Dalla fragilità all’autonomia: la “Casa della Mamma” dove l’amore diventa futuro

Casa della Mamma, da oltre 50 anni accoglie giovani madri fragili offrendo autonomia, sostegno e un nuovo futuro per sé e i figli

foto gentilmente concesse da "Casa della Mamma"

C’è un momento preciso in cui una donna diventa madre? Per Maria è successo a quindici anni, quando è arrivata alla “Casa della Mamma” con valigie troppo piene di vestiti da adolescente e un pancione che le avrebbe rivoluzionato la vita. Per Francesca, invece, è accaduto tra le lacrime e i sorrisi di un percorso tortuoso, imparando che la parola “autonomia” non è un concetto astratto, ma la capacità di affrontare il mondo a testa alta insieme al proprio bambino. Nel giorno in cui si festeggiano tutte le mamme, lo sguardo volge inevitabilmente verso quelle realtà che celebrano la maternità non solo come un legame biologico, ma anche come un impegno civile e umano. La Casa della Mamma, nata il 22 maggio del 1969 dal coraggio di Paola Spada, è una di queste. Da oltre mezzo secolo, questa casa famiglia accoglie gestanti e giovani madri inviate dal Tribunale per i Minorenni, offrendo loro molto più di un tetto: un progetto di vita. Oggi la struttura è diretta da Lucia di Mauro.

Una storia di donne per le donne

La storia dell’associazione è un passaggio di testimone tra figure femminili straordinarie. Se Paola Spada ha gettato le basi, definendo il legame con il territorio e le istituzioni, Carla Guerra (alla guida fino al 2015) ha saputo rinnovare il ruolo della Casa, adattandolo ai rapidi cambiamenti della società contemporanea con intelligenza e generosità. Oggi, quella che era una scommessa negli anni Sessanta è una realtà solida e accreditata, che negli anni ha promosso reti professionali, scambi internazionali e persino progetti creativi come laboratori di sartoria, asili nido Montessori e gruppi teatrali che hanno calcato il palco dell’Auditorium Parco della Musica. “Queste ragazze sono mamme molto coraggiose”, spiega la direttrice Lucia Di Mauro. “Affrontano il loro percorso in maniera attiva e vitale. Non è semplice stare in casa famiglia seguendo un progetto costruttivo, specie quando si parte da situazioni così complesse da non avere nemmeno l’idea di cosa significhi “costruire”. Eppure lo fanno con il desiderio di distaccarsi dalla vita precedente per darsi un’opportunità diversa”.

Il cuore del progetto: la quotidianità

Il cuore della Casa è l’esperienza del quotidiano“, spiegano gli operatori. Il lavoro degli educatori è un esercizio di equilibrio: essere un “ponte” che favorisce la relazione tra mamma e bambino senza mai invaderla. Attraverso l’educatrice di riferimento, ogni giovane donna trova quella figura di accoglienza e limite che spesso è mancata nella propria infanzia. Due sono i pilastri metodologici che rendono questa struttura un’eccellenza. Il tempo dell’attesa: per le mamme più fragili, la gravidanza può essere disorientante. Qui vengono aiutate a creare uno “spazio psichico” per il nascituro, preparando l’incontro prima ancora del parto. Lo spazio mamme-bambini: laboratori di gioco settimanali dove, sotto lo sguardo di psicoterapeuti, come la dott.ssa Nella Norcia, le madri riconquistano una dimensione creativa e vitale spesso negata loro dal destino.

“Essere nella mente di qualcuno”

Le testimonianze di chi è passata per queste stanze sono il manifesto più autentico dell’associazione. “Ero un’adolescente viziata e incontenibile”, racconta Maria, che oggi vive in autonomia con la sua piccola Rosa. “Sono uscita come giovane donna autonoma. La Casa della Mamma continua a essere il posto dove torniamo per una coccola o un rimbrotto“. Francesca, un’altra giovanissima ospite, aggiunge: “Loro mi hanno insegnato l’amore e l’affetto che io oggi porto a mio figlio. Ho capito che la paura non è un male, ma una realtà che va affrontata con determinazione”. Per la festa della mamma, la storia della Casa della Mamma ricorda che la genitorialità è una responsabilità collettiva. Perché una madre possa prendersi cura di suo figlio, ha bisogno, prima di tutto, di qualcuno che si prenda cura di lei, che la veda, che la tenga “nella propria mente”. Solo così quella “carezza di Dio” di cui parla spesso la cronaca può trasformarsi in un futuro concreto e indipendente.

Una storia che non finisce mai

I frutti di questo impegno si vedono nei decenni. I legami che nascono tra le mura della Casa superano il tempo e lo spazio. “I ricordi sono tantissimi”, confida la direttrice con emozione. “Il nostro attuale consulente del lavoro, ad esempio, è un bambino nato qui molti anni fa. Ci sono mamme degli anni ’70 che tornano ancora oggi a trovarci e a sostenerci. Penso a una bambina che ho visto nascere, che ho battezzato e che oggi ha 23 anni ed è laureata: ci sentiamo costantemente”. Per la Festa della Mamma, Lucia Di Mauro passerà ore al telefono: “Farò gli auguri a tutte le madri che ho conosciuto e che sono passate di qui. È un rito che mi sta a cuore”.

L’augurio: il diritto di scegliere

Qual è l’augurio più grande per una madre che ha dovuto lottare per il proprio diritto alla felicità? La direttrice non ha dubbi: “Auguro loro di avere sempre la forza di difendersi e, soprattutto, di poter sempre scegliere. Scegliere le persone con cui stare, il lavoro da fare, dove posizionarsi nel mondo. Quando escono di qui hanno una casa e un impiego, ma la vera vittoria è l’autonomia di decidere della propria vita”.

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