Un appello a ritrovare la via del dialogo, a partire dal disarmo del linguaggio quotidiano. Al termine dei recenti lavori dell’Assemblea Generale della CEI, il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, offre una lettura sociopolitica e spirituale delle turbolenze che stanno attraversando il Paese e lo scacchiere internazionale.
Il disarmo parte da se stessi
Il punto di partenza della riflessione del Presidente dei vescovi italiani è la necessità urgente di una “scelta della pace”, un percorso che per Zuppi non può limitarsi alle diplomazie, ma deve interpellare la coscienza dei singoli. “Anzitutto c’è il problema di disarmare se stessi”, spiega il Cardinale. “Questa prima parte non è secondaria: soltanto chi è veramente disarmato può disarmare gli altri. In caso contrario, si ricade inevitabilmente nella logica del confronto e del riarmo”. Richiamando il magistero di Papa Leone XIV, il card. Zuppi stigmatizza l’aggressività verbale e la strisciante tentazione di “distruggere l’avversario” che inquinano il dibattito pubblico. Un atteggiamento che, secondo il Presidente della CEI, rappresenta una pericolosa scorciatoia: “La polarizzazione fa credere che le difficoltà si risolvano alzando i toni, anziché cercando di capire la complessità e trovare soluzioni reali”.
Le istituzioni e la tutela della persona
Di fronte alle recenti immagini di violenza che hanno scosso l’opinione pubblica, il Cardinale non nasconde un sentimento di “profondo dispiacere”, allargando lo sguardo sia alle vittime sia agli stessi aggressori: “Chi esercita la violenza tradisce se stesso. Le istituzioni hanno il dovere di garantire sempre i cittadini; devono essere le prime, con assoluta chiarezza, a tutelare i diritti della persona”. Il pensiero corre inevitabilmente a figure profetiche della Chiesa italiana, come don Tonino Bello, che durante il conflitto nell’ex Jugoslavia sfidò le armi con le marce pacifiche. Un paragone che serve a Zuppi per misurare il surriscaldamento del clima attuale. Sebbene nemmeno don Tonino trovasse “tappeti rossi ad attenderlo”, oggi si assiste a un salto di qualità nel conflitto sociale. “Oggi, forse, i toni generali sono aumentati”, osserva Zuppi. “La logica della forza riduce le difese, ovvero la protezione e tutti quegli strumenti che la comunità nazionale si era data da ottant’anni a questa parte, precisamente per evitare il sopravvento dei più forti e sostituire la violenza con il diritto”. Per arginare questa deriva, secondo il porporato, l’unica via d’uscita è ritrovare la capacità di “vivere insieme: non senza gli altri, e nemmeno contro gli altri, ma insieme”.
La fotografia di un’Italia solitaria
Accanto ai temi geopolitici, lo sguardo dei vescovi si posa sulle fragilità strutturali della società italiana, segnata da un individualismo esasperato e da una solitudine che i numeri fotografano impietosamente. “I dati ci dicono che nel Centro-Nord un nucleo familiare su tre è ormai composto da una sola persona; i riferimenti e i legami con la comunità sono diventati molto tenui”. Un deserto relazionale che tuttavia, nella visione teologica del Presidente della CEI, nasconde un’inedita e potente domanda spirituale. Zuppi ricorda che “se c’è una desertificazione spirituale, significa che c’è ancora più sete”. La risposta della Chiesa a questo isolamento di massa non può essere autoreferenziale, ma deve tradursi in una presenza concreta sul territorio, capace di valorizzare anche la corresponsabilità dei laici. “Oggi lo capiamo mettendoci in ascolto, camminando insieme alle persone, intercettando questa loro richiesta, questa ricerca di senso, di futuro e di comunità. Il nostro compito – conclude il Cardinale – è dare una risposta attraverso ciò che siamo: una risposta che è sempre e soltanto il Signore Gesù”.

