Nell’era dell’intelligenza artificiale, la riproduzione perfetta di volti e voci umane rischia di innescare una profonda crisi antropologica e di spersonalizzare le relazioni. Parte da questo allarme la riflessione di Don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, che a Interris.it commenta il messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Don Stimamiglio rilancia l’appello del Papa alla vigilanza e alla formazione, proponendo una vera e propria “igiene personale” digitale: riscoprire il valore del silenzio e del discernimento per non farsi travolgere dal flusso incessante delle informazioni. Una sfida che non riguarda solo i giornalisti, ma che investe ogni cittadino in una responsabilità collettiva per la difesa della verità.
L’intervista
Il messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali offre spunti profondi. Don Stefano, qual è il loro vero valore?
“Sono documenti importanti, spesso sottovalutati, che spiegano il pensiero della Chiesa sulla comunicazione attuale. Questa è una dimensione assolutamente umana: riguarda ognuno di noi, non è una materia riservata soltanto agli addetti ai lavori o ai giornalisti”.
Se dovesse rivolgere un primo invito a chi ci legge, quale sarebbe?
“L’invito è di leggere il messaggio del Papa. Il testo parte da una filosofia personalistica vicina alla spiritualità cristiana: ognuno di noi è portatore di un volto e di una voce che lo rendono unico come persona creata da Dio e di fronte agli altri”.
Oggi però questa unicità è messa a dura prova dalle nuove tecnologie, in primis dall’intelligenza artificiale. Quali sono i rischi reali?
“Il rischio scatta quando si disconosce l’unicità di volto e voce attraverso strumenti come l’intelligenza artificiale, che ormai riesce a riprodurli perfettamente. Rischiamo una crisi antropologica, di spersonalizzare le relazioni e confondere il prioritario dal secondario. Per questo il Papa invita alla vigilanza, alla formazione e a un uso intelligente delle tecnologie”.
Leone XIV, quindi, non propone una chiusura o un rifiuto del progresso tecnologico.
“Assolutamente no. Il Papa ci invita a raccogliere le sfide senza demonizzare la tecnologia, ma avendone cura attraverso l’intelligenza umana. Oggi tutti abbiamo a che fare con il digitale: dobbiamo evitare di lasciarci travolgere dalla dittatura della tempestività per recuperare l’attenzione verso la persona”.
Da dove si può partire, concretamente, nella vita di tutti i giorni?
“Da un’igiene personale, ossia dal controllo del proprio tempo. Rischiamo di cederlo interamente ai contenuti di mille comunicatori e dei social, non concedendo a cervello e cuore pause di silenzio necessarie per elaborare ciò che si vive”.
Il silenzio come strumento di ecologia della mente. C’è un legame con la tradizione cristiana?
“Certamente. La spiritualità cristiana ci tramanda l’esame di coscienza serale: una revisione della giornata alla luce della propria coscienza. Questo silenzio è fondamentale per ripulirsi dalle cose inutili o negative che ci bombardano. Il discernimento si fa solo prendendosi del tempo, mentre la massa di informazioni ci dice l’opposto: di continuare a consumare notizie senza sosta”.
Siamo ancora in grado di percepire e costruire volti e voci umani reali, mentre l’IA ne crea di artificiali?
“Questa è la grande sfida attuale. Dobbiamo formarci a gestire il tempo e a discernere il vero dal finto. Diventa sempre più difficile, ma dobbiamo fare debunking, cioè fare verità sulle cose”.
Un consiglio, in conclusione, a chi lavora nell’informazione e ai cittadini.
“Questo richiamo investe noi giornalisti, ma si estende a tutti. Fare verità è una responsabilità collettiva e una sfida d’epoca che non possiamo permetterci di perdere”.

