Emergenza Mozambico: il calvario della popolazione civile tra terrorismo e catastrofi naturali. L’insurrezione islamista in Mozambico è iniziata nel 2017 mantenendo una situazione estremamente tesa, che ha registrato oltre 6.000 morti e più di 1,3 milioni di sfollati. Altrettanto grave il contesto politico, sociale ed economico anche da quando Daniel Chapo, segretario generale del partito al governo Frelimo, è stato eletto presidente.Un’iniziativa solidale “made in Italy“. Cicloni, inondazioni, siccità, mezzi di sussistenza andati distrutti, i prezzi dei prodotti alimentari in costante aumento e servizi di base che scarseggiano. Questo è il drammatico scenario del nord del Mozambico, ma anche in tutto il resto del Paese. Al quale si aggiungono notizie di uccisioni, rapimenti e violenze sessuali. I bambini sono i più colpiti, oggetto di reclutamento forzato. Le donne sono particolarmente vittime di violenze domestiche e sessuali. Le persone con disabilità e gli anziani hanno faticato a fuggire durante gli attacchi e alcuni sono stati abbandonati. Molti degli sfollati soffrono di un profondo disagio psicologico. E hanno urgentemente bisogno di sostegno psicosociale. “La situazione a Cabo Delgado è fuori controllo da otto anni oramai”, racconta all’agenzia missionaria vaticana Fides una fonte che ha richiesto l’anonimato per motivi di sicurezza. E conferma violenze inaudite e un contesto di reale emergenza umanitaria.

Emergenza Mozambico
Intanto è stato inaugurato in Mozambico il nuovo Centro di innovazione, divulgazione e formazione permanente in sistemi agroforestali. Il Cisaf è stato realizzato nell’ambito del progetto Ethaka, finanziato dal governo italiano attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). A implementarlo è stato l’Icei-Istituto cooperazione economica internazionale. Il valore complessivo è di circa 4 milioni di euro. Il Cisaf, che ne rappresenta il cuore, è uno spazio dedicato alla formazione, alla ricerca e alla diffusione di pratiche agroforestali rigenerative nel Paese. Il centro è stato ideato e realizzato da Icei con il finanziamento della Cooperazione italiana e in partenariato con l’Università Licungo di Quelimane. L’iniziativa solidale nasce con l’obiettivo di accelerare e ampliare la diffusione dei Sistemi agroforestali successionali (Safs) come strumento di trasformazione rurale e sociale. Il Cisaf rappresenta un punto di riferimento nazionale e internazionale per la formazione di tecnici, ricercatori, imprese e funzionari pubblici. Per la ricerca applicata, l’estensione rurale, l’assistenza tecnica e l’advocacy in materia di politiche agroforestali. Le principali attività del centro includono formazione continua e sperimentazione sul campo. E cioè corsi pratici, campi dimostrativi e supporto diretto ai contadini per diffondere tecniche integrate con apicoltura, acquacoltura e foraggiocoltura.

Filiere
In programma banche di semi e vivaio provinciale: conservazione di specie autoctone, produzione di piantine per estensioni agricole e vendita. Ricerca applicata e scambi di conoscenze: borse di studio per tesi universitarie, visite di studio, workshop e fiere di scambio semi. Sviluppo di filiere rurali: supporto alla creazione di micro e piccole imprese di prodotti agroforestali, miglioramento dell’accesso ai mercati e generazione di reddito, con forte focus su donne e giovani. “Il Cisaf rappresenta una conquista collettiva, frutto di un percorso avviato da diversi anni dalla Cooperazione italiana e dall’Aics in Mozambico. sostenere l’agricoltura familiare, rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale e promuovere modelli produttivi sostenibili”, spiega Paolo Enrico Sertoli. Aggiunge il direttore della sede Aics di Maputo: “L’agricoltura è uno dei settori chiave della cooperazione tra Mozambico e Italia, come previsto dal Piano indicativo pluriennale 2022-2026, con un budget di circa 100 milioni di euro. Focalizzato sulla provincia di Manica e sul corridoio della Beira”.

Escalation di violenze
Nel 2025, riferisce Fides, la violenza ha subito una rapida escalation. Alla fine di agosto, sono stati registrati oltre 500 incidenti che hanno colpito i civili, tra cui incursioni nei villaggi, rapimenti, uccisioni, saccheggi e distruzione di case e infrastrutture.
“Tutto quello che è emerso dalla stampa locale fino ad oggi è realtà pura. Le cose da dire sarebbero tante ma qui quando si parla o si dice la verità, se non arriva un tiro ti fanno morire col veleno o con altri mezzi” rimarca la fonte all’agenzia missionaria vaticana. “Tra le vittime dichiarate di questi ultimi mesi anche il nipote del primo presidente del Mozambico indipendente Machel Samora, perché era uno che voleva entrare in politica con le mani pulite. E’ stato trovato morto in una zona abbandonata di Maputo”. Dunque “la situazione non è per niente bella” insiste la fonte che conclude confermando una realtà di enorme sofferenza. “Stiamo soffrendo un po’ tutti a causa di una economia sempre più precaria, corruzione, la siccità, i mezzi sono quelli che sono. Anche andare all’ospedale vuol dire a volte andare a morire. Qui c’è il gas, ci sono rubini, i diamanti, in qualche parte c’è oro, ci sono le sabbie pesanti, tutto quello che si vuole, però non si considerano le ripercussioni che tutto questo porta all’interno di questi Paesi ancora non ben sviluppati.”

