Non c’ è pace in Mozambico. Il conflitto principale resta l’insurrezione jihadista (concentrata al nord nella provincia di Cabo Delgado) in corso da un decennio. Gruppi affiliati allo Stato Islamico e milizie locali si scontrano con l’esercito nazionale e le forze alleate ruandesi. La guerra ha causato oltre sei mila vittime e più di un milione di sfollati. Le violenze sono scoppiate nell’ottobre 2017. I ribelli locali, inizialmente noti come Al-Shabaab e poi confluiti nello Stato Islamico, hanno sfruttato i mali nazionali. E cioè la povertà, la disoccupazione giovanile e il senso di esclusione delle comunità locali rispetto alle ingenti scoperte di gas naturale e rubini nell’area. La guerra civile coinvolge le milizie del ramo Islamic State Mozambique. Ciò causa sfollati multipli e instabilità nei distretti meridionali e costieri della provincia. Il governo mozambicano si affida dal 2021 alle truppe ruandesi per riprendere il controllo del territorio e proteggere i progetti energetici multimiliardari. Con conseguente sospensione nel tempo di importanti impianti di estrazione di gas naturale liquefatto.

Mozambico instabile
La continua instabilità ha generato in Mozambico una grave crisi. Lasciando centinaia di migliaia di persone senza fissa dimora e con necessità di assistenza alimentare e sanitaria urgente. Oltre al conflitto jihadista, il Paese ha affrontato forti tensioni interne a seguito delle controverse elezioni presidenziali. Con denunce di brogli e scontri che hanno portato il Mozambico sull’orlo di una crisi di guerriglia urbana e politica anche nella parte centro-meridionale. Il 25 giugno 1975 il Mozambico si autoproclama indipendente dal Portogallo costituendo una Repubblica Presidenziale con il suo primo Presidente Samora Machel e con partito di governo il Frente de Libertaçao de Moçambique (FRELIMO). La guerra per l’indipendenza, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, durava dal 1964 e aveva come principale formazione anti-portoghese il FRELIMO. Dopo questa quasi trentennale e sanguinosa guerra civile, il Paese nel 1992 giunge alla firma degli accordi di Pace siglati a Roma. Oggi, però, il Mozambico si ritrova a celebrare il 51° anniversario di indipendenza tra corruzione, povertà, forte instabilità e il conflitto armato legati a milizie di ispirazione jihadista nella provincia settentrionale di Capo Delgado.

Povertà in crescita
L’indipendenza economica, sociale e morale rimane lontana per molti cittadini. Il Paese possiede enormi risorse naturali. Cioè gas naturale, carbone, rubini, oro, grafite, legname e terre fertili. Nonostante ciò, la maggior parte della popolazione vive in povertà. Si è passati dalla povertà alla povertà estrema, il Paese è infatti il secondo più povero al mondo. La corruzione è diventata una delle maggiori minacce alla vera indipendenza nazionale, gli ospedali sono privi di medicinali di base e le scuole funzionano senza banchi né libri. “Un’ondata crescente di disuguaglianza sociale prende sempre più piede – riferisce a Fides una fonte locale. Mentre alcuni accumulano fortune e vivono nel lusso più sfrenato, migliaia di famiglie vivono in quartieri privi di servizi igienici, elettricità e sicurezza. I bambini studiano seduti per terra. Le donne percorrono chilometri in cerca d’acqua. I malati muoiono per mancanza di cure mediche adeguate.” Il terrorismo a Cabo Delgado continua a causare morti, sfollamenti e la distruzione di intere comunità. Migliaia di famiglie hanno perso case, beni e parenti.

Fedeli alla verità
La paura e l’incertezza sono diventate parte integrante della vita di molti mozambicani. Anche in ambito religioso emergono segnali preoccupanti. Il 6 giugno è stato brutalmente ucciso il vescovo di Quelimane, Osório Citora che ha vissuto la sua vita da pastore di anime, gentile, solidale e pronto a denunciare ogni tipo di ingiustizia. “I mozambicani sono stanchi, la vera indipendenza deve tradursi in dignità umana, pari opportunità, rispetto dei diritti fondamentali e un reale impegno per il bene comune – riferisce la stampa locale. Finché persisteranno l’abuso di potere, la corruzione, la manipolazione politica, il nepotismo, l’ipocrisia, l’ingiustizia sociale e l’indifferenza alla sofferenza del popolo, l’indipendenza rimarrà incompleta. Il Mozambico ha urgente bisogno di una nuova coscienza nazionale, fondata sull’onestà, il patriottismo, la solidarietà e la responsabilità collettiva. Il cambiamento richiede leader fedeli alla verità e cittadini attivi nella difesa della giustizia e del bene comune”.

