Come evolve la paternità: intervista al demografo Alessandro Rosina

Col passare del tempo cambia il modo di essere e di fare i genitori: i padri sono più coinvolti nel lavoro di cura. Interris.it ha parlato di come evolve la paternità con il demografo Alessandro Rosina

Nell'immagine: a sinistra foto di Sandy Millar su Unsplash, a destra il professor Alessandro Rosina (per gentile concessione)

Non più “mammo”, ma padre che vuole svolgere la propria funzione genitoriale pienamente e condividere il lavoro di cura e l’accudimento della prole con la madre, partecipando più attivamente alla crescita psicofisica ed emozionale dei figli e favorendo il benessere famigliare. Il desiderio di vivere la paternità in modo più completo e appagante, non più solo come capofamiglia che porta lo stipendio a casa, è quello che emerge dal Rapporto SOSEF – State of Southern European Fathers, un’analisi sul coinvolgimento degli uomini nella cura dei figli in Portogallo, Spagna e Italia, non ovunque però sostenuto da una normativa sufficiente. Per fare un esempio, in Italia il congedo di paternità obbligatorio è di dieci giorni (si era partiti con due), mentre in Spagna di sedici settimane. Uno strumento passibile di miglioramenti comunque apprezzato dalla platea di fruitori, dato che lo utilizza oltre il 65% degli aventi diritto, rispetto al 19% di partenza. Il nuovo modello di paternità si fonda su l’accresciuta consapevolezza dell’importanza del legame tra padre e figlio per lo sviluppo equilibrato dei figli, una minor suddivisione dei ruoli e una crescente parità all’interno della coppia, anche se ancora oggi il carico maggiore del lavoro di cura e di quello domestico ricade sulle donne, e può rivelarsi strategico per invertire o almeno rallentare il calo demografico che continua da un decennio e, secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, potrebbe causare una perdita di forza lavoro pari a 700mila unità nel 2030.

L’intervista

Interris.it ne ha parlato con il professore di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina.

Oggi i padri vogliono esserlo in un modo nuovo?

“Sì, esprimono un desiderio crescente di vivere la paternità in modo più completo e appagante rispetto a quanto valeva per le generazioni precedenti. Questo cambiamento è evidente nella volontà di essere presenti non solo come figure di supporto economico, ma come protagonisti attivi nella crescita psicofisica ed emotiva dei figli. Rispetto al passato l’arrivo di un figlio è una scelta deliberata e non scontata, che viene realizzata se ci sono le condizioni per poterla vivere bene e quindi anche sviluppando una relazione di qualità e profonda con fin dai primi giorni di vita. Questo approccio riflette anche una crescente consapevolezza dell’importanza del ruolo paterno nello sviluppo equilibrato del bambino e nel rafforzamento del nucleo familiare”.

Cosa cambia tra il modello di paternità di oggi e quello di ieri?

“Il modello di paternità di oggi si differenzia profondamente da quello tradizionale del passato. Prima il padre era principalmente visto come il ‘breadwinner’, ovvero il principale responsabile del sostentamento economico della famiglia, mentre il ruolo educativo e affettivo era prevalentemente delegato alla madre. Questa visione rifletteva una rigida divisione dei ruoli di genere all’interno della famiglia. Oggi, invece, il padre è sempre più coinvolto in tutti gli aspetti della vita familiare. Per sviluppare i codici di accudimento e relazione è necessario che possa passare del tempo adeguato con i figli fin dalla tenera età e questo ha poi effetti positivi anche sul modello paterno introiettato dai figli maschi, favorendo lo sviluppo di codici di accudimento sul versante maschile, oggi ancora deboli. Il nuovo modello di paternità si basa su una maggiore condivisione delle responsabilità genitoriali e su un approccio più equilibrato e paritario all’interno della coppia. I padri non si limitano più a essere figure autoritarie o distanti, ma cercano di costruire un rapporto intimo e quotidiano con i propri figli”.

A cosa si deve questo cambiamento?

“E’ il risultato di una combinazione di fattori culturali, sociali ed economici. Principalmente ad avere contribuito a questa trasformazione sono il mutamento dei ruoli tradizionali di genere, con maggior formazione, autonomia economica e orientamento alla realizzazione professionale delle donne, da un lato, e maggior partecipazione maschile alla vita familiare con una maggiore accettazione sociale del coinvolgimento dei padri. Fino a qualche decennio fa era difficile vedere un padre che da solo spingeva una carrozzina e chi lo faceva veniva definito ‘mammo’. Maggiore era anche la resistenza dei datori di lavoro che consideravano il congedo di paternità come segnale di scarso interesse al lavoro. E’ cresciuta la consapevolezza dell’importanza del legame padre-figlio. Molte ricerche hanno evidenziato i benefici di una paternità attiva per lo sviluppo dei bambini e per il benessere familiare, contribuendo a creare un rapporto più solido anche in tutto il percorso successivo”.

Gli strumenti a disposizione sono in grado di accompagnare e spingere questo cambiamento?

“Nonostante i progressi, gli strumenti attualmente a disposizione non sono ancora pienamente sufficienti per accompagnare e spingere il cambiamento verso una paternità più attiva e condivisa. L’Italia rimane fanalino di coda in Europa per i tempi dedicati ai padri, con un congedo di paternità obbligatorio, ovvero pagato interamente, di soli dieci giorni. Eppure lo strumento funziona, visto che la quota di chi lo utilizza è passata in dieci anni da uno su cinque a due su tre, secondo i dati Inps”.

Nella distribuzione dei compiti, tra cura dei figli e lavori domestici, le donne sono ancora le più impegnate. Questo divario è dovuto a qualche retaggio sulla suddivisione dei compiti?

“Sì, il divario nella suddivisione dei compiti è ancora fortemente influenzato da retaggi culturali e stereotipi di genere. Anche nelle giovani coppie in cui entrambi i genitori lavorano, il tempo dedicato agli impegni domestici è svolto per oltre il 60% dalle donne. Gli uomini tendono a concentrarsi maggiormente su attività ludiche e culturali, lasciando alle madri il carico degli aspetti pratici della cura dei figli e la gestione della casa”.

L’Italia è divisa in due sull’utilizzo del congedo di paternità. Come colmare questo gap?

“C’è un divario nell’utilizzo del congedo di paternità di tipo geografico con comportamenti più tradizionali nel Sud Italia, ma anche tra lavoratori dipendenti e autonomi, oltre che tra piccole e grandi aziende. E’ quindi importante non solo potenziare i congedi di paternità ma anche favorirne l’adozione con campagne specifiche e adattandolo alle esigenze dei diversi contesti lavorativi”.

Il calo demografico costa caro. Agevolare un nuovo modello di paternità può aiutare a invertire la tendenza?

“Sì, può contribuire a contrastare il calo demografico sotto vari aspetti. Una maggiore partecipazione dei padri alla vita familiare riduce il carico mentale e fisico che grava sulle madri, rendendo più sostenibile per le coppie la scelta di avere altri figli. Un coinvolgimento attivo dei padri migliora il benessere familiare complessivo, creando un ambiente più favorevole alla crescita dei bambini. Aiuta la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, migliora l’organizzazione familiare e la condivisione di coppia, rende meno pesante il carico sulle madri che lavorano, migliora il rapporto padri e figli, quindi, favorisce nelle famiglie maggior benessere economico e relazionale, incentiva ad avere un figlio in più e tali famiglie diventano anche il miglior testimonial positivo verso le altre coppie incerte se avere figli o meno. Vedere, al contrario, famiglie che si impoveriscono, che non riescono a gestire il carico organizzativo, che rinunciano al lavoro, che non riescono a passare tempo di qualità con i figli, veicola il messaggio opposto”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: