Il limite non è un muro insormontabile, ma una “soglia da abitare”: è questo il cuore pulsante del messaggio contenuto nella recente Lettera di Papa Leone XIV, “La Vita in abbondanza”, dedicata ai valori profondi dello sport. In un mondo spesso diviso, la visione del Pontefice trasforma l’agonismo in un’occasione di incontro, dove l’altro non è mai un avversario da sconfiggere, ma un alleato con cui condividere la bellezza del gesto atletico e la ricerca della pace. Al centro della riflessione, un concetto che ribalta la nostra visione quotidiana: il limite. Per il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, la fatica e l’ostacolo non sono muri insormontabili, ma una “soglia da abitare”, uno spazio dove il sacrificio si trasforma in opportunità e l’avversario diventa il compagno necessario per superare se stessi. Un messaggio che guarda con forza alle nuove generazioni e che troverà il suo momento più alto il prossimo 9 aprile, quando il Santo Padre accoglierà in un’udienza speciale gli atleti olimpici e paralimpici italiani,suggellando quel legame indissolubile tra eccellenza sportiva, solidarietà e cura degli ultimi che la Chiesa intende promuovere come modello per le nuove generazioni.
L’Intervista
Eminenza, nella lettera “La Vita in abbondanza”, Papa Leone XIV descrive lo sport come una risorsa fondamentale per l’uomo moderno. In che modo questa pratica può aiutarci a costruire la pace?
“Lo sport è, prima di tutto, una grande risorsa di umanità. Se guardiamo al compito immenso della pace, l’attività sportiva ci educa ad aprire il cuore. Ci insegna a interpretare chi abbiamo di fronte non come un avversario da abbattere, ma come un alleato. Nel gioco e nella partita si capisce che è soprattutto la bellezza dell’insieme a determinare la vera gioia: è una palestra di vita che ci istruisce profondamente su come stare al mondo”.
Citando San John Henry Newman, lei ha ricordato che ogni generazione ha bisogno che le venga “trasmessa la vita”. Come si declina questo passaggio di testimone nel mondo dello sport, pensando anche ai giovani di oggi?
“È un concetto che nello sport si sperimenta concretamente. Lo sport è tradizione e insegnamento: non a caso, accanto a ogni grande atleta c’è sempre un allenatore. È una figura che non si limita a trasmettere tecniche, ma comunica valori; è chi ci osserva, ci aiuta e ci corregge. Ma soprattutto, l’allenatore trasmette la forza e il coraggio necessari per compiere un miracolo quotidiano: trasformare il limite in una soglia e in un’opportunità. Come diceva l’atleta Francesca Lollobrigida, lo sport ha il potere unico di farci partire tutti insieme, sullo stesso nastro di partenza”
Qual è, dunque, il traguardo principale che la Lettera del Papa vorrebbe far condividere a chiunque riceva questo messaggio?
“Il cuore del messaggio è la comprensione della bellezza dello sport come strumento di pace, inclusione e attenzione verso gli ultimi. Dobbiamo pensare anche alle paralimpiadi e a tutte le forme di sport integrato: lo sport è una bellezza condivisa. Mi ha toccato molto una frase di Francesca Lollobrigida quando, parlando dell’aiuto offerto a chi è all’inizio del percorso, ha detto che quel gesto “le ha riempito un sorriso”. Ecco, io credo che questa sia la vera, grande cultura dello sport”.

