Luci e ombre sullo “stato di salute” dell’acqua in Italia, una risorsa fondamentale per gli ecosistemi e la stessa vita umana che va quindi gestita in maniera integrata, sostenibile e in grado di adattarsi al contesto che cambia per gli effetti del cambiamento climatico. Ce lo chiede il suo non essere a disposizione illimitatamente e la Direttiva europea quadro acque, la normativa comunitaria sulla gestione coordinata tra gli Stati membri. Nel nostro Paese meno della metà degli oltre settemila corpi idrici di superficie, cioè fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione, è in buono stato ecologico, mentre la situazione è migliore – dal punto di vista quantitativo e chimico – per le acque sotterranee. Lo documenta l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) nel suo primo “Rapporto sullo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione”. Interris.it ne ha parlato con una delle autrici dello studio, Claudia Vendetti.
L’intervista
Qual è lo scopo del rapporto?
“Si tratta dell’analisi dei dati e delle informazioni sul conseguimento degli obiettivi previsti dalla Direttiva quadro acque contenute nei Piani di gestione delle acque redatti dalle Autorità di bacino distrettuali e inviate alla Commissione europea. Lo scopo è quello di avere un quadro conoscitivo nazionale ampio al fine anche di orientare le future decisioni per il prossimo ciclo di gestione, che inizierà nel 2028”.
Cos’è un ciclo di gestione?
“La Direttiva prevede una gestione della risorsa idrica sostenibile a lungo termine e il raggiungimento di diversi obiettivi sia per le acque superficiali, con il buono stato ecologico e chimico, che per le sotterranee, con il buono stato chimico e quantitativo. La pianificazione degli obiettivi e la programmazione delle misure necessarie per conseguirli hanno un orizzonte temporale ciclico con cadenza sessennale. Il primo ciclo è entrato in vigore nel 2009, nove anni dopo l’emanazione della Direttiva, il secondo nel 2015, l’attuale nel 2021”.
Ci spiega cos’è lo “stato ecologico”?
“E’ una valutazione ecologica complessiva che esprime la qualità della struttura e del funzionamento degli ecosistemi acquatici associati alle acque superficiali in un dato momento. La Direttiva ha introdotto una visione ecosistemica, per cui sono studiati gli elementi di qualità biologica – le comunità animali e vegetali presenti in quei corpi idrici, come la fauna ittica o i microinvertebrati, le piante acquatiche o la componente algale – gli elementi fisico-chimici, chimici e idromorfologici a sostegno. In base allo stato di salute degli indicatori biologici si può valutare quello dell’ecosistema acquatico. Operativamente, si valuta il grado di scostamento, ovvero lo scostamento tra lo stato osservato in un determinato momento rispetto a quello di riferimento, ovvero lo stato che dovrebbe esserci se le pressioni antropiche su quel corpo idrico non ci fossero o fossero minime. I valori dello stato ecologico sono divisi per classi ‘elevato’, ‘buono’, ‘sufficienti’, ‘scarso’ e ‘cattivo’, e i limiti di ciascuna classe descrivono in quale si ricade. Lo stato chimico invece è la rilevazione o meno in un corpo idrico della presenza di sostanze inquinanti, secondo una lista stilata a livello europeo e periodicamente aggiornata”.
Quasi al termine del terzo ciclo, gli obiettivi sono stati raggiunti?
“Il rapporto ISPRA contiene le previsioni di raggiungimento degli obiettivi ambientali in base alle informazioni riportate dalle Autorità di bacino distrettuale, che saranno comunque da verificare al 2027. Attualmente, su 7.763 corpi idrici superficiali, il 43,6% è in stato potenziale ecologico buono o superiore e il 75,1% in stato chimico buono. Quel 43%, in linea con la media europea, è una percentuale ancora lontana dall’obiettivo fissato dalla Direttiva europea, per cui si dovrà puntare sulle misure per migliorare lo stato delle acque e soprattutto sul ridurre le pressioni che gravano sui corpi idrici. Le acque sotterranee sono in buono stato sia dal punto di vista quantitativo (79%) che chimico (70%). Un elemento da sottolineare è che in questo ciclo di gestione, rispetto al precedente, è diminuito il numero di corpi idrici superficiali e sotterranei in stato sconosciuto”.
Cosa può fare l’Italia per migliorare lo stato ecologico delle acque superficiali?
“Le misure sono differenti e molteplici in base alle pressioni che incidono sui copri idrici e all’obiettivo ambientale da raggiungere per ciascuno di essi. Per fare alcuni esempi, quali la costruzione o l’adeguamento di impianti di trattamento delle acque reflue, la riduzione dell’inquinamento da nutrienti agricoli o ancora il miglioramento della continuità longitudinale. Altre misure possono essere la predisposizione di passaggi per pesci o la demolizione di vecchie dighe oppure le misure relative alla tutela dell’acqua potabile, l’istituzione di zone di salvaguardia, zone tampone”.
Si fanno tanti utilizzi dell’acqua. La gestione della risorsa idrica sta migliorando o peggiorando?
“L’uso dell’acqua non è diminuito rispetto al passato. Inoltre, andiamo incontro a scenari in cui i territori possono essere maggiormente sottoposti a riduzioni nella disponibilità di risorsa idrica e conseguentemente a stress idrico, ossia di non soddisfacimento dei fabbisogni idrici, visti gli effetti del cambiamento climatico in corso. Per questo avere il quadro conoscitivo completo di queste informazioni sull’utilizzo è cruciale: conoscendo quali attività umane vanno a incidere sui corpi idrici, si può intervenire per utilizzare l’acqua al meglio e in maniera più sostenibile”.

