Card. Tolentino: “La correzione fraterna è un atto d’amore”

Partendo dal suo nuovo libro il cardinale José Tolentino Mendonça propone una pedagogia dell'umano fondata sull'empatia e sulla vicinanza alle nuove generazioni, superando la rigidità della società digitale

A sinistra il cardinal Tolentino. Foto Francesco Vitale. A destra la copertina del suo nuovo libro. Foto per gentile concessione

Nel tempo delle “correzioni automatiche” e della rigidità digitale, il cardinale José Tolentino Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, lancia un forte appello a riscoprire la pedagogia dell’umano attraverso il suo nuovo libro Correzione fraterna. L’Amore non desiste” (edizioni Paoline). A Interris.it, l’autore propone una riflessione profonda sul valore evangelico del correggere con amore, mostrando come la vulnerabilità e la fragilità non siano colpe da censurare, ma un patrimonio da custodire. Attraverso una prosa lucida e poetica, il porporato spiega che la correzione fraterna è un percorso paziente di ascolto e riconciliazione che si realizza solo quando la preoccupazione per la persona supera quella per l’errore commesso: “Il peccato non esaurisce ciò che l’uomo è“, evidenzia il cardinale, sottolineando che ogni individuo custodisce una dignità che precede qualsiasi caduta. Il testo si configura come un invito a reimparare l’empatia e la tenerezza, indicando il perdono non come l’atto finale di un percorso, ma come la prima, indispensabile parola per costruire una comunità autenticamente umana.

L’intervista

Eminenza, partiamo dall’attualità del suo libro. A chi si rivolge oggi questo testo e quanto è necessario riscoprire la correzione fraterna?

“Si rivolge a tutti, senza distinzioni, perché ognuno di noi sperimenta quotidianamente il bisogno di ‘correggere’ la vita. Mi piace pensare a questa parola nel suo senso più profondo: correggere significa reggerla insieme. Noi siamo, in fin dei conti, opera gli uni degli altri. È vero che nasciamo umani, ma diventiamo e restiamo umani solo attraverso le relazioni. In questo senso, la correzione fraterna non è un rimprovero, ma un’esperienza profonda di amore e di speranza che ci aiuta a far maturare la nostra stessa umanità. Proprio ora che, anche grazie all’enciclica Magnifica humanitas dedicata all’umanità, sentiamo la necessità di riscoprire la centralità della persona, diventa fondamentale rimettere al centro l’educazione delle nostre coscienze”.

Viviamo in un’epoca che viaggia a velocità altissima. Quanto è importante, in questo contesto frenetico, essere educati alla correzione?

“È importantissimo, direi vitale. Oggi viviamo immersi in un tempo iper-accelerato che sembra non tollerare lo spazio per l’errore, per l’imperfezione o per la vulnerabilità. È la logica delle macchine: i computer non perdonano, non sanno cosa sia il perdono, e applicano solo correzioni automatiche. La correzione fraterna, invece, è radicalmente diversa. Ci insegna che la nostra fragilità è un patrimonio, che la nostra vulnerabilità può diventare una risorsa e che è possibile, nonostante i nostri limiti, continuare a camminare insieme”.

Un’ultima riflessione sui giovani: spesso vengono descritti come poco inclini all’ascolto, ma sono anche i primi a cercare risposte concrete. In che modo la correzione fraterna può aiutarli a diventare gli uomini e le donne di domani?

“La correzione fraterna ci ricorda che esiste una vera e propria pedagogia dell’umano, all’interno della quale il perdono non arriva alla fine, dopo l’errore: il perdono viene prima. È la prima parola in assoluto. Chi è capace di correzione fraterna, infatti, è colui che offre immediatamente fiducia, compassione, empatia e misericordia. I giovani oggi hanno un immenso bisogno di queste parole e, soprattutto, hanno bisogno della certezza fondamentale di essere guardati con amore”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: