicazioni sociali, sulla missione pastorale dei vescovi, sulla vita religiosa, sulla formazione sacerdotale, sull’ apostolato dei laici, sull’attività missionaria della Chiesa, sulla vita ed il ministero dei presbiteri.

Documenti
Aveva emanato tre dichiarazioni, Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa,
Nostra Aetate sulle religioni non cristiane e Gravissimum Educationis sull’educazione cristiana. Ma, ripetiamo, sarebbe sbagliato ridurre il Vaticano II ai documenti approvati, seppure in alcuni casi assolutamente innovativi sul piano ecclesiale e culturale. Quanti vi hanno partecipato, e dopo di loro gli storici, ne sottolineano il carattere di “evento”, cioè il suo essere stato prima di tutto un’esperienza di vita e un modo concreto di vivere la Chiesa e di rimodellare il suo rapporto con il mondo moderno. Sia nella dottrina che nella pastorale e nella formazione della sua “classe dirigente”, dunque, il Vaticano II è stato uno spartiacque nella vita della Chiesa: prima la messa era celebrata in latino, che oltre ai sacerdoti quasi nessuno capiva, e con il prete che volgeva le spalle ai fedeli.

