Diverse trasformazioni profonde stanno lambendo la nostra quotidianità: dall’impatto dell’intelligenza artificiale sulle dinamiche del lavoro alla crisi delle democrazie occidentali, fino alle nuove povertà materiali e spirituali: su questo versante, la Dottrina Sociale della Chiesa riveste un valore fondamentale come chiave di lettura della contemporaneità. Interris.it ne ha parlato con Benedetto Delle Site, giovane imprenditore, presidente nazionale del Movimento Giovani dellʼUCID, l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, e autore del volume da poco nelle librerie “La Dottrina Sociale della Chiesa. La profezia di Leone XIII ai tempi di Leone XIV» edito da Historica Giubilei Regnani 2026.
L’intervista
Dottor Delle Site, questo periodo storico è connotato dall’emergere di nuove fragilità sociali. Qual è il compito dei giovani dell’UCID per favorire il bene comune e accrescere la dignità delle persone?
“La nostra epoca è attraversata da una contraddizione profonda: mentre aumentano le possibilità tecniche e materiali, cresce al tempo stesso un senso diffuso di smarrimento. Abbiamo strumenti potentissimi per trasformare il mondo, ma fatichiamo a comprendere quale sia il senso del progresso e quale idea di uomo vogliamo servire. Le nuove fragilità sociali nascono anche da qui. Quando la tecnocrazia pretende di diventare misura di tutte le cose, il rischio è che la persona venga ridotta a funzione, consumo o dato statistico. In questo scenario, il nostro compito è anzitutto culturale e spirituale prima ancora che organizzativo: testimoniare che l’economia e il lavoro sono espressione della persona e devono restare ordinati alla sua dignità e al bene comune”.
I dirigenti cristiani rivestono un ruolo cruciale..
“Si, la Dottrina Sociale della Chiesa ci insegna che una società prospera quando esistono coscienze responsabili, famiglie solide, corpi intermedi vitali, comunità capaci di educare alla libertà e alla responsabilità. Per questo crediamo che oggi serva una nuova generazione di laici cristiani capaci e senza complessi di inferiorità nei confronti del secolarismo. Persone preparate professionalmente, ma anche consapevoli che il vero sviluppo non è soltanto economico: è umano, morale e spirituale, cioè integrale. Il giovane imprenditore, il professionista, il dirigente cristiano non può limitarsi a “gestire processi”. Deve interrogarsi sul significato del proprio agire, sulla qualità delle relazioni che costruisce, sul modello di società che contribuisce a generare. Il bene comune nasce precisamente da questa responsabilità personale vissuta dentro la storia”.
La Dottrina Sociale della Chiesa ha una cruciale importanza. Come si può applicare nel mondo dell’impresa e nella società civile?
La Dottrina Sociale della Chiesa non offre formule tecniche né ricette economiche specifiche. Offre qualcosa di più profondo: una visione dell’uomo e della società capace di orientare l’azione concreta. Applicarla nel mondo dell’impresa significa anzitutto riconoscere che il mercato è uno strumento importante di libertà, creatività e produzione di ricchezza, ma non può diventare un assoluto. Ogni sistema economico, se perde il riferimento alla persona e alla verità morale, rischia di trasformarsi in una struttura impersonale dominata soltanto dall’utile e dall’efficienza. L’impresa, invece, è una comunità di persone. Il profitto è necessario, perché senza sostenibilità economica non esiste sviluppo umano, ma non può essere l’unico scopo. Esistono beni che non possono essere misurati soltanto economicamente: la dignità del lavoro, la fiducia, la solidarietà, la possibilità per una famiglia di progettare il futuro, la partecipazione responsabile alla vita sociale”.
La sussidiarietà e la solidarietà rivestono un ruolo cruciale..
“Un principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa è quello della sussidiarietà. Viviamo una fase storica in cui il potere tende a concentrarsi sempre più in grandi strutture tecnologiche, finanziarie e burocratiche. La Dottrina Sociale della Chiesa ricorda invece che la società si articola in corpi sociali intermedi, attraverso persone e comunità vive e con un volto, non attraverso meccanismi anonimi. Anche la solidarietà va compresa nella sua autenticità. Non è assistenzialismo né livellamento. È la consapevolezza che la libertà individuale si realizza pienamente soltanto dentro relazioni giuste e responsabili, senza lasciare indietro nessuno. In fondo, la Dottrina Sociale della Chiesa ci ricorda una verità essenziale: la crisi delle società contemporanee non nasce soltanto da problemi economici o istituzionali, ma da una crisi dell’uomo”.
In questi giorni è stato pubblicato il suo nuovo libro che parla proprio della Dottrina Sociale della Chiesa. Che messaggio ha voluto lanciare?
Con questo libro ho voluto anzitutto mostrare che la Dottrina Sociale della Chiesa è uno dei grandi patrimoni culturali e spirituali dell’Occidente e che oggi, paradossalmente, appare più attuale che mai. La scelta del nome Leone XIV da parte del Santo Padre ha portato al centro dell’attenzione la figura di Leone XIII e il grande magistero sociale inaugurato con la Rerum Novarum e le altre encicliche del corpus leoninum. Ma ciò che colpisce è la straordinaria capacità di quelle intuizioni di parlare ancora al nostro tempo. Le questioni fondamentali sono rimaste le stesse: il rapporto tra libertà e verità, tra capitale e lavoro, tra Stato e società. Cambiano gli strumenti, ma non cambia la domanda essenziale: quale idea di uomo guida la civiltà contemporanea?
Le encicliche sociali mettono sempre al centro la dignità della persona..
“Si, nel libro cerco di mostrare che le encicliche sociali non sono interventi occasionali legati a singole emergenze storiche. Costituiscono un corpo organico di pensiero, una vera teologia della società, fondata sulla dignità trascendente della persona umana. Ho voluto anche evidenziare come la Dottrina Sociale della Chiesa non sia una morale sociale generica né una mediazione politica tra ideologie contrapposte. È una proposta forte di civiltà. Ricorda che la libertà ha bisogno della verità per non trasformarsi in arbitrio; che il potere deve riconoscere limiti che non può violare; che la società ha bisogno di famiglie, comunità e corpi intermedi per non cadere in nuove forme di dominio impersonale”.
Formazione e discernimento sono fondamentali..
Credo che oggi esista un enorme bisogno di formazione e di discernimento. La missione del Papa continua a essere quella di richiamare il mondo alla verità sull’uomo e sul destino umano, verità rivelata in Gesù Cristo. Ma questa missione interpella profondamente anche i laici, chiamati a tradurre quei principi dentro la concretezza della vita economica, sociale e istituzionale. Per questo la Dottrina Sociale della Chiesa non appartiene al passato ma rappresenta una scuola di libertà responsabile per una nuova generazione di leader.

