Don Oreste, card. Zuppi: “Celebrare la messa sulla spiaggia ci aiuta a capire la sua visione”

Intervistato da Interris.it al margine della celebrazione in spiaggia per il centenario di don Oreste Benzi, il cardinale Matteo Zuppi spiega la visione del sacerdote riminese: "Il Corpo di Cristo è nel corpo dei più fragili"

Celebrare l’anniversario della nascita di don Oreste Benzi, con la Santa Messa in questa spiaggia di Rimini, dove lui tanti anni fa venne per mettere al centro quelli che la società esclude, ci ricorda che è molto facile allontanare i più deboli, i fragili, quelli che danno fastidio. Poter celebrare l’Eucarestia qui, insieme a tanti amici di don Oreste aiuta a capire la sua visione: il corpo di Cristo è nel corpo dei più fragili“. A parlare a Interris.it è il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ha sottolineato come l’esempio di don Oreste, indica a tutti i vescovi e pastori della Chiesa di “essere comunità. Non c’è comunità senza accoglienza ai più poveri, i fratelli più piccoli di Gesù“.

La messa sulla spiaggia

La spiaggia libera sul porto di Rimini, non è stata scelta casualmente. E’ stata trasformata in una chiesa a cielo aperto perché proprio da lì, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, iniziò a bussare alle porte degli stabilimenti balneari che negli anni settanta non accettavano persone con disabilità. La sua costanza, impegno e tenacia, riuscirono ad abbattere quei muri e qualcuno accettò quei giovani disabili. Don Oreste affermava sempre con convinzione: “Dove siamo noi, anche loro”.

Il telegramma di Papa Leone XIV

All’inizio della celebrazione è stato letto un telegramma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, con un messaggio di saluto da parte di Papa Leone XIVIl. Il Santo Padre ha ringraziato il Signore per aver donato alla Chiesa “un così zelante sacerdote e intrepido testimone del Vangelo”. Ha auspicato che la memoria di don Oreste sia un’occasione per rinnovare “l’impegno a favore delle persone più fragili e bisognose” invocando “la continua assistenza divina su soloro che aderiscono al carisma del compianto ministro dell’altare” e impartendo la benedizione apostolica.

L’omelia del cardinale Zuppi

“Che gioia ritrovarci qui, per celebrare l’Eucarestia di ringraziamento per e con don Oreste. Ricordiamo i cento anni della sua nascita, il dono di tutta la sua vita, una vita che non finisce, che è eterna. Cercare la vita eterna ci aiuta a vivere bene quella terrena. Noi crediamo alla vita eterna e il ricordo di don Oreste non è perso nell’indefinito o rivolto al passato, ma ci fa contemplare il futuro che è speranza del presente, luce della Resurrezione, luce che non finisce, luce di una stella come quella di don Oreste che ci orienta nei confusi incroci della vita.

La vita eterna ci aiuta a non accettare il male e a cercare qui e oggi quello che non finisce, non delude, che è davvero nostro perché lo abbiamo regalato. Allora, ci chiediamo che cosa oggi ci chiede don Oreste, dove ci porta – intanto ci ha portato qui – dove ci porta oggi con la sua bonomia e fermezza, con la passione radicale e con tanta fisica tenerezza. Chi ci fa vedere, ascoltare, rivestire di amore, prenderci in casa, anzitutto quella del nostro cuore? Questo ricordo ci aiuta a ringraziare per quello che facciamo, e penso tutti coloro che vivono nel legame con la Comunità Papa Giovanni a contemplare ciò che hanno, i frutti che vivono.

E’ don Oreste che ci ha dato appuntamento sulla spiaggia, anche per aiutarci a guardare lontano e non aver paura a misurarci con l’immensità del cielo e l’orizzonte grande della Terra, finito ma anche infinito, e sentiamo qui con noi tanti che non sono presenti, ma uniti nel legame invisibile concreto e impegnativo della comunione, quelli che celebrano la stessa presenza di amore in questa nostra cattedrale che è il creato: i nostri fratelli che vivono nella casa del Padre.

I doni ricevuti ci spingono ad amare ancora di più il donatore, che si mostra nella nostra vita e ci chiede di diventare anche noi dono, perchè il dono è nostro proprio quando non ne facciamo possesso o motivo di orgoglio o possesso, ma motivo di condivisione e legame di amore. Diceva don Oreste: “Ogni persona si sente dono nella misura in cui esiste per qualcuno”. Se uno non esiste per qualcuno, in realtà è come se non esistesse. La vita così è un canto, diceva don Oreste, nella misura che tu accogli e sei dono, ma tu prendi coscenza di essere un dono solo quando c’è qualcun altro che accoglie il tuo dono.

Nella condivisione diretta della vita dei poveri e degli ultimi, ci è capitato di vivere come dono di Dio colore che più recepiscono il dono, coloro che non sono amati da nessuno e che quindi hanno un potere enorme di capirti come dono. Tutta la vita è un dono. Il libro del Siracide si interroga con tanto realismo: “Che cos’è l’uomo? A che cosa può servire? Come una goccia di acqua nel mare e un granello di sale, così questi pochi anni in un giorno dell’eternità. Per questo, si legge ancora nel Siracide, il Signore è paziente verso loro e diffonde su di loro la sua misericordia.

Quando ci confrontiamo con l’orizzonte e l’infinito misuriamo la vanità della nostra vita, ma capiamo come nella goccia che siamo si rivela la grandezza di Dio, la sua e la nostra eternità. Don Oreste ci fa sentire famiglia e la luce del suo amore continua a riflettere quella eterna che è stata la stessa nella sua vita, quella luce che portava nei lugohi e nei cuori più oscuri e che sapeva scoprire nei tanti piccoli che ha amato e difeso e rivelato la bellezza.

I messaggi chiave dell’omelia pronunciata dal cardinal Matteo Zuppi

Il discorso del cardinale Zuppi si è sviluppato intorno a diversi punti cardine della spiritualità di Don Oreste Benzi, come riporta Semprenews.

Vivere la vita eterna nel presente
Zuppi ha sottolineato che credere nella vita eterna aiuta a vivere bene quella terrena, e che il ricordo di Don Oreste non è un mero esercizio del passato, ma «ci fa contemplare il futuro, che è speranza nel presente». La sua vita è stata un “dono” che non finisce, ma è eterna.

La vita come dono e comunione
Secondo il cardinale, Don Oreste ci insegna a riconoscere il corpo di Gesù nell’Eucaristia e nei “piccoli”. La vita è un dono che diventa tale solo quando viene accolto da un altro. Il cardinale ha citato Don Oreste: «Ogni persona si sente dono nella misura che esiste per qualcuno. Se uno non esiste per qualcuno, in realtà, è come se non esistesse».

Amare senza paternalismo
Zuppi ha criticato duramente il paternalismo e la supponenza, definendoli «insostenibili». Un amore vero, quello che Don Oreste incarnava, «non permette di abituarci» e sa vedere la bellezza negli altri, anche in coloro che sono visti come “rarità” dalla società. La scelta di Don Oreste era di far vivere le persone emarginate, specialmente quelle con handicap, negli stessi luoghi in cui vivevamo anche noi.

La costruzione della comunità
Don Oreste vedeva la Chiesa come comunità e la parrocchia come luogo vicino alle case. Zuppi ha concluso il suo discorso esortando a «costruire dei luoghi dove pensarci insieme» e a essere «costruttori di fraternità in un mondo di soli e di isolati».

 

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