La Blue Economy è un modello di sviluppo economico che punta a valorizzare in modo sostenibile le risorse marine e costiere, nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute umana. Si tratta di un approccio innovativo e integrato, che riconosce nel mare non solo una fonte di materie prime, energia, cibo e opportunità turistiche, ma anche un elemento essenziale per il clima, la biodiversità, la prevenzione dei rischi naturali e la coesione sociale. L’obiettivo è generare valore, occupazione e benessere, minimizzando gli impatti sull’ecosistema marino e promuovendone la resilienza e la capacità di rigenerarsi.
L’importanza della formazione
In riguardo a questi temi, la formazione, riveste un’importanza fondamentale e, su questo versante, il Master in Management Aree e Risorse Acquatiche Costiere (MARAC) dell’Università di Camerino, giunto alla sua ventesima edizione, che è stato inserito nel ristretto elenco europeo delle “buone pratiche” nel settore della Blue Economy. Interris.it, in merito a questo tema, ha intervistato il professor Alberto Felici, direttore del Master.
L’intervista
Professor Felici, il Master “MARAC” è stato inserito in un ristretto elenco europeo di “good practices” nel settore della blue economy. Quali sono le sue peculiarità?
“Gli aspetti più qualificanti e peculiari del Master MARAC, che ne hanno determinato l’inserimento tra le buone pratiche europee, riguardano in primo luogo l’impegno concreto per la parità di genere nella blue economy. Negli ultimi dieci anni, infatti, abbiamo registrato una presenza femminile predominante, pari al 70-80% degli iscritti. Un altro elemento distintivo è l’elevato tasso di occupazione post-master, che oscilla tra il 60% e l’80%, spesso con ruoli di responsabilità e contratti stabili. Molte delle nostre ex allieve hanno acquisito competenze così elevate da diventare a loro volta docenti del master. Inoltre, lavoriamo a stretto contatto con i pescatori, anche in attività di comunicazione legate alla promozione della parità di genere. Poniamo molta attenzione al divario di genere anche sotto il profilo economico e finanziario, tematiche ancora troppo spesso trascurate nel mondo del lavoro”.
Questo ulteriore riconoscimento è arrivato all’interno del progetto WINBLUE. Di cosa si tratta?
“Lo scorso anno, nell’ambito del master, abbiamo organizzato, su incarico delle Nazioni Unite, le celebrazioni per la Giornata mondiale della donna marittima. È stato un lavoro importante, che ci ha dato grande visibilità. In seguito, siamo stati contattati per partecipare a WINBLUE, un progetto europeo che mira a rafforzare il ruolo delle donne all’interno delle filiere ittiche. Il progetto coinvolge soggetti pubblici e privati di diversi Paesi dell’UE, con l’obiettivo di riconoscere e strutturare il contributo femminile in questo settore. Diverse iniziative nazionali sono state selezionate e sottoposte ad audit specifici. Il nostro lavoro è stato valutato positivamente, ottenendo un ottimo riscontro. Questo riconoscimento è motivo di orgoglio e conferma l’importanza di continuare a lavorare su questi temi”.

Il Master MARAC è giunto alla sua ventesima edizione. Quali sono i suoi auspici per lo sviluppo del master e della blue economy?
“Stiamo già raccogliendo le iscrizioni per la ventunesima edizione del Master MARAC. Il nostro obiettivo è continuare a integrare le tematiche legate alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione del ruolo femminile e allo sviluppo della blue economy. Guardando avanti, è fondamentale concentrarsi sulla gestione degli spazi marittimi: per questo stiamo formando figure professionali sempre più specializzate, aprendo il master anche ad architetti e urbanisti coinvolti nella pianificazione marittima, con un’attenzione crescente all’integrazione tra costa e entroterra. Un altro punto chiave è la valorizzazione delle cosiddette ‘filiere rosa’: è essenziale riconoscere e rafforzare il contributo delle donne, sia nelle attività marittime che in quelle legate ai territori interni”.

