L’educazione rappresenta uno degli strumenti più potenti per costruire una società giusta, coesa e rispettosa delle regole. Intesa non solo come trasmissione di conoscenze, ma come formazione integrale della persona, essa è alla base della convivenza civile e della promozione della legalità. Educare alla legalità significa formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere il valore delle norme, di rispettare i diritti altrui e di assumersi responsabilità nei confronti della comunità. In questo senso, l’educazione diventa un argine contro la cultura dell’illegalità e dell’indifferenza, soprattutto nei contesti sociali più fragili.
L’esperienza di Catania
A Paternò, in provincia di Catania, con l’intento di promuovere un patto di mutualità educativa che punta a ridurre le condizioni di disagio giovanile e scolastico alla promozione della legalità, grazie all’opera della Caritas diocesana, ha preso avvio il centro educativo intitolato a Giovanni Lizzio, ispettore capo della Squadra mobile della questura di Catania e responsabile della sezione anti-racket, ucciso dalla mafia la sera del 27 luglio 1992. Interris.it, ha intervistato il direttore della Caritas diocesana, don Nuccio Puglisi.

L’intervista
Don Nuccio, come nasce e quali obiettivi ha il centro educativo “Giovanni Lizzio”?
“Nasce come prosecuzione di un’esperienza analoga avviata due anni prima nel quartiere periferico e particolarmente problematico di San Giorgio, a Catania. La Caritas aveva dato vita al centro ‘Rosario Livatino’, che in tre anni ha visto la partecipazione crescente di molti bambini delle scuole elementari, accompagnati e seguiti in un percorso educativo. Forti di quell’esperienza, abbiamo voluto replicare il modello in un altro territorio della nostra Diocesi, precisamente nella parrocchia ‘Cristo Re’ dove svolgo il mio ministero di parroco. Il centro ‘Giovanni Lizzio’ è nato così, inserendosi negli spazi di un oratorio già esistente. Abbiamo scelto di intitolarlo all’ispettore Lizzio, vittima della mafia, per evidenziare fin da subito il forte legame tra l’educazione ai valori della legalità e della giustizia”.
Intitolando il centro all’ispettore Lizzio, unite educazione, legalità e fraternità. Come si traduce tutto questo nella pratica educativa?
“Cerchiamo di far comprendere ai bambini e ai ragazzi che educazione, legalità e fraternità non sono solo espressioni della vita cristiana, ma devono anche essere alla base della vita civica. Seguendo l’esempio di grandi educatori come don Bosco o del movimento scout, vogliamo aiutare i ragazzi a crescere come buoni cristiani e buoni cittadini. Intitolare il centro a un poliziotto caduto per mano della mafia significa anche trasmettere l’idea che, attraverso lo studio e la cultura, si può diventare persone oneste. Ma per rimanere onesti, e non cadere in un sistema corrotto, serve conoscere, saper discernere, imparare a gestire la propria vita adulta attraverso ciò che si è appreso — non solo a livello di istruzione, ma anche nella costruzione delle relazioni. Ecco perché diamo tanta importanza anche alla dimensione affettiva”.
Quali sono i vostri desideri per lo sviluppo del centro educativo? In che modo è possibile sostenervi?
“Il nostro principale auspicio riguarda il numero dei volontari, che speriamo possa crescere. Il centro è attivo cinque giorni a settimana e segue attualmente circa dieci-dodici bambini. Per garantire un accompagnamento personale e di qualità, è fondamentale avere un buon numero di volontari. Più volontari ci sono, maggiore è la possibilità per ogni bambino di instaurare un rapporto educativo diretto. Inoltre, ci auguriamo che tra i volontari ci siano anche adolescenti tra i 16 e i 18 anni: ragazzi che possano dedicare parte del loro tempo a fare del bene e a fare esperienza del valore di questo impegno. Infine, riteniamo essenziale che i volontari abbiano una formazione continua, per svolgere al meglio il loro ruolo educativo”.

