Il Conclave, nasce nel 1274 a Viterbo: per accelerare la decisione e la scelta del nuovo Pontefice. Gregorio X stabilì norme rigide, inclusa la riduzione del cibo in caso di ritardo. Oggi, il rito inizia con la Messa Pro Eligendo, seguita dalla processione e dal giuramento nella Cappella Sistina. L’elezione avviene tramite votazioni segrete; se non si raggiunge la maggioranza dei due terzi, dopo 34 scrutini si procede al ballottaggio tra i due più votati. Il nuovo Papa accetta, sceglie il nome e si presenta al popolo dalla loggia delle benedizioni, una tradizione che si ripete anche oggi, come ha raccontato a Interris Filippo Forlani, docente di Storia Medievale presso la Pontificia Università Santa Croce
L’Origine del Conclave
Il primo Conclave all’interno della storia della Chiesa risale al 1274 quando i cardinali si radunarono a Viterbo, ma non si accordavano per eleggere il nuovo Papa. “Dopo più di due anni e mezzo – racconta il prof. Forlani – i cittadini di Viterbo chiusero a chiave i cardinali dentro la stanza, nel luogo dove si erano radunati, murarono le finestre e da quel momento i cardinali presero quindi rapidamente una decisione. Il nuovo Pontefice Gregorio X stabilì con la Costituzione “ubi periculum” che da quel momento in poi, per l’elezione del romano Pontefice, era necessario che i cardinali si radunassero e fossero isolati dal resto della società e quindi fossero rinchiusi a chiave in una stessa stanza, in una stessa abitazione. Inoltre Gregorio X aveva previsto delle sanzioni o incentivi, per incoraggiare una rapida elezione e quindi aveva stabilito che nel momento in cui cominciava la sede vacante i cardinali avrebbero perso tutti i benefici economici e che dopo tre giorni dall’inizio del conclave avrebbero avuto un razionamento dei cibi fino ad arrivare a pane e acqua. E vivevano tutti rinchiusi veramente in una stanza”.
La Santa Messa Pro Eligendo Pontifice
E’ stato Giovanni Paolo II, che ha vissuto ben due Conclavi, a rendere l’isolamento dei cardinali più confortevole, facendo costruire casa Santa Marta dove oggi possono alloggiare per dormire e mangiare.
“Oggi il rito è un momento anche liturgico, non è soltanto un atto giuridico ma è un momento anche di preghiera e quindi i cardinali si radunano al mattino presso la Basilica di San Pietro e celebrano la Messa Pro Eligendo Romano Pontifice, nella quale invocano il dono dello Spirito Santo”.
Il Veni Creator e le Litanie dei Santi
Nel pomeriggio si radunano soltanto i cardinali elettori presso la cappella Paulina, dove il cardinale decano, anche se in questo caso sarà Parolin a presiedere il Conclave (il più anziano dei cardinali dell’Ordine dei Vescovi), perché il decano e il vice decano hanno un’età superiore agli 80 anni e quindi non entreranno nel conclave.
Inizia la processione accompagnata dalle Litanie dei Santi, “per chiedere l’intercessione di tutta la Chiesa Celeste per assistere la Chiesa Terrestre nella scelta del nuovo Vescovo di Roma. Entrati nella cappella Sistina si canta il Veni Creator Spiritus. Veni Creator è una usanza che troviamo per la prima volta nell’elezione di Martino V nel 1417.
Si viene arrivato in un momento molto difficile e turbolento. In quel momento erano presenti tre papi. Quindi viene convocato un concilio a Costanza nel 1414 per cercare di riconciliare e trovare una soluzione al problema. I cardinali non trovavano un accordo, ma una pia tradizione dice che questo accordo venne trovato quando dentro la sala riecheggiò il canto del Veni Creator Spiritus intonato da un coro di bambini. Da quel momento in poi il Veni Creator fa parte della liturgia del Conclave nella quale si chiede allo Spirito Santo di illuminare le menti e i cuori”.

Giuramento ed “Extra omnes”
Momento molto importante è quello del giuramento da parte di tutti i cardinali che si impegnano a rispettare fedelmente tutte le norme. Il giuramento avviene ancora a porte aperte. “Noi oggi lo vediamo per televisione ma sono comunque presenti dei testimoni e degli ufficiali della Santa Sede che attestano che i cardinali prestano giuramento, secondo le norme dell’Universi Dominicis Gregis che è la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II che stabilisce le norme per le quali deve essere scelto il nuovo Vescovo di Roma. Si impegnano nel caso di elezione a svolgere con diligenza il compito assegnato e si devono impegnare anche a mantenere e garantire la libertas ecclesia e si impegnano, come ultimo atto, di mantenere il segreto e riservatezza su tutto quanto accadrà. A quel punto il maestro delle cerimonie liturgiche invita tutti coloro che non possono partecipare ad uscire, con la famosa frase extra omnes, chiude la porta a chiave”.
La votazione
Rimangono gli scrutatori, i revisori e gli infirmari (quelli che hanno il compito di andare a ricevere il voto di eventuali cardinali che non possono recarsi in cappella Sistina per motivi di salute e che sono a Casa Santa Marta), scelti a sorte, con il cardinale diacono più giovane che effettua l’estrazione. Ogni cardinale compila la sua scheda con “Eligo in sumum pontificum” e il nome del prescelto. Con la scheda in mano, si reca all’altare per dichiarare di votare secondo coscienza il più degno. Depositata la scheda, torna al suo posto. Inizia quindi lo spoglio: le schede vengono contate per verificarne la corrispondenza con i votanti. Se il numero coincide, si procede all’apertura e alla lettura dei nomi da parte degli scrutatori, con le schede infilzate su un filo. Raggiunta la maggioranza dei due terzi, l’elezione del nuovo Papa è canonicamente valida. Dopo la 34esima votazione, se ancora non è stato prescelto un nuovo Papa, si va al ballottaggio tra i due candidati che nell’ultima votazione, hanno ricevuto più voti
“A quel punto, se viene eletto, il cardinale decano, in questo caso il primo dell’Ordine dei Vescovi, si rivolge all’eletto e gli chiede se accetta l’elezione canonica. Nel caso in cui il candidato l’abbia accettata, gli viene chiesto il nome col quale vuole essere chiamato”.

La stanza delle lacrime
A elezione avvenuta il Conclave si può ritenere terminato, rientrano il maestro delle cerimonie, il segretario del conclave e altri assistenti e accompagnano, il nuovo Vescovo di Roma, nella cosiddetta stanza delle lacrime, che è la sagrestia della Cappella Sistina. “E’ chiamata così perché effettivamente sembrerebbe che in quel momento il nuovo Papa si renda conto della situazione in cui si trova e quindi pare che ogni tanto si sia commosso davanti al nuovo incarico” Nella stanza ci sono le vesti che il Papa indossa prima di tornare nella Cappella Sistina per ricevere il giuramento di fedeltà da parte di tutti i cardinali. “A quel punto avviene la processione per andare alla loggia delle benedizioni e lì avviene l’annuncio”. Ed ecco si presenta il nuovo Papa
Il primo discorso del Papa
Nonostante ci avesse provato Giovanni Paolo I, solamente Giovanni Paolo II riuscì a rompere il protocollo e quindi a parlare “a braccio” prima della Benedizione. “In questo modo, con questa acclamazione finale da parte del popolo, possiamo dire che viene mantenuta lungo la storia, dalla Chiesa Primitiva fino a oggi, l’usanza che il Vescovo di Roma venga eletto dal clero di Roma e acclamato dal popolo”.

