Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa: il triduo Pasquale ci porterà alla più grande festa cristiana, la Pasqua. La Santa Messa, in questo giorno, inizia fuori dalla Chiesa, con la benedizione dei ramoscelli di ulivo e la proclamazione del Vangelo dell’ingresso del Signore a Greusalemme. Poi la processione e, nel corso della celebrazione, viene letto il racconto della Passione di Gesù, gli ultimi giorni della sua vita, fino alla salla salita al Calvario e alla sua morte.
L’intervista
Per comprendere fino in fondo l’importanza della Domenica delle Palme, Interris.it ha intervistato don Simone Caleffi, teologo e docente di teologia alla Lumsa.
La Domenica delle Palme è la porta d’ingresso della Settimana Santa. Qual è la sua importanza?
“Fondamentale è l’importanza della Domenica di Passione per entrare nella Grande Settimana come la chiamano i nostri fratelli orientali, riconosciuta anche da coloro che normalmente non partecipano alle celebrazioni in modo costante. Infatti, come ben si sa, la Domenica delle Palme è quella che registra la più alta affluenza, anche più della domenica successiva, quando si celebra la Pasqua, forse proprio a causa di quel gadget che diamo, ossia un ramoscello d’ulivo, che in qualche modo, in casa, ci fa ricordare un desiderio di pace e riconciliazione che, in modo particolare di questi tempi, sale dal cuore della nostra umanità ferita e divisa”.
In questo giorno, ricordiamo Gesù che entra acclamato in una Gerusalemme che, pochi giorni dopo lo condannerà alla morte in croce. Cosa troverebbe oggi Gesù entrando nella Gerusalemme dei nostri cuori?
“Credo che troverebbe un bel guazzabuglio, un garbuglio che pare inestricabile agli occhi umani, ma che Dio guarda con infinita misericordia, con un perdono che, se accolto con consapevolezza e gratitudine, è capace di sanare ogni istinto di male che alberga in noi. Dopotutto, cosa sono i femminicidi di cui siamo spettatori impotenti in larga scala negli ultimi giorni, o in generale gli omicidi o le offese al prossimo, se non l’incapacità di riconoscere l’anima immortale, lo Spirito di Dio che abita in ogni uomo e in ciascuna donna? Oggi si amano più gli animali che le persone, dimenticando che queste ultime, diversamente dai primi, sono fatte ad immagine e somiglianza di Dio”.
Dopo l’entrata a Gerusalemme, Gesù piange nel giardino del Getsemani e durante il cammino che lo condurrà alla morte in croce. Oggi, guardando questo mondo, per cosa il Cristo verserebbe le sue lacrime?
“Nel film ‘The passion’ di Mel Gibson c’è, fra le altre, una bellissima scena finale: la lacrima che il Padre versa sul mondo. Oggi, Dio, che è amore e dunque che patisce con l’uomo, piange guardando i suoi figli che tanto ama e che poco ricambiano questo amore. E’ la rivelazione di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. Cristo le appare – è proprio il caso di dirlo – con il cuore in mano e le dice: ‘Guarda il cuore che ha tanto amato gli uomini e che da essi è così poco amato’. Papa Francesco, con la sua ultima enciclica, ha voluto che ancora una volta fissassimo attenzione, sentimenti e volontà sull’identità stessa di Dio che si offre per noi nell’immolazione del Figlio e nel dono pentecostale dello Spirito”.
Questa domenica, siamo chiamati ad ascoltare la Passione di Cristo, un cammino che ha fatto da uomo, soffrendo, donando tutto se stesso per amore. Siamo consapevoli di quanto lui ha fatto per noi?
“Che cos’è mai la consapevolezza umana? Potrei ribaltare la domanda: siamo consapevoli dell’amore degli altri per noi e del nostro amore per loro? L’amore sarà sempre incompreso perché è talmente grande che l’uomo a stento ne può percepire qualcosa. Nell’ultimo giorno, quando vedremo Dio, piangeremo un misto di lacrime amare e di gioia. Amare perché non avevamo capito quanto Dio ci aveva amato; di gioia perché finalmente l’incompiutezza gustata nella vita presente si cambierà in una felicità indicibile e gloriosa”.
Qual è il messaggio che questa festività trasmette all’umanità di oggi?
“Il messaggio è sempre lo stesso: Dio è sempre e soltanto amore, così come ripete il vescovo presidente della Pontificia Accademia di Teologia, Antonio Staglianò. Se contempli la passione di Cristo, ti accorgi che Dio Padre non ha risparmiato il suo Figlio, ma lo ha dato per noi, per liberarci dalla tirannia del peccato; che in un certo senso ha voluto più bene a noi che a lui. Come non rimanere senza parole davanti a questo mistero?”.

