I danni della cannabis per la salute dei giovani e per la nostra società

In questo periodo si parla spesso di droghe leggere in chiave deresponsabilizzante. Interris.it ha intervistato il dottor Claudio Marcassoli

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In quest’ultimo periodo il dibattito intorno alle droghe definite con un termine improprio “leggere”, quali ad esempio la marijuana, sta assumendo una connotazione fortemente negativa tantoché, in alcuni casi, si giunge a parlare della “legalizzazione” di queste sostanze senza conoscere in maniera approfondita i danni che apportano a chi ne fa uso – in particolar modo ai giovani – ma soprattutto alla società intera.

Alcuni dati

La Relazione Annuale al Parlamento sulle Tossicodipendenze del 2021 del Dipartimento per le Politiche Antidroga dà un quadro della situazione sottolineando che il 19% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha riportato di aver assunto sostanze psicoattive illegali nel corso dell’anno: tra questi il 5,3% ha assunto due sostanze e il 4% almeno tre. Il dato evidenzia un decremento rispetto all’anno precedente. La marijuana è stata la sostanza più utilizzata nel 2020: circa un quinto degli studenti ne ha fatto uso almeno una volta. Nella maggior parte dei casi (91%), questa è stata l’unica sostanza consumata. Il 21% degli studenti utilizzatori ha abitudini di consumo a rischio di sviluppare dipendenza. Il 7,6% degli studenti ha riferito di aver fatto uso di almeno una sostanza psicoattiva illecita nel periodo di restrizioni per il contenimento della pandemia da Covid – 19. A seguito di ciò, nel solo 2020, sono state segnalate 31.016 persone ai Nuclei Operativi Tossicodipendenti delle Prefetture per detenzione di sostanza a uso personale. I minorenni segnalati sono stati il 9,4% dei casi: di questi, l’8,9% aveva meno di 15 anni; quasi il 29% aveva meno di 20 anni e poco più di un terzo superava i 40 anni. Il 74% delle sostanze segnalate riguardavano marijuana e derivati.

Il giro di affari

Secondo i dati resi pubblici dal Dipartimento per le Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio nel 2018, il giro di affari per il consumo finale di sostanze stupefacenti nel nostro Paese è stimato a 16,2 miliardi di euro; di cui quasi il 40% ascrivibile al consumo di marijuana e derivati. Interris.it ha intervistato su questo tema il professor Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta libero professionista, membro ordinario della Società italiana di Psichiatria, della Società italiana di Psicoterapia medica, della Società Italiana di Psichiatria Forense, della Società Italiana di Criminologia e della Società Italiana di Scienze Forensi, nonché socio ordinario della International Crime Analysis Association e Discussant dell’American Society of Criminology. Egli è autore di pubblicazioni scientifiche di argomento clinico e psichiatrico forense; relatore a congressi nazionali di psichiatria clinica, forense e criminologia. È stato ed è docente di Psichiatria e Psichiatria Forense in svariati atenei e corsi di formazione.

L’intervista

Che tipo di sostanza è la marijuana e quali danni provoca?

“Il nome ‘marijuana’ si riferisce a foglie, fiori, gambi e semi essiccati provenienti dalla pianta di canapa, la Cannabis sativa. La pianta contiene la sostanza delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), che ne è Il principio attivo. È una sostanza dotata di effetti psicotropi che provoca alterazioni dello psichismo, consistenti in modificazioni dello stato di coscienza, euforia, rilassamento, cambiamenti nelle percezioni, distorsione del senso del tempo e intensificazione delle normali esperienze sensoriali. Usata ‘socialmente’ provoca riso contagioso e parlantina sciolta. Dall’assunzione di cannabinoidi derivano effetti cognitivi marcati sulla memoria e sulle associazioni, sono allentate le funzioni di controllo motorio e il tempo di reazione. È tipica una disinibizione psicologica e comportamentale. Accanto alle reazioni ‘desiderate’, spesso se ne producono di ‘non desiderate’, specialmente nei ‘fumatori poco esperti’, come ansia, reazioni di paura, panico, terrore di ‘uscire pazzo’, sentimenti acuti di disforia e di depressione, effetti acuti o che possono cronicizzarsi su un terreno di vulnerabilità psichica preesistente. Sono segnalati anche un aumentato rischio di tumori maligni delle alte vie respiratorie e digestive (cavo orale, faringe, esofago), aumentato rischio di leucemia nei bambini esposti alla cannabis nella vita intrauterina, declino delle capacità lavorative (particolarmente delle capacità di svolgere funzioni fini) negli adulti, e del rendimento scolastico negli adolescenti”.

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Sequestro di Cannabis (immagine ANSA)

Che danni provoca l’utilizzo di questa sostanza negli adolescenti e nelle altre categorie a rischio?

“Se esaminiamo la letteratura scientifica internazionale più autorevole, quale ad esempio il Mental Health, Psychiatry, New England Journal of Medicine, “Lancet Psychiatry” e BMJ, Neuropsychopharmacology troviamo conferma dei danni causati dalla cannabis soprattutto sugli adolescenti, che ne sono i maggiori assuntori; infatti, durante l’adolescenza il cervello è ancora in piena evoluzione con enormi potenzialità di sviluppo, la cosiddetta ‘plasticità neurale’.  L’uso occasionale di marijuana provoca anomalie cerebrali, la cannabis rende precoci la psicosi, la «super-cannabis» causa un caso di psicosi su quattro, l’uso di marijuana a lungo termine si associa a un calo della memoria verbale; dopo un primo episodio psicotico aumenta il rischio di recidive; gli effetti negativi della cannabis si ‘trasmettono’ ai figli. Successivamente, passando alle altre categorie maggiormente a rischio, è utile ricordare che, le donne in gravidanza che continuano a fare uso di cannabis espongono il feto al rischio di difetti e anomalie genetiche, nascita prematura e sottopeso, al pari dell’alcol, e le persone con malattie preesistenti che ne fanno uso sono a rischio di esacerbare o far precipitare le loro patologie di base, in particolare se si tratta di soggetti con terreno di vulnerabilità psichica, predisposizione alle psicosi, perché l’uso di una droga psicogena come la cannabis ha l’effetto di slatentizzare o esacerbare i disturbi psicotici come deliri, allucinazioni, derealizzazione e depersonalizzazione”.

L’assunzione di cannabis può portare all’utilizzo di altre sostanze stupefacenti, come ad esempio l’eroina?

“Riguardo a questo punto non tutti i pareri sono concordi, ma i dati in favore di una associazione tra uso di cannabis e futuro uso di eroina sono assai convincenti. Gran parte dei consumatori di eroina e cocaina ha fumato cannabis in precedenza. Studi su fumatori di cannabinoidi dimostrano che la probabilità di usare tali droghe cresce con il crescere della frequenza del fumo di cannabis. Da uno studio di O’Donnel e Clayton si evince che tra coloro che non hanno mai usato marijuana solo uno su mille ha usato eroina; tra coloro che hanno usato marijuana, l’uso di eroina è risultato dieci volte più elevato; quando l’uso di marijuana sale a 10- 99 volte nella vita, l’uso di eroina sale al 3,7%; coloro che hanno usato marijuana da 100 a 999 volte nella vita, hanno usato eroina in ragione del 12,4%; infine i più forti fumatori di cannabis, cioè coloro che hanno usato marijuana mille o più volte, hanno usato eroina nella misura del 33,2%. Se non si può affermare che l’uso di cannabis è la causa dell’uso di eroina, si deve però sostenere che l’uso di cannabis è un serio fattore di rischio per tale uso”.

Qual è il suo parere in merito al dibattito sulla legalizzazione della cannabis e delle cosiddette “droghe leggere”?

“Un altro discorso da sfatare: ‘droghe leggere? droghe pesanti?’: se una sostanza è comunque una droga perché liberalizzarla? E poi la cannabis ormai da decenni non è più la cannabis di un tempo: la concentrazione di THC è altissima, dal 3-5% di anni fa si è passati al 15-20%. Certo si dirà di cannabis non si muore, l’alcol uccide di più. Vero, ma perché usare questo argomento per favorire l’uso di un’altra sostanza molto pericolosa?  Legalizzando la cannabis si andrebbe sempre più verso la normalizzazione delle droghe, veicolando un messaggio profondamente irresponsabile e sdoganando l’utilizzo di una sostanza molto dannosa al livello cerebrale”.

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