Per un’Europa che guarda al mondo. Il Centro di Documentazione Europea ha ospitato una giornata di lavoro del Gruppo Europa Domani. L’iniziativa si è svolta sotto l’egida delle fondazioni Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman, dell’Istituto Luigi Sturzo, della fondazione Collegio Europeo di Parma e dell’Università Lumsa. Al forum hanno preso parte numerose personalità del mondo politico, economico e della società civile. I lavori sono stati aperti dai saluti istituzionali di Francesco Bonini, rettore dell’Università Lumsa e di Angelino Alfano, presidente della Fondazione De Gasperi. Dopo una introduzione di Vincenzo Scotti, monsignor Vincenzo Paglia, Luigi Paganetto e Sergio Fabbrini, si sono succeduti tre panel di discussione. Al primo, intitolato “Verso un nuovo cristianesimo: appello ai cristiani” è stato moderato dall’arivescovo Paglia, hanno preso parte monsignor Pierangelo Sequeri e il professor Agostino Giovagnoli, storico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Quale Europa?
Nel secondo panel, intitolato “L’Europa e la sfida di un mondo nuovo” (moderato da Luigi Paganetto), si sono confrontati Patrizio Bianchi e Pasquale Lucio Scandizzo. Il terzo panel, intitolato “L’Europa in un mondo che cambia: il nuovo nazionalismo e la prospettiva federale”, è stato moderato da Sergio Fabbrini e vi hanno preso parte Andrea Manzella e Giulio Prosperetti. A seguire una seconda sessione con un dibattito animato dagli interventi di Giuliano Amato, Mario Baldassarri, Leandra D’Antone, Pier-Virgilio Dastoli, Carmen La Sorella, Sergio Lugaresi, Alberto Melloni, Pier Carlo Padoan, Nando Pagnoncelli, Riccardo Sessa. Afferma l’arcivescovo Vincenzo Paglia: “L’Europa (ancor prima della sola Italia) deve tornare ad essere un attore cruciale della politica globale. Guai se crollasse. L’Europa, è il campo nel quale il cristianesimo ha più storia, più esperienza, più invenzione. Questa è una eredità che ci interroga. Non possiamo lasciarla sottoterra senza spenderla per l’oggi. Cattolici e laici, uomini e donne di buona volontà. Dobbiamo impegnarci assieme per una nuova Europa. Oggi è in bilico, guai se crollasse”.

Cristianesimo e Ue
Aggiunge il presule: “È urgente un rinnovamento del cristianesimo europeo e un’alleanza con gli umanesimi laici per liberare l’Europa dall’egocentrismo, mentre la gente si sta abituando alla guerra, le disuguaglianze crescono e le passioni per gli ideali si anestetizzano. La violenza sta avvelenando le relazioni. Sono diventate tristi le passioni, deboli i pensieri, fragili le affezioni. La democrazia è a rischio. L’umanesimo è in pericolo di estinzione, sotto i colpi congiunti degli opposti estremismi del fondamentalismo religioso e del materialismo tecnocratico”. Diceva Konrad Adenauer: “L’unità dell’Europa era un sogno di pochi. È diventata la speranza per molti. Oggi è una necessità per noi tutti”. Una frase che fotografa la progressione della visione europea da un’aspirazione utopica a un’esigenza fondamentale per la sopravvivenza e la prosperità del continente.

Testimonianza
“Non esistono due storie, due città, ma un’unica storia, quella che coinvolge tutti. Il cattolicesimo italiano e quello europeo sono in ritardo. Dobbiamo tornare a sentirci responsabili dell’intera società- sostiene monsignor Paglia-. Ci troviamo nel mezzo di un ‘cambiamento d’epoca’, il cui esito può essere anche la fine del mondo come noi lo conosciamo. E purtroppo c’è poca consapevolezza della gravità del momento. I cattolici sono chiamati a riscoprire la responsabilità che hanno di fronte alla storia del popolo e dei popoli. C’è troppa autoreferenzialità tra noi cattolici. Va suscitato un movimento largo e plurale di riflessioni sul presente e sul futuro del Paese, dell’Europa e del Pianeta”. Inoltre, secondo il presule, “c’è una cultura maggioritaria che porta inesorabilmente singoli e Paesi a concentrarsi sul proprio ‘particulare’”.

59 guerre in corso
Intanto “per la prima volta nella storia l’uomo può distruggere se stesso e il creato. Dal ‘45 con la bomba nucleare, poi con il cambiamento climatico e infine con le tecnologie emergenti e convergenti con cui possiamo manipolare radicalmente l’umano. Basti pensare al dibattito sulla Intelligenza Artificiale”, puntalizza monsignor Vincenzo Paglia. E, sottolinea il presule, “abbiamo 59 guerre aperte, con quelle dell’Ucraina e di Gaza sul cui esito è nebbia fitta, mentre false narrazioni e obblighi mercantili rischiano di soffocare una pace che non solo non potrà essere giusta ma neppure duratura. L’unica cosa che sembra accomunare è l’assenza di una visione che unisca. Prevalgono ovunque gli interessi di parte. E’ caduto il ‘noi’ ed è iniziata la dittatura dell’’io’. Già Karol Wojtyla diceva che soffriamo per la mancanza di visione”. Insegnava Adenauer: “Nell’epoca della fretta, forse dobbiamo reimparare l’antica verità che anche la pazienza ha le sue vittorie. Non appena sei complicato, sei inefficace. Non si dovrebbe mai dire ‘è troppo tardi’. Anche in politica non è mai troppo tardi. È sempre tempo per un nuovo inizio“.

Europa domani
Osserva l’arcivescovo Paglia. “Eppure alla caduta del Muro di Berlino Gorbaciov salutava nell’89 ‘un mondo finalmente unito e universale’. In effetti in due tre anni si fece la pace in Mozambico, furono scritti gli accordi di Oslo, cadde l’apartheid. Ci sembrava di sognare. Passarono tre anni però e iniziò la “guerra balcanica” divenuta “balcanizzazione” del mondo. La globalizzazione solo del mercato ha di fatto creato squilibri crescenti. Un iper-individualismoha infettato il mondo intero come un virus inarrestabile. Non l’abbiamo contrastato e ci ritroviamo adesso con l’indebolimento delle democrazie avanzate e la crescita delle cosiddette ‘democrature’ ‘autocrazie’”. Prosegue il presule: “Individui, gruppi, popoli vivono in una condizione di spaesamento e paura, ripiegati su stessi. Nel ’94 Giorgio Gaber cantava: ‘E pensare che c’era pensiero’. Dov’è il pensiero, oggi? Quale Italia vogliamo, quale Europa immaginiamo, quale assetto internazionale promuoviamo? Non possiamo rassegnarci allo sgretolamento del mondo, serve uno scatto di pensiero. Va recuperato lo spirito del secondo dopoguerra, quando alcuni intellettuali, appartenenti a fedi e culture diverse, traumatizzati dalla Seconda guerra mondiale e dai totalitarismi, si riunirono a Camaldoli e a Ventotene, per immaginare il domani”.

