Un evento inedito e altrettanto atteso sta per prendere il via a Roma. Il 28 e il 29 luglio, infatti, si svolgerà il Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici. Il cuore di questo evento, avverrà alle 8.00 di martedì 29 luglio, con il ritrovo a Piazza Pia e il pellegrinaggio lungo via della Conciliazione verso la Basilica di San Pietro. Alle 10.00 la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Lui Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari.
L’Influencer di Dio
Il suo profondo amore per l’Eucarestia e l’uso della tecnologia per l’evangelizzazione, hanno fatto guadagnare al Beato Carlo Acutis l’appellattivo di “Influencer di Dio“. Internet, per lui non era un mezzo per pubblicizzare cose o comprare prodotti, ma uno strumento per diffondere la fede e l’amore di Cristo. Luciano Regolo, nel suo volume illustrato “San Carlo Acutis, l’influencer di Dio”, racconta questi aspetti del giovane. “Influencer di Dio, un’espressione che Papa Francesco aveva riferita a Maria in occasione della GMG di Panama 2001 per significare proprio che lei anche se non c’erano i followers, facendo la volontà di Dio ancora oggi è in grado di parlare ai nostri cuori. Questo fa Carlo: parla nei cuori di ragazzi e di adulti”, spiega Regolo.
L’intervista
Ma chi era il giovane Carlo Acutis? Perché è un modello per i giovani di oggi? Interris.it ha approfondito le caratteristiche del ragazzo, che Papa Leone XIV eleverà agli onori degli altari il prossimo 7 settembre, con monsignor Domenico Sorrentino, vescovo della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra- Gualdo Tadino.

Eccellenza, come potremmo descrivere il Beato Carlo Acutis?
“Un ragazzo che ha i tratti di tutti gli altri, con il loro desiderio di vita, a 360 gradi, dall’amore per la natura all’abilità tecnologica e informatica. Ma che vive intensamente la sua breve vita mettendo Gesù al primo posto e facendo dell’Eucaristia la sua ‘autostrada per il cielo’”.
Come la misericordia di Dio si manifesta attraverso i santi?
“I santi sono una via privilegiata della misericordia. Sono il trionfo del Risorto nella nostra vita. Esprimono l’umanità pienamente realizzata. Non si nasce tuttavia santi. Ci sono molti santi che hanno fatto esperienza del peccato, e si sono convertiti. Non è il caso di Carlo, ma per molti santi è così. Come non pensare a San Francesco? Nel luogo dove è custodito il corpo di Carlo, egli si spogliò delle sue ricchezze, cominciando una vita nuova. Davvero la misericordia di Dio risplende nella sua vita. Francesco e Carlo insieme, nel santuario della spogliazione, sono un inno alla misericordia”.
Perché la vita del beato Carlo Acutis attira così tanti giovani in tutto il mondo?
“Carlo è uno di loro. Un ragazzo sorridente. Sprizza gioia. Dice che si può o vivere la giovinezza senza paure, anzi che Gesù ci rende e conserva giovani. Si comprende perché i giovani si sentono tanto attratti da lui”.
Carlo sarà il primo santo millennials. Quale messaggio ci trasmette vedere un santo che indossa scarpe da ginnastica, felpa e jeans?
“Dice che Gesù non toglie nulla di ciò che è bello nella vita. Aggiunge bellezza a bellezza. I ragazzi si interrogano: posso diventar santo anch’io? Mi fu chiesto quando parlai di lui, e di Francesco, a un gruppo di giovani in America. Erano totalmente presi. Sentii il bisogno di trasmettere quell’esperienza nel libro ‘Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara di Assisi’. L’ho scritto dopo aver parlato con loro. In qualche modo lo hanno loro insieme con me”.
Il nostro mondo ha bisogno di nuovi santi?
“Certo, e tanti. Non necessariamente santi da altare, canonizzati. Papa Francesco parlava di ‘santi della porta accanto’. Il beato Giuseppe Toniolo, l’unico economista finora dichiarato santo, ebbe a dire: ‘chi in definitiva salverà il mondo non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, ma un santo, anzi una società di santi’”.
Vuole fare una sua conclusione?
“C’è speranza per il mondo. Non possiamo scoraggiarci. Né possiamo arrenderci a un mondo di brutture e di guerre. Gesù ha l’ultima parola”.

