Povertà estrema e conflitto armato: sos Mozambico

A 51 anni dall’indipendenza il Paese ha bisogno di una nuova coscienza nazionale, fondata su onestà, patriottismo, solidarietà e responsabilità collettiva

Mozambico
Foto di Farah Nabil su Unsplash

Non c’ è pace in Mozambico. Il conflitto principale resta l’insurrezione jihadista (concentrata al nord nella provincia di Cabo Delgado) in corso da un decennio. Gruppi affiliati allo Stato Islamico e milizie locali si scontrano con l’esercito nazionale e le forze alleate ruandesi. La guerra ha causato oltre sei mila vittime e più di un milione di sfollati. Le violenze sono scoppiate nell’ottobre 2017. I ribelli locali, inizialmente noti come Al-Shabaab e poi confluiti nello Stato Islamico, hanno sfruttato i mali nazionali. E cioè la povertà, la disoccupazione giovanile e il senso di esclusione delle comunità locali rispetto alle ingenti scoperte di gas naturale e rubini nell’area. La guerra civile coinvolge le milizie del ramo Islamic State Mozambique. Ciò causa sfollati multipli e instabilità nei distretti meridionali e costieri della provincia. Il governo mozambicano si affida dal 2021 alle truppe ruandesi per riprendere il controllo del territorio e proteggere i progetti energetici multimiliardari. Con conseguente sospensione nel tempo di importanti impianti di estrazione di gas naturale liquefatto.

Mozambico
Mozambico @ Omoniyi David su Unsplash

Mozambico instabile

La continua instabilità ha generato in Mozambico una grave crisi. Lasciando centinaia di migliaia di persone senza fissa dimora e con necessità di assistenza alimentare e sanitaria urgente. Oltre al conflitto jihadista, il Paese ha affrontato forti tensioni interne a seguito delle controverse elezioni presidenziali. Con denunce di brogli e scontri che hanno portato il Mozambico sull’orlo di una crisi di guerriglia urbana e politica anche nella parte centro-meridionale. Il 25 giugno 1975 il Mozambico si autoproclama indipendente dal Portogallo costituendo una Repubblica Presidenziale con il suo primo Presidente Samora Machel e con partito di governo il Frente de Libertaçao de Moçambique (FRELIMO). La guerra per l’indipendenza, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, durava dal 1964 e aveva come principale formazione anti-portoghese il FRELIMO. Dopo questa quasi trentennale e sanguinosa guerra civile, il Paese nel 1992 giunge alla firma degli accordi di Pace siglati a Roma. Oggi, però, il Mozambico si ritrova a celebrare il 51° anniversario di indipendenza tra corruzione, povertà, forte instabilità e il conflitto armato legati a milizie di ispirazione jihadista nella provincia settentrionale di Capo Delgado.

Riconciliazione

Povertà in crescita

L’indipendenza economica, sociale e morale rimane lontana per molti cittadini. Il Paese possiede enormi risorse naturali. Cioè gas naturale, carbone, rubini, oro, grafite, legname e terre fertili. Nonostante ciò, la maggior parte della popolazione vive in povertà. Si è passati dalla povertà alla povertà estrema, il Paese è infatti il secondo più povero al mondo. La corruzione è diventata una delle maggiori minacce alla vera indipendenza nazionale, gli ospedali sono privi di medicinali di base e le scuole funzionano senza banchi né libri. “Un’ondata crescente di disuguaglianza sociale prende sempre più piede – riferisce a Fides una fonte locale. Mentre alcuni accumulano fortune e vivono nel lusso più sfrenato, migliaia di famiglie vivono in quartieri privi di servizi igienici, elettricità e sicurezza. I bambini studiano seduti per terra. Le donne percorrono chilometri in cerca d’acqua. I malati muoiono per mancanza di cure mediche adeguate.” Il terrorismo a Cabo Delgado continua a causare morti, sfollamenti e la distruzione di intere comunità. Migliaia di famiglie hanno perso case, beni e parenti.

Mozambico
(© Kudra Abdulaziz da Pixabay)

Fedeli alla verità

La paura e l’incertezza sono diventate parte integrante della vita di molti mozambicani. Anche in ambito religioso emergono segnali preoccupanti. Il 6 giugno è stato brutalmente ucciso il vescovo di Quelimane, Osório Citora che ha vissuto la sua vita da pastore di anime, gentile, solidale e pronto a denunciare ogni tipo di ingiustizia. “I mozambicani sono stanchi, la vera indipendenza deve tradursi in dignità umana, pari opportunità, rispetto dei diritti fondamentali e un reale impegno per il bene comune – riferisce la stampa locale. Finché persisteranno l’abuso di potere, la corruzione, la manipolazione politica, il nepotismo, l’ipocrisia, l’ingiustizia sociale e l’indifferenza alla sofferenza del popolo, l’indipendenza rimarrà incompleta. Il Mozambico ha urgente bisogno di una nuova coscienza nazionale, fondata sull’onestà, il patriottismo, la solidarietà e la responsabilità collettiva. Il cambiamento richiede leader fedeli alla verità e cittadini attivi nella difesa della giustizia e del bene comune”.

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