Bordignon: “Figli, non un costo individuale ma un investimento del Paese

Nella manovra è previsto un pacchetto di misure in materie di famiglia e pari opportunità. Interris.it ha sentito il parere del presidente del Forum famiglie Adriano Bordignon

Nell'immagine Foto di Pexels da Pixabay, nel riquadro il presidente del Forum delle associazioni famigliari Adriano Bordignon (per gentile concessione)

Una legge di bilancio seria ed equilibrata che si concentra sulle grandi priorità del paese, tra cui natalità e famiglie. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato, dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri, il testo che dispone l’allocazione delle risorse pubbliche e il finanziamento delle spese dello Stato per l’anno seguente. Nella manovra è previsto un pacchetto di interventi in materia di famiglie e pari opportunità da 1,6 miliardi. Comprende, tra le varie cose, una modifica dell’Isee, l’ampliamento dei congedi, parentali e per malattia dei figli, integrazioni al reddito delle madri lavoratrici con due o più figli, un fondo per i centri estivi. Quanto la manovra sia “a misura” di famiglia, Interris.it lo ha chiesto al presidente del Forum delle associazioni famigliari Adriano Bordignon.

L’intervista

Presidente, come valuta la legge di bilancio?

“Nella parte che riguarda le famiglie si trovano spunti interessanti, sono state anche accolte delle proposte del Forum. Va inquadrata in un contesto dove il crollo demografico non si ferma, il calo delle nascite è stato certificato per il 2024 e per i primi mesi del 2025, con il tasso di fecondità a 1,18 figli per donna”.

Tra le misure in manovra ci sono l’aumento del fondo della carta “Dedicata a te” per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità e la somma di 60 euro al mese per madri lavoratrici con due o più figli. Aiuti sufficienti per le famiglie?

“Alcuni passaggi della legge di bilancio sono interessanti, seppur non risolutivi. Penso alla possibilità per le aziende di assumere più a lungo persone con contratto a tempo determinato per sostituzione di maternità, così come l’ampliamento dei congedi, parentale e per malattia dei figli, portati fino ai 14 anni – così ci avviciniamo ai parametri europei. La carta (“Dedicata a te”, ndr) riguarda solo una piccola parte della popolazione, quando dovremmo considerarla tutta dato che si riduce il potere d’acquisto anche della classe media”.

C’è anche la modifica dell’Isee, che il Forum ha sempre proposto di rivedere. Cosa ne pensa di questo intervento?

“Finalmente è stato preso in mano uno strumento che la nostra associazione critica in modo determinato, perché più che le politiche famigliari riguarda la lotta alla povertà. Aver portato la soglia di neutralità della prima casa da 52mila a 91.500 euro e la modifica di uno dei parametri ci avvicinano al giusto coefficiente di calcolo del peso economico dei figli. L’adeguamento non ne risolve tutti i problemi, ma è stato aperto un cantiere e potrebbero esserci riverberi positivi in termini di assegno unico universale”.

Nel testo si prevede anche di sostenere e potenziare le attività socioeducative per i minori, come i centri estivi, con un fondo da 60 milioni annui. Un passo avanti nella conciliazione vita-lavoro?

“Sono fondamentali perché in Italia c’è un problema di organizzazione stagionale, con la scuola che chiude i battenti per tre mesi. Auspichiamo l’aumento dell’occupazione femminile ma spesso le donne devono scegliere tra il lavoro, e spendere magari cifre rilevanti per qualcuno che stia con i figli, e la loro assistenza. Questo fondo ci dà sicurezza e speriamo venga potenziato, a 65 e a 70 milioni, come da nostra proposta”.

Guardando alle politiche famigliari già in essere, come sta andando l’assegno unico universale?

“Per via della procedura d’inflazione europea è fermo da un po’, con il crollo delle nascite la disponibilità dovrebbe essere crescente e non pareggiata dall’aumento del costo della vita. In ogni caso, pensiamo che la misura vada erogata interamente fino ai 24 anni del figlio, mentre ora se ne beneficia in modo parziale dai 18 ai 21 anni e poi più niente fino ai 24”.

Poco fa accennava al calo demografico. Come mitigare l’“inverno” in cui siamo dentro?

“Si deve spostare la dinamica, il figlio non è un costo individuale delle famiglie ma un investimento del Paese. Ci vogliono una politica strategica e misure strutturali universali generose per le famiglie. Proponiamo che a livello europeo gli Stati membri riclassifichino le politiche demografiche non come spesa ordinaria ma come spesa in investimento”.

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